“La febbra”: l’influenza A e la riapertura delle scuole
“Dottore, chiami un dottore!” La maniera in cui è stata affrontata dai media (e non solo) la pandemia legata all’influenza suina (oppure influenza A? O forse H1N1?) non è stata delle migliore: allarmismi - in parte anche dovuti, per carità -, poche vere informazioni e tanta, tanta confusione.
E’ stata ovviamente tirata in ballo anche la scuola: i pediatri e altri soggetti non meglio identificati parlano di inizio delle lezioni rimandato per contenere la diffusione del virus. Idea che (escludendo la comprensibilissima voglia di farsi qualche giorno di vacanza in più) appare un po’ balzana: allora perchè non chiudere i supermercati, i locali o i negozi, anch’essi luoghi dove oggettivamente si incontrano un sacco di persone?
E mentre ci informano del fatto che il virus potrebbe colpire un italiano su tre e che la fascia d’incidenza maggiore del virus è proprio quella tra i 7 mesi e i 27 anni, arriva la precisazione del viceministro alla salute, Fazio. Che precisa: visto che l’epidemia ha rallentato, non ci sarà una chiusura delle scuole generalizzata, ma si prenderà in considerazione soltanto l’ipotesi di “chiusure mirate”, ossia il blocco delle lezioni per un breve periodo di tempo di determinate classi o sezioni maggiormente colpite dal virus. E agginge: il picco massimo dell’influenza A sarà raggiunto durante le vacanze di Natale.
Oltre al danno la beffa, quindi: non solo la scuola inizierà puntuale, ma non ci si farà nemmeno qualche giorno di vacanza a casa con l’influenza!


shabalaia!!!