Lily Allen - It’s not you, it’s me

Partendo dal presupposto che siamo moltissimo di parte, e che Lily Allen (nome completo: Lily Rose Beatrice Allen) ci piace proprio un casino, eccoci qui a parlare del nuovo disco della cantante ventitreenne nata nei dintorni di Londra. Dopo il successo raggiunto nell’estate del 2006 con il disco Alright, still e i successi definitivi Smile e LDN, e dopo esser diventata una figura di spettacolo a tutto tondo, la ragazza ci riprova con la faccia tosta e il talento pop di sempre.

Da Myspace al milione
Gli inizi di Lily Allen sono ormai famosi per tutti: rifiutata da tantissime case discografiche più o meno importanti quando era teenager, prima di darsi definitivamente ai fiori (la cantante ha infatti studiato orticultura e voleva diventare fiorista) ha fatto un ultimo tentativo. E ha così pubblicato alcune demo sul suo spazio Myspace, ottenendo col tempo tantissimi contatti (alla fine dell’anno passato, sul suo spazio gli amici erano più di 450,000!) e un contratto per fare un disco prodotto nientemeno che da Mark Ronson.

Il successo con la canzoncina pop Smile non poteva che essere assicurato, e a tutti quelli che hanno ascoltato ed imparato a memoria quella hit non poteva non piacere un disco (Alright, still appunto) che era sfrontato, dissacrante e allegro come quel singolo. L’album ha venduto finora quasi un milione e mezzo di copie nei soli Regno Unito e Stati Uniti d’America: dato non indifferente se si considera che di solito a farla da padrone nel settore del pop femminile sono le star americane e centroamericane.

Non sono io, sei tu!
Lily decide poi, nell’aprile dello scorso anno, di “intraprendere una nuova direzione musicale” e di abbandonare la produzione di Mark Ronson per passare a Greg Kurstin. E ha fatto uscire alcune demo di futuri brani e poi l’album vero e proprio (It’s not me, it’s you), preceduti dal singolo The Fear dove ad essere sinceri non si sente una vera e propria svolta. Il pop di Lily Allen (fortunatamente, eh) non è cambiato e forse c’è più attenzione alla musica, con pezzi meglio studiati e spunti elettronici qua e là; ma i testi sono sempre quelli sagaci, semplici e leggerini che tanto amavamo e che così bene descrivono parte della cultura Uk-pop del terzo millennio.

Partiamo dalle cose migliori: Not Fair è sicuramente il pezzo più sorprendente di tutto l’album, ed è forse quello destinato al maggior successo. Si tratta di un’allegra e ritmata canzone dal sapore tutto country e western. Poi c’è Fuck you (niente asterischi, almeno sul disco), pezzo che permette a Lily di fare qualcosa a cui ci aveva abituato fin dal primo album: prendersela con qualcuno, insomma, in un brano molto retro, che pare sia diventato nel tempo un tributo a George W. Bush, anche se inizialmente era probabilmente dedicato al Partito Nazionalista Inglese. The Fear, invece, parla della Lily che vive una vita da star circondata da tabloid e lussi inutili. Molto divertente.

It’s not me, it’s you, a dispetto di quanto voglia comunicarci il titolo, è un ritratto perfetto, se non forse un po’ troppo “edulcorato”, della cantante inglese. Per quanto sia sicuramente un lavoro ben fatto, forse il disco d’esordio di Lily era un po’ più allegro e spensierato; ma un po’ di maturità non guasta, specie se devi entrare nelle grazie di una critica esigente come quella inglese.

autore: Lily Allen
titolo: It’s not me, it’s you
etichetta: EMI
voto: ****
tracklist: 01. Everyone’s at it. 02. The Fear. 03. Not Fair. 04. 22. 05. I Could Say. 06. Back to the Start. 07. Never Gonna Happen. 08. Fuck You. 09. Who’d Have Known. 10. Chinese. 11. Him. 12. He Wasn’t There.

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Valutazione: 3.4/5 (5 voti)
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