My Awesome Mixtape: How could a village turn into a town - Intervista

L’ora dell’aperitivo, il locale dove pensi di andare a fare l’intervista che ovviamente ti chiude in faccia (“da qualche settimana il lunedì facciamo festa…” - mannaggia) e uno dei due intervistati, Alessandro Scaglia Scagliarini (voce aggiunta e tromba della band) che, senza in realtà troppa verve, non si capacita di come non si riesca a trovare parcheggio in centro a Bologna. L’intervista ai My Awesome Mixtape, probabilmente la più bella rivelazione pop del made in Italy (sicuramente tra i più apprezzati in Europa), inizia con il solito precisissimo Maolo Torreggiani (voce e leader) che, tra un indicazione e l’altra (“Ma hai provato lì dal supermercato?”) ci spiega cos’è per i MAM il nuovo How could a village turn into a town.

Come e quando è nata l’idea di quest’ultimo disco?
Maolo L’ultimo disco, in realtà, è nato tempo fa. La creazione dei testi e dei primi abbozzi musicali è datata tempo addietro: con la chiusura di My Lonely And Sad Waterloo, c’erano già tutti i pezzi di questo nuovo album. In realtà dalle prime idee, c’è stato un apporto di tutti gli altri ragazzi, soprattutto per quanto riguarda la composizione, anche perché sono un vero minchia per quanto riguarda gli arrangiamenti, non sapendo suonare niente. Quindi ci siamo chiusi in studio assieme a Bruno dei Settlefish per un tempo lunghissimo, dal settembre 2008 fino a fine dicembre, e abbiamo registrato tutte le riprese del disco. A differenza di quello vecchio che è stata una cosa un po’ frettolosa, abbiamo preferito fare una cosa un po’ più riflessiva e seria.
È per questo motivo che sembra un po’ più suonato e meno elettronico?
Maolo Sì, sicuramente, anche se poi siamo comunque partiti da una bozza elettronica perché molti di noi abitano fuori Bologna e l’unico modo per condividere qualcosa è mettersi davanti al computer, comporre qualcosa e girarlo agli altri. In effetti, però, quest’ultimo disco è stato suonato anche in tutte le parti elettroniche: ad esempio, le batterie sono tutte suonate, poi ri-editate con alcuni effetti; poi abbiamo fatto un gran lavoro di arrangiamento per gli altri strumenti musicali come gli archi e i fiati.
Abbiamo visto il video del vostro singolo “Hearts To Lend” e ci sei tu che traffichi con delle musicassette; avete fatto uscire a maggio l’EP Other Houses su musicassetta. Volevo sapere com’è il vostro rapporto con la tecnologia lo-fi? La usate?
Maolo Beh, sì, abbiamo usato dei registratori a bobina per le batterie. Per quanto riguarda la cultura lo-fi, reputo quelle cose “old school” dei begli oggetti che in questo periodo storico sono utili dal punto di vista promozionale e del marketing. Purtroppo o per fortuna oggi la musica si scarica e la sua funzione culturale è cambiata tantissimo: imprimere le proprie idee all’interno di un disco diventa imprimere le proprie idee all’interno di un oggetto che si ha comunque intenzione di vendere; per farlo ti devi anche inventare le cose più accattivanti. Noi ad esempio ci siamo inventati le magliette che, a differenza della musica, non ti puoi scaricare!
Scaglia Il progetto MAM è iniziato come progetto solista di Maolo e io, come tutti gli altri, abbiamo dovuto avere a che fare con un immaginario già prestabilito e ho avuto subito delle indicazioni dal nome, dalle grafiche, dai testi delle canzoni; mi sono così adattato per il piacere di partecipare. Io ci ho trovato la mia: ad esempio, io la musicassetta non me la sarei mai ricordata, ma effettivamente ci siamo cresciuti. Mi ricordo che sono cresciuto mixando i pezzi alla vecchia coi mangianastri e quindi ho ritrovato la mia infanzia e la mia adolescenza.
Pensando al titolo del disco, abbiamo letto in altre vostre interviste che molti pensano che usare l’inglese sia più semplice della scrittura in italiano. La volontà di scrivere in inglese è un modo di uscire dal “village” italiano e trasformarsi in una “town” che può guardare al di fuori?
Maolo Questa è una vostra interpretazione che posso anche condividere, anche se non è esattamente l’idea da cui siamo partiti. Come vi dicevo prima (dell’intervista, ndr), all’interno dei My Awesome Mixtape sono forse quello che ha una visione più integralista rispetto agli altri: mi sono un po’ stancato di sentire quei discorsi che sostengono che sarebbe bello risciacquare i propri panni in Arno e ritornare alla lingua madre. Penso che cantare e imparare l’inglese in questo periodo storico sia importante, poi ho 23 anni e mi dico perché non girare l’Europa invece che rimanere fermi qua in Italia e suonarsela da soli. In questi ultimi anni nella scena indie c’è stata un’inversione di tendenza nei confronti dell’inglese e si è ritornato all’uso dell’italiano e al matrimonio che la musica indipendente italiana dovrebbe avere con la propria lingua madre. La scelta degli Amari con il loro ultimo disco mi è piaciuta, perché forse si sono ricordati dei loro vent’anni e pure loro vogliono farsi i giri in furgone in Europa.
Che importanza hanno avuto i tour europei sulla vostra esperienza sia come My Awesome Mixtape sia per quanto riguarda l’ambito personale?
Scaglia Come MAM ci è servito come palestra: durante l’ultimo tour abbiamo provato i brani del nuovo disco prima di presentarli qua in Italia. In generale, ogni giorno nasci e muori come un circo perché non sai dove andrai e arrivi in città dove non sei mai stato e nessuno ti ha mai visto. Dal punto di vista personale, prima di diventare un My Awesome Mixtape suonavo in un altro gruppo e per noi fare una data Imola era un po’ come essere a New York: non mi sarei mai immaginato di prendere un furgone, metterci il mio strumento sopra e andare a Berlino, dove non ero mai stato neanche in vacanza.
E com’è andata? Qualche posto che ricordate particolarmente?
Scaglia Beh, suonavamo tutta la settimana: ci siamo trovati molto bene in Germania dove c’è stato anche un bel riscontro da parte del pubblico. Poi comunque è sempre stato divertente, anche davanti a 40 persone: ad esempio a Praga non c’era tantissima gente, ma erano tutti carichi.
Maolo Penso che la situazione più bella sia stato il festival ad Amburgo, anche perché era veramente una cosa grossa organizzata per tutta la Reeperbahn, il quartiere della stazione ferroviaria e come main act c’erano Editors, CSS, Emiliana Torrini, Dinosaur Jr…
Qual è l’ultimo disco che avete ascoltato e che consigliate ai nostri lettori?
Scaglia Io sono un hiphoppettaro malato e ultimamente ascolto roba funk e soul perché cerco dei loop da campionare. L’ultimo vero disco che ho ascoltato è un po’ trash: Fastlife Mixtape Vol. 1 di Guè Pequeno della Dogo Gang. In verità lo ascolto sempre perché ce l’ho in macchina…
Maolo Io ho ascoltato un compositore nato negli anni Venti, si chiama Moondog: uno che girava a New York travestito da vichingo e suonava gli strumenti che inventava. Poi ha collaborato con compositori di musica classica ed è stato un’ispirazione per molti jazzisti.

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Articolo scritto da deFe.. 1 Dicembre 2009