Giovane, carina e disoccupata a Barcellona.

Piccola guida di sopravvivenza nella capitale catalana

Intorno al sogno catalano si sono creati miti e leggende, che hanno alimentato le speranze di tanti avventurieri, alla ricerca di una realtà migliore dove costruire il proprio futuro. La mia generazione si può ben definire quella della “seconda ondata erasmus”, incantata dai racconti leggendari di chi, per primo, era partito verso terre lontane con la scusa di studiare, ed era tornato con una joie de vivre inaspettata per quei tempi, per poi ripartire verso le mete tanto amate, e come dire: “sistemarsi”. Bè, per noi, a differenza dei primi erasmus qualcosa è cambiato. Sarà stata la crisi, la congiunzione astrale, i corsi e ricorsi storici… però il sogno catalano fatto realtà, non è proprio rose e fiori come sembra. Il post-ritorno nel paese dei balocchi è sicuramente emozionante. Si prova una sensazione simile a quando si prende coscienza di essere innamorati e si decide di “affrontare” la storia d’amore, il confronto quotidiano con l’altro. Per chi viene colto dallo schiribizzo di trasferirsi a Barcellona, dopo l’ avventura trovare casa decente, inizia a cercare lavoro decente (per accontentarsi di qualcosa di non troppo decente). Per ritrarvi un quadretto realistico di quello che succede in Catalunya, e sfatare i falsi miti, salgo sul palco e vi racconto la mia esperienza personale: giovane, carina e disoccupata, residente a Barcellona da circa tre anni.

Capitolo uno: il NIE, ovvero il Numero di identificazione degli stranieri.
Questo documento è essenziale per qualsiasi “straniero” che voglia lavorare, e di conseguenza sopravvivere (aprire un conto in banca, usufruire del servizio di biciclette pubbliche, etc..) in terra Catalana. Per ottenerlo devi: presentarti al commissariato dirección General de Policía con i documenti fotocopiati, munirti di una buona dose di pazienza, e una buona giustificazione “logica” per voler vivere a Barcellona!

Capitolo due: il post NIE.
Dichiarare di risiedere presso un domicilio, fare domanda per la seguridad social, e in ultimo, iniziarsi alle pagine web per trovare lavoro.

Capitolo tre: www.buscotrabajo.cat

In realtà, più che le file, che il benvenuto degli impiegati statali, che la ricerca di un posto libero per iscriversi al corso gratuito di catalano compatibile con le tue ipotetiche attività da disoccupato ed eventuale occupato, il vero incubo ricorrente si chiama: caffè con www.loquo.com e pan con tomate con infojobs.
Dopo anni passati a scorrere le file degli annunci bizzarri, tipo: cercasi ragazza che sappia “rollare” sigaretta, o cercasi stagista per esperienza di lavoro gratuita… arrivano le chiamate e comincia l’adrenalina da colloquio. Non parli catalano, non sai quanto ti fermerai a vivere qui, non sai fare questo, non sai fare quello è il minimo, ma il massimo è lavorare gratis! Ultimamente c’è una fantastica opinione al riguardo: i neo-laureati sono ONG, lavorano e si fanno schiavizzare a costo zero. Per l’onore e la gloria. Olè!

Capitolo quarto: i lavori cuscinetto.
Dopo questa odissea, ha finalmente inizio la fase dei così detti lavori part time. In questo insieme di attività rientrano una serie di lavori universalmente riconosciuti come “di passaggio”, che un tempo si pensava fossero riservati agli studenti (barman, teleoperatrice, traduttrice, assistente part-time, hostess…). Il cuscinetto diventa il tuo letto. E ti ritrovi a lavorare al servizio di Capitan Findus (ossia agenzia addetta al personale hostess e steward, per le navi da crociera in arrivo e in partenza dal Porto di Barcellona), insieme a gente pluri-laureata, che parla almeno tre lingue, media ventisette anni… bella, simpatica e disoccupata come te.

Capitolo quinto: i corsi di DE-formazione.

Ovviamente, dopo un po’ di tempo che sei fuori casa, e cominci a renderti conto di essere allo stato lost in traslation, la voglia di voltare pagina si comincia a far sentire. In questa fase, viene fuori la Barcellona tentatrice, che come un diavoletto ti tenta con vizi e delizi. All’inizio ho usato la metafora della storia d’amore con la città, che ora tornerà ad essermi utile. In una storia d’amore spesso si passano le seguenti fasi: infatuazione, innamoramento, si comincia a conoscersi meglio, si stabilisce un legame, intimità (ci si stacca dal gruppo e si rimane insieme in disparte), passione, dedizione, finché: routine, crisi, idea di tradimento, odio, e finalmente come si suol dire: fase se deve essere sarà! In seguito ai momenti in cui vorresti dare testate al muro, chiamare il rappresentante della sezione empleo degli annunci loquo, e comprovare la sua esistenza… tapparti le orecchie e gridare, tutte le volte che ti guardano come un extraterrestre, o quando vorresti solo scendere al bar sotto casa, comprare e divorare cinque magnum double choccolate, per affogarci la tua depressione, ma ti rendi conto di non avere soldi spicci e ti vergogni di pagare con la carta di credito… come in tutti i veri amori, arriva il raggio di sole. Il secondo in cui ti ricordi perché vale la pena di essere giovane, carina e disoccupata a Barcellona. Perché alla domanda: “cosa fai a Barcellona?”, sei orgoglioso di rispondere: “io “vivo” a Barcelona!” Mi muovo e sono sempre in giro. Conosco ogni giorno qualcuno interessante o di talmente non interessante da lasciarmi comunque qualcosa su cui riflettere. Vedo cose, nel senso che osservo situazioni, persone, oggetti, in maniera attiva e critica, ma anche passiva e distratta. Più che parlare lingue: comunico! Ascolto! Recepisco! Assorbo e vomito lo spirito alcolizzato dei tempi contemporanei attraverso la città, non la televisione. Attraverso la gente e la sua cultura, non attraverso le sue lamentele.

E allora, ditemi voi: a che mi serve lavorare per sopravvivere, se posso vivere?

Annalisa D’Urbano

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Articolo scritto da robertopisano. 14 Ottobre 2009
  1. colette
    Ottobre 16th, 2009 at 01:27
    Cita | #1

    mi piace la tua filosofia di vita! a quando la prossima puntata?

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  2. santina
    Ottobre 16th, 2009 at 09:46
    Cita | #2

    Oltre alle informazioni su una situazione che diamo per scontato di conoscere , ma poi non è vero, , mi piace il modo fluido , lessicamente ricco, plastico con il qquale è scritto questo articolo. Ho la sensazione di assistere ad un corto sulla vita di una giovane italiana a Barcellona; percepisco anche i suoni , i rumori di fondo , gli odori , le luci : decisamente un linguaggio “cinematografico” diciamo meglio multimediale , il linguaggio adatto ad essere recepito meglio , o , meglio , ad essewre recepito e successivamente interpretato.

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  3. santina
    Ottobre 16th, 2009 at 09:47
    Cita | #3

    Oltre alle informazioni su una situazione che diamo per scontato di conoscere , ma poi non è vero, , mi piace il modo fluido , lessicamente ricco, plastico con il qquale è scritto questo articolo. Ho la sensazione di assistere ad un corto sulla vita di una giovane a Barcellona; percepisco anche i suoni , i rumori di fondo , gli odori , le luci : decisamente un linguaggio “cinematografico” diciamo meglio multimediale , il linguaggio adatto ad essere recepito meglio , o , meglio , ad essewre recepito e successivamente interpretato.

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  4. rosita
    Ottobre 16th, 2009 at 16:57
    Cita | #4

    ciro mi mette fretta…dice che sono imbranata con il pc..(è vero)
    Analisi razionale lucida lineare ma dove si percepisce un pathos una gioia una sofferenza un cuore….il tuo!!! Quasi commossa nel leggere queste parole che mostrano oltre ad uno spaccato della vita catalana lo sforzo di vivere di UN’ANIMA BELLA che non si arrende che criticamente vaglia scruta comprende ama ed odia e…non finisce certo quì!Scusa …le virgole mi creano qualche problema!

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  5. andrea cauduro
    Ottobre 16th, 2009 at 18:11
    Cita | #5

    ciao bionda!!!
    complimenti davvero per questa cosa che ci hai regalato_ spero continuerai a manifestare con le parole questa tua creatività (intesa in senso lato) per il bene tuo e di chi avrà la fortuna di leggere
    andrea

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  6. One Gast
    Ottobre 16th, 2009 at 20:10
    Cita | #6

    Ciao…bella di… soccupata …
    bellissimo,rende perfettamente l’idea della voglia di vivere che hai!Bene così vai avanti vivi !!! C’è sempre tempo per lavorare…e poi per usare la tua metafora della storia d’amore posso dire che “quando lo cerchi non lo trovi mai” all’improvviso ti capita tra capo e collo… e te lo tieni per sempre… perciò viviiii!!!
    Gastone

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  7. Anita
    Ottobre 19th, 2009 at 16:46
    Cita | #7

    Cara Annalisa,
    posso assicurarti purtroppo che anche da noi, come ben saprai, i vecchi e anche i nuovi laureati sono ONG!Dopo la Specialistica, molto ottimisticamente ho cominciato a inviare il mio curriculum nel tentativo di trovare lavoro come archivista. Finalmente venerdì ho ricevuto una telefonata dall’archivio di Stato di Roma. Non puoi immaginare la gioia e la fibrillazione per tale telefonata! Sai qual è stata l’offerta? Uno stage. Alla mia osservazione “Io ho un lavoro che voglio cambiare, ho già fatto stages”. Sai quale è stata la risposta? “Lo sappiamo. Abbiamo letto il suo curriculum…Le faremo sapere.”. Anche loro cosa volevano? Lavoro gratis!
    Resisti
    un bacio

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  8. Annalisa
    Ottobre 22nd, 2009 at 14:19
    Cita | #8

    GRAZIE A TUTTI!!
    che dire? ci credete che dopo aver scritto l’articolo ho trovato lavoro???eheheh..non esageriamo: lavoro cuscinetto in più!con i giorni contati!
    Penso di aver capito, che nonostante tutto questo cercare stabilità, la mia meta non sia un “POSTO FISSO”.. mi annoierei!
    Tutte queste avventure stressano, ma movimentano il tutto! ;)
    Anita tieni duro!!!
    ps: ma non si potrebbe armare una rivolta contro lo sfruttamento dei giovani-carini-disoccupati? basterebbe iniziare rifiutando di fare stage “gratis”…chissà!
    un saluto
    Annalisa

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  9. ipazia
    Ottobre 27th, 2009 at 22:41
    Cita | #9

    cara giovane e carina più che disoccupata mi sembri very occupata,hai assorbito talmente quell’aria frizzante bcn che sprizzi vitalità e ottimismo da tutti i pori..sei quasi contagiosa .mi piace la tua filosofia di vita incontri gente di tutti i tipi e sicuramente hai tante storie da raccontare .siamo tuttorecchi dai via libera alla penna

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  10. Giacomo
    Giugno 27th, 2010 at 19:02
    Cita | #10

    Ciao Annalisa..una delucidazione..quando dicevi “lavorare al servizio di Capitan Findus (ossia agenzia addetta al personale hostess e steward, per le navi da crociera in arrivo e in partenza dal Porto di Barcellona)” intendevi il terminal dei traghetti Acciona Trasmediterranea ? Bello il tuo articolo…facile riconoscercisi se hai vissuto a Barca come ho fatto anche io…

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