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Tra qualche giorno inaugura a Bologna la IV edizione di BilBOlbul, festival internazionale di fumetto a cura di Hamelin. Dal 4 al 7 marzo la città emiliana sarà piena di artisti, mostre, conferenze e workshop a tema, il tutto a ingresso gratuito. Una grande retrospettiva viene dedicata per la prima volta a un autore straniero, David B., francese e nome di punta della scena fumettistica internazionale. Le aree tematiche del festival sono:
REPORTAGE & COMICS, in cui si cerca di indagare le diverse modalità con cui il fumetto può “raccontare” la realtà e trasformare il disegno in “un segno dei tempi”. Protagonisti della sezione autori internazionali come: Emmanuel Guibert e David B. (Francia), Chapatte (Svizzera) e autori italiani come Igort e Marina Girardi.
RACCONTARE L’ITALIA, con in esposizione le opere di David B., Paolo Bacilieri, Giacomo Monti e incontri con Gipi, Andrea Bruno e Alessio Spataro.
STORIA E BIOGRAFIE, che vede protagonisti: Marco Ficarra, Giovanni Masi,Yoshiko Watanabe, Hannes Pasqualini e Vanna Vinci.
Proprio a Vanna Vinci, autrice di origine sarda ma residente a Bologna con all’attivo parecchie pubblicazioni(l’ultima, “Gatti neri, gatti bianchi” è uscita da pochi mesi per Kappa edizioni), abbiamo fatto qualche domanda riguardo il suo lavoro e il mondo dei fumetti in generale.
Innanzitutto come ti sei avvicinata al mondo del fumetto? Perché lo hai scelto come mezzo espressivo? Continua a leggere…
Secondo le statistiche, l’8-10% della popolazione scolastica (docenti e ragazzi) non è eterosessuale. Essendo una piccola percentuale, c’è una grande difficoltà per queste persone nel sentirsi completamente integrate in un vasto gruppo “diverso” da loro. L’omosessualità non è sempre semplice e gaia come spesso viene stereotipata, e per i più giovani è dura essere circondati da chi non riesce (o non vuole) capire i loro problemi, trovare una voce amica, un orecchio disposto ad aiutarli. Per questo a Bologna il Cassero ha istituito da anni il TAG, Telefono Amico Gay, dedicato alla comunità GLBT (Gay Lesbiche Bisex e Transgender) e alle persone etero che vogliono chiarire eventuali domande, in maniera completamente anonima e riservata. “Non è così strano” racconta Claudio, 20 anni, volontario del TAG “che al nostro servizio si rivolgano anche etero; spesso ci si vergogna dei propri dubbi su questo mondo così sconosciuto, e una chiamata anonima scioglie l’imbarazzo o la paura d’essere percepiti come gay”.
Essere un volontario del TAG. Perché questa scelta?
Volevo dare un contributo alla comunità, un aiuto concreto, qualcosa oltre il partecipare alle serate nei locali.
Ti è mai capitato di ricevere chiamate da ragazzi?
Molto spesso. All’inizio c’è tensione, poi capiscono che possono trovare aiuto e comprensione, che non c’è nulla di cui vergognarsi.
Quali sono i problemi di cui ti parlano?
I rapporti interpersonali nell’ambiente (ricerca di un ragazzo, problemi con la comunità), le reazioni al coming out da parte della famiglia, ma sempre più spesso parlano dell’integrazione a scuola e in classe. Sono proprio questi due luoghi frequentati quotidianamente a causare seccature.
Andrea Caprifogli
(Copyright 2009 - Articolo tratto da BLOGmag n. 24)
Continuano le nostre interviste nella scena hip hop bolognese incontrando questo mese Amaro in Bocca Click.
“Amaro in Bocca Click punta a cambiare questo tipo di sistema, usando le uniche due armi che sa usare: il microfono e le parole”.
Ecco il credo di questa coppia che con i propri pezzi sta cercando di salire la scala del successo. Gli Amaro in Bocca Click sono: Riccardo Conti detto Inda e Filippo Massari detto Massa (Lo Smilzo). Inda, classe ‘91, ha cominciato a 15 anni con i primi freestyle assieme alla Giants Crew. Massa, classe ‘92, ha cominciato a 14 anni anche lui membro della Giants Crew partendo coi freestyle.
Cosa scatta dentro quando scrivete i pezzi?
Inda: “Quando butto giù un pezzo è perche sento dentro il bisogno di comunicare a chi ascolta ciò che ho da dire e le mie capacità, sento dentro la voglia di ascoltare quel pezzo registrato e mixato”.
Massa: “Quando scrivo un pezzo vengo sopraffatto dalla voglia di esprimere un ideologia o un concetto che mi sta a cuore”.
In un periodo in cui la scena sportiva nella nostra città sembra aver perso mordente un pò in tutti gli sport, ad infiammare i cuori dei tifosi ci pensa il Football Americano con il derby (il 30 maggio all’Arcoveggio) tra le due squadre di Bologna: i Warriors ed i Doves. Saranno le colombe ad avere la meglio sui guerrieri, o i guerrieri impediranno alle colombe di prendere il volo? Abbiamo intervistato due giocatori americani delle due squadre per chiedergli questo e non solo…
Gli Obagevi sono Vittorio Marchetti, Francesco Baiesi, Luca Rizzosi, Alessandro Ricchi. Si conoscono al Liceo Minghetti e dal giugno 2006 suonano con questo nome, pur con qualche cambiamento di formazione. Negli ultimi 2 anni hanno vinto 6 contest musicali, hanno registrato un album non pubblicato, hanno suonato per più di 50 eventi e hanno in repertorio una quindicina di canzoni proprie. Sito: obagevi.altervista.org.
Come definite la musica che suonate?
Suoniamo pop, ma la nostra musica è fortemente influenzata dal rock e dall’indie, internazionale ed italiano. Gli Incubus sono fonte di grande ispirazione, come i Raconteurs e gli At The Drive In, ma allo stesso tempo amiamo molto gli italianissimi SuperElasticBubblePlastic, i Verdena, i Marta Sui Tubi e tanti altri: la scena italiana (e bolognese in particolare) è ricchissima di spunti.
Vitto, come affronti la composizione dei pezzi degli Obagevi?
Le mie canzoni sono sfogo dei miei sentimenti, i testi riflettono i pensieri che la musica mi evoca, le riflessioni più strane e personali, e perciò risulta spesso più efficace scrivere in italiano; ciononostante abbiamo pezzi in inglese, data l’indiscutibile musicalità della lingua. Compongo parole e melodia assieme, poi con la band lavoriamo per interpretare e suonare al meglio il pezzo, aggiungiamo effetti, perfezioniamo i passaggi importanti e non ci risparmiamo tecnicismi.
Se i vostri pomeriggi sono vuoti, le vostre cene insipide e le vostre serate non hanno un minimo di pepe… ecco a voi alcuni consigli su come NON gettare al vento il vostro tempo ma soprattutto le vostre laute paghette. Pronti? Via!
Terzi
È pomeriggio. Camminate per il centro annoiati e senza senso come nani da giardino in una vasca da bagno quand’ecco che giunge sino alle vostre vispe narici un odorino invitante. Come segugi lo seguite, ritrovandovi in via Oberdan n° 10; entrate dalla porticina che avete davanti al naso e date un occhiata in giro. Siete da Terzi, un locale piccino e molto curato. L’arredamento è quello di una casa per le bambole: poltroncine rivestite di stoffa rossa, ovviamente in tinta con le bande verticali delle pareti, tavolinetti preziosi e un bancone classico, di quelli che si vedono solo nei film di Doris Day.
Avvolti da quell’atmosfera invitante agguantate un menù e rapidamente lo passate al setaccio.
I prezzi non sono proprio simpatici ma ormai avete le papille gustative che danno i numeri così ordinate e aspettate accucciati come gatti su una di quelle comode poltrone. Quando il cortese cameriere vi porta l’ordinazione vi avventate sulla preda. Bevete e terminata l’operazione pagate con gli occhi a cuoricino ed uscite tranquilli e sereni. Consigliato: il classico e goloso Marocchino!
Partiamo dalle vostre influenze… a quali gruppi si ispira la vostra musica?
Il nostro sound è metal e ci ispiriamo prevalentemente ad un gruppo cinese chiamato 痍 嫡灵 (si legge yídílíng), ma sottosotto affiora anche l’anima emo-pop del nostro chitarrista Jobbe, il rap “chekka chekka, one-two” del cantante Riccio, i tentativi (vani) di inserire giri progressive da parte di Vigno il bassista.
In definitiva ogni giorno ci troviamo in sei sul macchinino di Jobbe per fare un giro sui colli e pomparci in testa Bullet For My Valentine, Blessed By A Broken Heart, Rage Against The Machine, Iron Maiden, Trivium e Cristina D’Avena.
I nostri testi riempiono la musica così come la crema riempie un bombolone. Sono un misto di realtà e astrattismo, spaziano da ciò che disprezziamo di questa fottuta società a ciò che ci riguarda più da vicino, come le nostre esperienze individuali. Italiano o inglese non fa differenza: è vero che bisogna essere internazionali, ma ci piace cha alla gente rimangano impresse le nostre rime quindi usiamo vicendevolmente entrambe le lingue.
Cosa ne pensate dell’attuale scena italiana? E’ importante per voi musicalmente?
Come dice il nostro batterista Cassa, dobbiamo scappare all’estero, perché qui non c’è nulla se tuo padre non è Richard Benson. L’Italia avrebbe molto da offrire, però il commercio discografico italiano è orientato su un genere che non ci appartiene e quindi siamo costretti a farci un culo così per raggiungere il successo. Il nostro obiettivo è fare musica che da un lato piaccia alle persone e dall’altro soddisfi pienamente le nostre esigenze musicali e quindi cerchiamo sempre di inserire riff orecchiabili nella nostra musica, pur mantenendo il nostro sound aggressivo.







