Bolo by night

 

Se i vostri pomeriggi sono vuoti, le vostre cene insipide e le vostre serate non hanno un minimo di pepe… ecco a voi alcuni consigli su come NON gettare al vento il vostro tempo ma soprattutto le vostre laute paghette. Pronti? Via!

Terzi

È pomeriggio. Camminate per il centro annoiati e senza senso come nani da giardino in una vasca da bagno quand’ecco che giunge sino alle vostre vispe narici un odorino invitante. Come segugi lo seguite, ritrovandovi in via Oberdan n° 10; entrate dalla porticina che avete davanti al naso e date un occhiata in giro. Siete da Terzi, un locale piccino e molto curato. L’arredamento è quello di una casa per le bambole: poltroncine rivestite di stoffa rossa, ovviamente in tinta con le bande verticali delle pareti, tavolinetti preziosi e un bancone classico, di quelli che si vedono solo nei film di Doris Day.

Avvolti da quell’atmosfera invitante agguantate un menù e rapidamente lo passate al setaccio.

I prezzi non sono proprio simpatici ma ormai avete le papille gustative che danno i numeri così ordinate e aspettate accucciati come gatti su una di quelle comode poltrone. Quando il cortese cameriere vi porta l’ordinazione vi avventate sulla preda. Bevete e terminata l’operazione pagate con gli occhi a cuoricino ed uscite tranquilli e sereni. Consigliato: il classico e goloso Marocchino!

 

Moghul

Ormai si è fatta sera e voi siete ancora lì in centro a perdere tempo, ora contando i mattoni delle case ora tirando centesimini addosso ai piccioni. Improvvisamente (e inspiegabilmente), l’Obelix che è in voi prende il sopravvento. Correte per la strada in cerca di cibo, con sguardo assassino vi avvicinate a via dell’Inferno. Imboccate quella stretta viuzza e vi catapultate in cerca di cinghiali arrosto dentro ad un piccolo ristorantino, Moghul. Ma scoprite che purtroppo non cucinano cinghiali. E neppure ve li possono vendere vivi. Quindi vi rassegnate e ordinate qualcosa dal nome impronunciabile dal menù. Mentre aspettate vi guardate attorno. Sedie orientaleggianti con tavoli annessi, quadri e arazzi ricamati con elefanti alle pareti. Qualche elefante a punto croce si beffa di voi alzando la proboscide. La cena è pronta e voi diffidenti iniziate a mandar giù… e vi piace. Vi piace proprio. Piccante ma non troppo piccante, speziato ma non troppo speziato… arrivate alla fine del banchetto con la cintura che ormai chiede pietà! Pagate il conto masticando semini d’anice e uscite soddisfatti. Consigliato: pane indiano, melanzane in salsa e chi più ne ha più ne metta. 

Osteria della Tigre

È ormai tardi. Non vi si può guardare. Avete una pancia che fa schifo e l’occhio da triglia. Avete proprio bisogno di un posticino per riprendervi. Insieme ad alcuni piccioni vi incamminate per Castiglione e arrivate in via Orfeo. Salutate i vostri amici piccioni ed entrate in un localino dalle luci soffuse e un po’ affollato. L’Osteria della Tigre. Le pareti sono tappezzate di quadri quadretti e fotografie. Liz Taylor, è onnipresente. Vi sono anche alcune frasette scritte in blu, sparse qua e la. Ogni tanto si riconoscono tigri e tigrotti in ceramica appoggiati fra una mensola e l’altra. I lampadari vi colpiscono, più per la loro improbabilità che per la loro bellezza. Sotto la luce di due grappoli d’uva al neon c’è un tavolo che vi aspetta. Ordinate da bere e ascoltate i discorsi degli altri. Usciti da lì la pancia ha ripreso le sue normali dimensioni e potete finalmente circolare senza essere scambiati per boe di segnalazione. Come siete felici adesso! Senza un soldo ma gioiosi tornate a casa… Consigliato: un bicchier di vino!

 

Alice Angelini

(Copyright 2009 - Versione integrale dell’articolo apparso su da BLOGmag n. 24)

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