Intervista a Mario - X Factor 3

A poche settimane dalla sua eliminazione, Mario Spada, ex concorrente della terza edizione di X Factor nonché ex collaboratore di BLOGmag, rivela le sue impressioni e il suo stato d’animo al termine di un’esperienza di tale portata (”allucinante”, parole sue!) dandoci un prezioso spaccato di quei meccanismi che dall’altra parte dello schermo, a casa, in panciolle, probabilmente riusciamo a cogliere solo in parte.
Allora Mario, per questa volta dall’altra parte del microfono. Bruciamoci subito la classica domanda. Esperienza X Factor: bilancio?
E’ stata un’esperienza allucinante. A casa probabilmente arriva il 30% di ciò che si vive all’interno di un contesto del genere caratterizzato da un’alternanza di momenti assolutamente frenetici, in cui è richiesta la massima energia, a momenti di assoluta apatia. Dovendoci muovere solo tra lo studio, la sala prove e il loft alternavamo periodi di estrema energia a altri, in cui magari la sala prove era occupata e lo studio anche, di estrema lentezza. Non sapendo che fare a volte scaraventavamo cose per terra!
Addirittura!
Sì, ma non era una cosa negativa. È in quei momenti d’inerzia che prende vita più facilmente l’estro creativo. Avevo modo di ascoltare musica, leggere i tantissimi libri consigliatimi da Morgan. È in questo senso che credo che la noia sia arte.
Dicevi che a casa arriva una minima parte di ciò che accade lì. Com’è il mondo della televisione o del jet set visto da dentro?
È assolutamente diverso. Non passa tutto ciò che accade. Soprattutto probabilmente non si ha la percezione di quanto lavoro e di quanta gente giri intorno alla macchina televisiva. Una macchina imperfetta ma perfettamente funzionante e sapere quanto lavoro c’è intorno anche a una tua singola esibizione inorgoglisce. Questa è una delle tre cose che più mi rimarranno dentro da questa esperienza, assieme ai complimenti di De Gregori e al fatto che Luca Tommassini, coreografo di Madonna, Michael Jackson e altri big, mi abbia definito un animale da palco.
Un ottimo bilancio a livello artistico, quindi.
Sì, ma non solo. Un’altra cosa che probabilmente non è molto percepita all’esterno è quanto si riescano ai intensificare i rapporti umani. Da questo punto di vista mi sono arricchito molto, ho avuto modo di confrontarmi con gente che esattamente come me vive di musica e spera di fare della musica la propria vita. È quanto di più appagante possa regalarti un’esperienza.
Un vivaio di talenti: questa è l’immagine che viene data a livello televisivo. Quanto pensi che si dia valore all’artista e quanto alla sua immagine?
Ovviamente viene fatto un mix tra le due cose. L’immagine in un certo senso è parte integrante del talento di un artista, ne è una componente. Si dà abbastanza spazio a entrambe le cose raggiungendo un buon equilibrio.
Quanto reality e quanto talent show?
Di reality ce n’è poco, neanche un 10%. All’inizio è un po’ pesante ma dopo poco le telecamere le dimentichi e sei portato ad essere te stesso più naturalmente. Solo nel rapporto con Morgan le avvertivo maggiormente; lui è sempre circondato da tantissimi cameramen e risultava difficile avere un momento un po’ più “riservato” con lui.
A proposito di Morgan…
Eh, tanto lo sapevo che c’era la domanda su di lui!
Quanto pensi abbia influito sulla tua immagine essere stato scelto da lui?
Ha avuto una parte nella misura in cui è riuscito spontaneamente a far emergere ciò che io sono. L’immagine del “dark” sembrerebbe che me l’abbia costruita un po’ lui; in realtà è riuscito subito a far emergere dei lati di me che comunque mi appartengono. L’accezione di dark, che comunque è un’accezione ampissima sotto la quale potrebbero rientrare moltissime cose, è vicina a un mondo che mi appartiene. Poi per il resto, giudicare per etichette credo sia abbastanza superficiale.
Rispetto all’etichetta, quanto pensi che influirà essere “Mario di X Factor”?
Io sono semplicemente quello di prima. E’ impossibile creare un personaggio troppo diverso da te perché sarebbe impossibile recitare sempre. Riguardo a X Factor è ovviamente un punto di partenza importante ma è altrettanto importante slegarsi da qualsiasi etichetta che, come ho già detto, è riduttiva.
Progetti futuri?
Sono ancora in contatto con Morgan e il mio vocal coach Carlo Carcano, una delle persone, se non l’unica, con le quali ho raggiunto subito una perfetta sintonia e che costituisce un grande rimpianto dell’essere uscito presto. Lui e Morgan sono le persone che più mi sento di ringraziare. Sono loro che mi hanno scelto e che hanno visto qualcosa in me. Penso comunque di produrre qualcosa al più presto. Sto scrivendo e continuando a vivere di musica. Spero di riuscire a produrre a breve un singolo ma tra i miei appuntamenti futuri c’è sicuramente anche il tour di X Factor.
Ultima domanda, d’obbligo. Com’è essere preso di mira dalle Iene?
Divertente! E soprattutto altra cosa di cui essere orgoglioso: essere tu l’oggetto delle bastardate di un programma che vedi sin da piccolo! Sono veramente geniali e altrettanto geniale (e infame) è il modo con cui hanno montato il servizio. Ero stato invitato al compleanno di Antonella Elia (raramente mi si vedrebbe in discoteca altrimenti) e mi hanno fatto aspettare un quarto d’ora sotto la pioggia, facendomi le domande più assurde. Ho perfino canticchiato qualcosa a cappella e mi hanno fatto entrare con la sciarpa avvolta tutta intorno alla testa!
Ahah! Dopo essere sopravvissuto alle Iene, si può superare tutto in effetti.
Si direbbe di sì!
Un grosso in bocca al lupo per tutto allora!
Crepi!

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