Harry Potter e il Principe Mezzosangue
Perché l’ormai diplomando maghetto non è mai solo nel titolo, e solitamente quello che l’accompagna nei titoli di testa (e sulle copertine) centra pochissimo con la trama. In questo caso serve sostanzialmente a far chiedere allo spettatore:“Chi cazzo sarà questo Principe?” per tutto il film, per poi scoprirlo e pensare:”Tutto qui?”. E se vogliamo questo, da profana dei libri, è l’unica pecca cinematograficamente parlando. Perché mano a mano che la trama si incupisce, le scenografie e la fotografia diventano più spettacolari, e se manca l’azione del Calice di Fuoco, la trama si segue molto meglio che ne L’ordine della Fenice. Restano i momenti comici e le frivolezze adolescenziali, che spesso vanno a braccetto, e la palma di personaggio del mio cuore va indiscutibilmente a Luna Lovegood e al suo meraviglioso copricapo-mascotte dei Grifondoro. E’ vero anche però che si inizia a sentire il peso della saga sul finire: attori ormai decisamente troppo adulti per impersonare in modo credibili gli sbarbatelli che interpretano, perché se Daniel Radcliffe-Harry ha imparato a rasarsi meglio, Rupert Grint-Ron non può nascondere più di tanto le spalle da nuotatore che ha messo su nel corso degli episodi. E poi si sente la febbrile attesa di una conclusione che non vuole giungere troppo in fretta, per prolungare gli incassi fino all’ultimo.


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