Cosa farò tra 25 anni?

“Da grande voglio fare il calciatore”, “da grande voglio fare l’astronauta”, “da grande voglio fare la modella”. Citazioni di marketing a parte, la domanda che cosa vuoi fare da grande? gli adulti cominciano a farla presto ai piccoli della famiglia, a partire dai tempi della scuola primaria, aumentando via via la serietà con cui viene posta col passare del tempo.

Scelte e stili di vita
Arrivati a 12-13 anni, forse un po’ prematuramente, la serietà della domanda inizia a palesarsi, a causa della scelta di campo che si fa nella selezione della scuola superiore . Un po’ spaesati, un po’ indirizzati da altri, è una scelta che raramente viene fatta con piena cognizione di causa. Ancora diverso è il problema della scelta universitaria , capace di stringere maggiormente la presa sulla famosa domanda che cosa vuoi fare da grande?. Il tutto passa, o dovrebbe passare, dall’idea che ognuno ha di sé stessi e di ciò che vuole realizzare in futuro, quale stile di vita adottare. Molte volte però questa rimane una scelta sconsiderata . Secondo una statistica due lavoratori su tre svolgono mansioni che non riguardano ciò che è stato appreso nel percorso scolastico. Ci si informa e si ragiona molto di più per investire diecimila euro che per scegliere l’università da frequentare.

Dall’Università al Lavoro
L’università invece rappresenta un investimento importantissimo per il proprio capitale personale e le informazioni offerte dovrebbero essere più dettagliate e accessibili. Troppo frequentemente invece queste informazioni sono parziali o semplicemente omesse dalle università , perché il più delle volte sarebbero fonte di un danno, mostrerebbero l’inadeguatezza dei programmi e le scarse possibilità di ingresso nel mondo del lavoro di alcuni corsi o facoltà. Quindi arrivati alla fine della carriera accademica si è tutt’altro che sistemati . 25 anni possono sembrare un traguardo intermedio in cui misurare il raggiungimento dei propri obiettivi di vita, ma sia che si sia scelto di continuare gli studi frequentando un’università , sia che ci si sia buttati nel mondo del lavoro con anticipo, si rischia fortemente di non essere arrivati ancora ad una situazione di stabilità. Stage infiniti, contratti a tempo, lavori part-time, vivere nella casa dei propri genitori, fare il mantenuto. Sono tutte possibilità che sembrano vincere sulla figura del giovane di successo che è stato capace di iniziare brillantemente una carriera e che già sta pensando a sistemarsi .

Vedersi da adulti
Viene facile pensare che l’unica differenza tra un venticinquenne ed un diciottenne risieda all’interno del guardaroba. Allora per cercare di vedersi da “adulti” completamente autosufficienti e con una vita indipendente, anziché guardare al venticinquesimo anno di età, si vuole guardare avanti di 25 anni. Superati i quaranta non sembra esserci spazio per molte indecisioni : carriera, famiglia, altri interessi. Tutto dovrebbe essere deciso e ormai stabile, almeno da questi punti di vista. È sempre molto difficile fare previsioni su un periodo di tempo così lungo, sia che si stia parlando dell’economia mondiale, sia che si parli di un campionato di calcio. Soprattutto quando la componente strettamente personale la fa da padrone. Di certo ciò che si fa nella prima parte del proprio viaggio traccia la via da seguire , è quello che dà la linea guida. Sempre con la speranza che i binari da seguire siano pochi e che la libertà di essere ciò che si vuole rimanga invariata a 18, 25 e tra 25 anni.

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