A scuola c’è del nuovo: una classe hitech per tutti?

Lavagna di ardesia e gessetto saranno ben presto soltanto un vecchio ricordo che evoca scene da libro Cuore in una scuola che, nonostante i noti tagli al personale, cerca comunque di mantenersi in linea con la media UE e al passo con i tempi. Tempi sempre più accellerati, a quanto pare, in cui gli studenti hanno imparato prima ad usare il pc che la penna biro.
Innovazioni in Italia
«20mila lavagne multimediali saranno installate nelle scuole medie, 8mila negli istituti superiori - promette il ministro Brunetta aggiungendo - ogni studente sarà dotato di un pc alla fine della legislatura». nel suo piano per la scuola digitale, presentato in collaborazione con il ministro dell’istruzione Gelmini. La Lim (Lavagna Interattiva Multimediale) è uno strumento rivoluzionario che sicuramente stimolerà la curiosità degli studenti attraverso una grafica accattivante e l’innovazione tecnologica, creando un ambiente più dinamico e coinvolgente. Ma la “rivoluzione digitale della scuola” non si ferma qui: al suono della campanella high-tech non resisteranno infatti i metodi di comunicazione scuola-famiglia. Occultare la cartolina a casa ricevuta dalla scuola potrebbe infatti non bastare più quando i vostri genitori saranno avvertiti da un semplice SMS. E vogliamo parlare delle pagelle on-line, comodamente consultabili dalla poltrona di casa?


Che ne pensano i prof
Insomma i cambiamenti tecnologici non mancheranno nei prossimi anni, ma siamo proprio sicuri che i professori, abituati ad un metodo consolidato nei secoli, sappiano gestire al meglio le nuove risorse elettroniche? Questa complicata relazione è stata messa in luce da un’indagine a cura di Edu-tech in cui è emerso che la maggior parte dei docenti afferma di non contare su una specifica formazione informatica ma rivela di aver imparato a districarsi nel mondo della tecnologia grazie a figli, partner o casualmente da autodidatta. Il 21% di loro si serve degli strumenti digitali per preparare le lezioni, il 29% per tenersi aggiornato, il 33% li usa come mezzo di confronto tra colleghi o più semplicemente di svago, tra social networks e posta elettronica.
Chi riascolta la lezione impara di più
I vantaggi che la tecnologia, e di conseguenza una scuola più all’avanguardia, possono apportare allo studio, sono stati concretamente dimostrati attraverso un interessante esperimento effettuato dalla professoressa di psicologia Dani McKinney della State Univeristy di New York, che si occupa delle potenzialità del sistema tecnologico per fini didattici. Il suo gruppo di 64 studenti è stato diviso in due parti: una metà ha seguito la lezione in aula secondo il metodo tradizionale, l’altra invece ascoltando una versione audio direttamente sul proprio iPod. Come si può immaginare, questi ultimi hanno ottenuto maggiori risultati: in media guadagnano 9 punti in più rispetto ai loro compagni, avendo tra l’altro anche la possibilità di riascoltare alcuni passaggi come la stessa McKinney sostiene: “Chi lo ascolta una volta sola non ha fatto meglio di chi è venuto in aula. Mentre chi l’ha trattato come una vera lezione, prendendo appunti o risentendo alcune parti, ha avuto risultati assai migliori”. L’importante è mantenere alta l’attenzione degli studenti, spiegano i pedagoghi. Che sia con l’eloquenza di un professore e degli appunti personali oppure con un file audio preregistrato e una sequenza di slide non conta, basta che funzioni.
È quindi l’ora della pensione per il metodo “chalk and talk” (letteralmente gessetto e discorso)? O il libro condividerà parimenti il suo ruolo con internet? Solo il tempo potrà fornire la risposta a questo quesito.

Federica Cappa Colella

(Copyright BLOGmag 2009 - pubblicato sul numero 26)

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