Andrea Cassarà: Politica ipocrita e lontana dagli sport e l’errore di Valentina Vezzali

Tornato dall’imprevista spedizione cinese abbiamo rintracciato il giovane fiorettista bresciano: lasciandosi alle spalle veleni che lo hanno toccato nelle ultime settimane, lo troviamo rilassato (anche troppo, dato che ha mancato l’appuntamento di un’oretta e mezza, forse per colpa della sveglia che non suona spesso in questi giorni di vacanza). Ci ha parlato dei suoi progetti presenti e futuri, senza rinunciare a qualche… stoccata.
Su BLOGmag.it pubblichiamo, con molte parti inedite, l’intervista esclusiva pubblicata sul numero 20.

Stavi con un piede sull’aereo per un viaggio into the wild nelle foreste canadesi e hai dovuto virare per Pechino. Dacci il tuo bilancio di questa olimpiade inaspettata.
Personalmente è stata una grandissima esperienza. Purtroppo per vari motivi non sono riuscito a salire sul podio, ma pur non essendo rientrato con un’altra medaglia al collo il bilancio è più che positivo. Scendere in pedana contro gli altri grandi del fioretto è sempre un’occasione per crescere, professionalmente e psicologicamente. In tutti i casi è stato un anno ricco di eventi importanti dove io ed i miei compagni abbiamo potuto dimostrare il valore della scherma azzurra, dalla coppa del mondo ai campionati europei.
A proposito, Simoncelli (un altro che tira scherma, ndr) c’è rimasto male che è dovuto partire solo?
(ride) Un po’ forse sì, avevamo praticamente le valigie pronte quando mi hanno chiamato. E’ stata una sorpresa per tutti, ma ovviamente Luca ha capito che i Giochi Olimpici valevano di più di un viaggio organizzato in ritiro che si può sempre recuperare.
Essendo stata questa la tua seconda olimpiade, non avevi più l’emozione del debutto. Dicci, com’è stato tornare in pedana a gareggiare in questo scenario? Che aria si respirava tra gli atleti?
Partecipare ai Giochi a rappresentare il nostro paese è sempre un onore, molto più che nelle altre competizioni internazionali seppur prestigiose. E’ vero che l’aria che si respira è profondamente diversa: il rapporto con i colleghi e gli avversari è normalmente caratterizzato da uno spirito di fratellanza e non dalla semplice competitività che si percepisce nelle altre occasioni agonistiche. Nel villaggio olimpico incontri atleti provenienti da ogni angolo del mondo, e ti puoi trovare a chiacchierare con ragazzi e ragazze straordinari che non potresti mai incontrare altrove. Come ho detto, un peccato non aver conquistato medaglie sul campo, anche se i miei compagni hanno saputo portare in alto il tricolore. Avendo saputo all’ultimo di partire non ero nelle condizioni fisiche e psicologiche per dare il meglio. Non mi ero allenato a sufficienza e non avevo nemmeno la testa per affrontare la pressione di una tale competizione: nel 2004, quando ho conquistato l’oro del fioretto a squadre ad Atene, sapevo di essere qualificato da più di un anno ed ero nell’ordine d’idee di conquistare la medaglia con i denti.
Secondo te, la medaglia azzurra più bella e sofferta (scherma a parte)?
Difficile sceglierne una, le medaglie sono sempre una grande emozione per chi le conquista (ne so qualcosa) e per chi sta a tifare col cuore. Se proprio dovessi sceglierne una, il successo che mi ha colpito di più è stato quello di Alex Schwazer, oro nella marcia 50 km. Un ragazzo umile, estremamente concentrato e motivato che ha trionfato in una disciplina difficile e faticosissima. Mi ha proprio emozionato il suo pianto liberatorio.
I colleghi che praticano altre discipline con cui hai legato di più e ti sono sembrati più simpatici?
Fra gli altri, un ragazzo con cui ho fatto amicizia è stato il judoka napoletano Pino Maddaloni, veramente molto simpatico. E poi naturalmente Paolo Bossini (ranista, ndr) che conoscevo già in quanto bresciano come me. Come ti ho detto in generale c’era una gran bella atmosfera, sono riuscito a parlare e scherzare con tanta di quella gente che quasi non ricordo… un giorno ti siedi a mensa con uno, un altro passeggi per il villaggio con qualcun altro. Impagabile.
Un tema su cui si è a lungo dibattuto prima e durante i Giochi è stato la questione tibetana e il rispetto dei diritti umani in Cina. Come hai valutato le richieste del mondo politico a voi atleti di boicottare la cerimonia d’apertura e manifestare apertamente il dissenso?
Chiusi nel villaggio olimpico si riusciva a restare al di fuori delle polemiche, anche se qualcosa si sentiva nell’aria. La realtà è che il nostro è stato l’unico Paese in cui si è chiesto agli atleti di fare un tale gesto, non mi sembra che altrove si siano sbilanciati in tal senso. Noi, come atleti, dobbiamo semplicemente pensare a fare il nostro dovere dovunque siamo. La comunità internazionale avrebbe dovuto valutare attentamente se la Cina fosse stata nelle condizioni di ospitare un tale evento; inoltre le nazioni hanno strumenti ben più significativi per dare un segnale forte sul piano politico ed economico. Mi pare assurdo che gli atleti, forse gli ultimi in grado di incidere sulle decisioni, debbano essere gravati di una tale responsabilità: dobbiamo pensare a concentrarci per vincere e fare felice il nostro paese. Non era la sede opportuna per promuovere boicottaggi, il mondo politico si è dimostrato ancora una volta estremamente ipocrita a scaricare su di noi certe responsabilità.
Appunto, parliamo di politica. Cosa ne pensi della politica italiana in materia di sport? Viene forse investito troppo poco e profuso un impegno troppo scarso per diffondere una vera cultura sportiva?
In effetti si potrebbe fare molto di più in materia di sport, considerando quanto ci puntano le altre nazioni. Però non sono pessimista: nonostante tutto lo sport è il fiore all’occhiello del nostro paese. I successi sono tanti e il Coni mi pare faccia un ottimo lavoro: considerando la condizione generale dell’Italia, tutto ciò assume un valore maggiore. Il nostro è un paese storicamente difficile: guardandomi attorni penso ci siano problemi concreti più importanti ed urgenti da risolvere nell’interesse degli italiani.
In Italia più che altrove le più grandi soddisfazioni continuano ad arrivare dagli sport meno noti, quelli praticati nelle palestre della provincia, lontano dai riflettori e dai milioni. Cosa credi si debba fare per valorizzare le discipline meno diffuse?
E’ vero, tante medaglie e ottime performance sono arrivate da sport normalmente meno considerati dai media, di cui ci si ricorda solo in occasione delle Olimpiadi. In ogni caso, ognuno fa il proprio dovere con determinazione e buona volontà. Se volessimo “monetizzare” la questione, apparirebbe evidente lo scarto tra i nostri stipendi e quelli dei calciatori, ma a dir il vero spesso ci si piange un po’ addosso. Io non mi lamento, mi sento comunque un privilegiato che viene pagato per fare quello che gli piace e ha l’occasione di girare il mondo e frequentare un ambiente piacevole. Se penso a cosa sono costretti i giovani d’oggi per trovare un lavoro che rispecchi le loro ambizioni mi sento ancor più fortunato. Qualche modo per avvicinare più gente alla scherma? Provare a prestare più attenzione agli eventi intermedi che riguardano le nostre discipline, come gli Europei o la Coppa del Mondo, senza parlare di noi solo in occasione dei Giochi Olimpici; anche la tv di Stato dovrebbe offrire un servizio migliore. Possibile che per vedere un po’ di scherma in differita ci si debba sintonizzare sul satellite in piena notte? Basterebbe levare un po’ di spazzatura, che abbonda sugli schermi, per passare qualche ora di buon sport. Naturalmente sarebbe anche utile fare entrare certi sport nelle scuole, avvicinare i piccoli da bambini: sarebbe più facile ottenere una generazione di nuovi atleti.
Immancabilmente, sconfiniamo nello spettacolo: cosa ne pensi dello scambio di battute tra la collega Valentina Vezzali e il Presidente del Consiglio Berlusconi?
Quando Porta a Porta è andato in onda mi trovavo all’estero, ho letto i resoconti sui giornali e ho visto il video su internet. Anche se si trattava di una battuta, l’ho trovato un gesto di pessimo gusto. Valentina è una grandissima atleta che rischia di pregiudicarsi la sua sfera privata in questa maniera. Forse non era altro che una parentesi ironica, ma di certo non ha fatto una gran figura: non so come possano vederla gli italiani come portabandiera a Londra 2012, dato che sembra essere un suo desiderio. Potrebbe essersi giocata un’opportunità.
Come atleta olimpico e uomo delle forze dell’ordine, non credi sia meglio mantenere una certa distanza con il mondo della politica?
Sì, sono assolutamente d’accordo. Io sono un atleta e parlo del mio lavoro, di sport. Ho un pensiero politico naturalmente, ma mi tengo fuori da polemiche e preferisco che resti un fatto privato e personale. Fra l’altro come appartenenti ai corpi militari noi atleti ci impegniamo a non divulgare pubblicamente le nostre posizioni politiche.
Torniamo un attimo alla scherma: il momento più bello della tua carriera.
Sono sicuramente tantissimi: oltre al risultato in sé c’è sempre un carico emotivo quando si vince. Ogni volta che si scende in pedana si pensa a far bene come se fosse l’occasione più importante della propria vita. Probabilmente mi resterà per sempre impresso quando sono salito sul podio ad Atene per i Giochi Olimpici del 2004, ma anche la vittoria nel test dell’Europeo del Luglio scorso.
A proposito, pratichi o hai praticato altri sport?
Sino ad ora mi sono sempre concentrato sulla Scherma. Mi piacerebbe imparare un po’ il tennis, prendere qualche lezione giusto per giocare con gli amici.
Cosa ami fare nel tempo libero?
Sono un grande amante del cinema, ci vado spesso ed è un passatempo che mi rilassa. Seguo anche alcuni telefilm, sebbene guardi pochissimo la tv. Appena ho un po’ di tempo libero dalle gare (cioè quasi mai) adoro viaggiare per il mondo, immergermi negli usi e costumi di un posto e di un popolo, vivere veramente una città come abitante più che come turista.
L’ultimo film visto e l’ultimo libro letto.
Sto leggendo Gomorra di Roberto Saviano. Lo so, meglio tardi che mai: è un testo agghiacciante che tutti dovrebbero leggere. L’ultima volta che sono stato al cinema ero a Londra e ho visto Tropic Thunder. Abbastanza demenziale rispetto ai film che di solito mi piace vedere, ma sono un appassionato di Ben Stiller.
Progetti per l’immediato futuro: ti senti un po’ stufo e vuoi prenderti una pausa dalla scherma? Stai pensando a prenderti un anno sabbatico?
Penso di avere ancora tanto da dare alla scherma, anche se ho seriamente bisogno di una pausa. Effettivamente avevo in testa di prendermi un anno sabbatico, idea prontamente stroncata dal mio allenatore che presto mi farà riprendere gli allenamenti e non vuole sentire ragioni. Avrò solo qualche mese a disposizione che spenderò sicuramente all’estero: trascorrerò un po’ di tempo a Londra, metropoli che adoro, per studiare l’Inglese che voglio assolutamente imparare. Un po’ di relax e lezioni con un’insegnante madrelingua: è già abbastanza. Per il resto, mi sono iscritto proprio ieri alla facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Urbino: non me la cavo male con lo studio, ho un diploma di maturità scientifica. Non so se possa servirmi in un futuro vicino o lontano, ma mi piace l’idea di arricchire le mie conoscenze e tenermi aperto delle strade.
Cosa ne pensi della scelta di alcuni tuoi colleghi di approdare al mondo della tv e dello spettacolo?
Anche se si tratta di un’opportunità che al momento non mi interessa, non me la sento di criticare duramente chi ha deciso di tentare la fortuna in quel mondo. Considerando che molti di noi non hanno grandi introiti, può avere senso come mezzo per realizzare altri progetti che si hanno in mente. In tal caso si può valutare un’esperienza del genere, ma dipende da tante cose: propensione personale, a quale punto della carriera sei.
Tiri scherma da quando avevi 5 anni, eri il più giovane membro della spedizione olimpica di scherma azzurra. Ti auguriamo ancora una lunga carriera, ma ti chiediamo: come si vede Andrea Cassarà quando appenderà il fioretto al chiodo?
Spero che quel momento sia ancora lontano, comunque vorrei sentirmi felice e appagato della mia carriera, soddisfatto di aver dato tutto quel che potevo dare. Accadrà quando avrò un altro progetto serio per proseguire la mia vita. Ci sono atleti eterni che tirano a lungo, ma bisogna farcela non solo a livello fisico quanto mentale: avere una famiglia, viaggiare spesso e allenarsi duramente non è facile. Potrei restare nel mondo della Scherma o cambiare completamente mestiere: non dovrà essere una scelta forzata, se starò stufo di stare in questo ambiente mi presenterò al mondo con le competenze per fare altro. Magari ci risentiamo tra una decina d’anni per un’altra intervista, che ne dite?
Sicuro, ce lo segniamo sull’agenda. Prima di salutarci, un invito ai nostri lettori: dicci una buona ragione per darsi alla scherma.
E’ uno sport nobile e di precisione, dove conta tanto l’intelligenza e l’equilibrio mentale e non solo la preparazione atletica. Lo consiglio a tutti, anche ai meno giovani, che vogliano affacciarsi ad un mondo fatto di persone in gamba che frequentano palestre in cui si possano scambiare anche due chiacchiere intelligenti oltre che allenarsi. E’ un modo di spezzare la routine con una disciplina meno ‘egoista’ di tante altre, dove serve un approccio mentale particolare per vincere. E’ uno sport che fa pensare, oltre che divertire.

Roberto Pisano

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