Street Culture: tra tendenze e movimenti
Quando si dice strada non si pensa solo al percorso che si fa per andare da qualche parte. La strada è prima di tutto un luogo, un luogo dove accadono cose, si incontrano persone, si fanno esperienze. I ragazzi di una volta, “quando non c’era la plei stescion” direbbero i nostalgici, in strada ci giocavano, si riunivano, crescevano. E ancora oggi ci sono posti del mondo dove questa descrizione rimane veritiera, come ad esempio i sobborghi di tante metropoli statunitensi e non; in posti come quelli, la strada è l’unico posto dove puoi vivere ed è la cultura della strada a formare i ragazzi: a volte si tratta di violenza e crimine, a volte si tratta di qualcosa di diverso. Strade come queste sono la culla di frammenti di cultura che fanno ormai parte del nostro immaginario collettivo, ma che non si sono mai integrati del tutto: hip hop, skating, writing, breakdance, parkour, ma anche tante altre forme moderne e prettamente urban di espressione.
Una grande parte del movimento della cultura street è legata all’arte, in tante diverse accezioni. Il writing certamente la fa da padrone: il grigiore delle periferie, a partire dalla fine degli anni Settanta, non è stato più lo stesso grazie ad alcuni pionieri che si sono armati di bombolette spray e hanno iniziato a trasmettere il proprio nome attraverso splendidi graffiti e con tanti stili diversi, sempre in evoluzione. Nonostante le critiche da parte di chi vorrebbe città incolori e pulite, la cultura del writing è in continua ascesa e, partendo dalla strada, è in grado di influenzare il mondo della pubblicità e del marketing. E dagli spray si è passati poi a sticker, sculture, stencil e a tutta la famiglia della street art.
La strada è movimento
Arte che viene dalla strada, e che si fa in strada. Così come molte discipline sportive, che nel corso degli anni sono nate e cresciute nei quartieri delle grandi città, e ora sono in grado di calamitare l’attenzione di tutti, grazie alle loro peculiari caratteristiche di accessibilità e fascino per la competizione. Parliamo dello skateboard, disciplina che viene dai lontani Sessanta, che è stato capace di influenzare mode e stili di abbigliamento (scarpe da skater, linee di abbigliamento di grandi skater che oggi hanno grande successo) ed è sempre capace di attirare l’attenzione di tutti grazie allo sfoggio di abilità dei cultori di questa disciplina. La strada come unico campo da gioco, come sfida perenne, città da vivere. Con questo spirito è nata di recente la disciplina del parkour, fatta di trick spettacolari con cui, senza alcun uso di attrezzi, si sfruttano gli ostacoli offerti dalla città per dilettarsi in acrobazie.
Anche la musa Tersicore non è rimasta insensibile al fascino della strada e così nella solita location di strada/ghetto/quartiere di una grande città americana è nata la breakdance. Passi difficilissimi che prendono spunto dalle arti marziali tanto quanto dalla ginnastica, compongono uno stile di ballo particolarissimo che oggi tanto piace e si va diffondendo nelle palestre e nelle scuole di danza.
Uno dei principali movimenti culturali
Ma la vera breakdance è spirito di sfida, competizione in cui si confrontano le abilità dei singoli e dei gruppi. E con questo stesso spirito sono nate le sfide a colpe di rime dei maestri di cerimonia, dei pionieri della musica rap e della cultura hip hop. Che si parli della musica, o che si parli dello stile di abbigliamento, oppure di tutto il bagaglio di conoscenze che porta con sé, l’hip hop sicuramente è un pilastro della cultura della strada nelle sue forme più autentiche. E a poco servono scimmiottamenti e denigrazioni degli eccessi di alcuni rapper americani, perché l’hip hop è una cultura con radici molto più profonde e l’etichetta di “moda” è quanto mai erronea, visto che si tratta di uno dei principali movimenti culturali del secolo.
La musica rap, così come tanti altri tipi di suoni lontani dall’industria musicale e dal mainstream, sono sempre riusciti a muoversi e crescere nell’underground. Tante piccole nicchie di cultura di piccoli gruppi sociali, al di fuori dell’ottica della massa, che sono sempre riuscite a vivere parallelamente e a farsi notare.
E se nell’immaginario comune bombolette, rime su quattro quarti, breakdance, gente che fa un salto mortale per scavalcare un muro o che scivola con la sua tavola da skate su una panchina sono cose da ragazzi, mode passeggere, capricci di gioventù e “alzati quei pantaloni” o “mettiti una maglia della tua taglia”, basta rispondere che il tempo passa e le mode della massa anche, mentre queste sacche di cultura parallela si consolidano. La strada insegna anche questo…
(Copyright 2009 - Articolo tratto da BLOGmag n. 22)


ciao, mi chiamo alessandro, ho 16 anni e abito in una zona periferica di Roma. Sono pienamente d’accordo con ciò che si dice nell’articolo in quanto lo posso constatare quotidianamente. Io per primo risento della cultura street: da sempre la strada, nel senso positivo, ha fatto parte della mia vita. Da sempre ho giocato sotto casa a pallone, dove non contava tanto il fare goal, ma smarcare più avversari possibile e dimostrare la propria abilità agli altri. Ciò ha portato ad appassionarmi allo street soccer e al calcio freestyle(disciplina che pratico), entrambi “urban sport” nati dalla cultura della “strada”. Volevo infatti aggiungere queste altre due neo-discipline alle già citate in quanto accumunate dallo stesso spirito di estro.