Ultime news - disco

Udine è il centro del mondo. Non ci credete? Per la musica italiana è proprio così: c’è l’etichetta Riotmaker che ti produce gli Amari, gli Ex-Otago, i Carnifull Trio, i Fare Soldi e, qui volevamo arrivare, gli Scuola Furano. Li abbiamo beccati entrambi a Milano e abbiamo scambiato un dieci minuti di chiacchiere divertenti con Borut, il dj autore di tutto il progetto. Il “secondo incomodo” è Marco, voce del primo disco omonimo e attuale “paccaro” del gruppo (sta laureandosi in Architettura).

Borut, spiega cos’è Scuola Furano a chi non vi conosce.
Come musica è un suono che accomuna amici e amicizie: il mio interesse è quello di raccogliere attorno a me passioni, conoscenze e amicizie e fare un prodotto che parla della storia di persone che si conoscono. Il featuring con uno “grosso” mi interessa il giusto: lavorare con gente brava che conosco bene è meglio.
Quindi il secondo disco che stai preparando è qualcosa di più sentito e personale.
Sì! Poi se penso a Scuola Furano penso a musica colorata, diverse sfumature, anche di uno stesso colore oppure un’accozzaglia arlecchinesca! Riguardo al disco, ero partito senza idee, poi me le sono schiarite e ho deciso di fare quello che sono sempre riuscito a fare meglio, cioè lavorare con i campioni, pulire meglio il suono rispetto al disco precedente e di scegliere solo cantanti madrelingua, in italiano o inglese.
Ci sarà più cantato nel prossimo disco?
Sarà un disco pop come Scuola Furano: metà canzoni cantate e metà strumentali. I pezzi pop che abbiamo fatto finora spaccano, devo solo trovare bravi cantanti per completarli. Gli strumentali, invece, sono forse troppo “da pista” per un album.
Il tuo “socio” Marco parteciperà?
Finchè non si laurea dice di non voler cantare, di non esser motivato. In ogni caso, è ovviamente la prima persona che coinvolgo nel mio lavoro. È probabile che faccia collaborazioni con degli artisti italiani: ho un progetto di scambio di canzoni con gli Ex Otago. Hanno tagliato una canzone dal loro prossimo album e me la vogliono passare per migliorarne l’arrangiamento. Vorrei anche lavorare con Ghemon Scienz.
Cosa ascolti in questo periodo?
Ultimamente mi piace Discovery, un progetto che racchiude il leader dei Vampire Weekend (uno dei dischi che ho ascoltato di più l’ultimo anno). All’inizio dell’anno ho ascoltato molto i Junior Boys, mentre di italiano sento Celentano, Bruno Martino… Non prendo ispirazione da ciò che ascolto, però, perchè preferisco fare le cose istintivamente. Meglio non farsi influenzare dalle mode del momento e fare un prodotto tuo.

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Valutazione: 5.0/5 (1 voto)
. 12 Novembre 2009
Articolo scritto da monsieuranonyme

Gli Obagevi sono Vittorio Marchetti, Francesco Baiesi, Luca Rizzosi, Alessandro Ricchi. Si conoscono al Liceo Minghetti e dal giugno 2006 suonano con questo nome, pur con qualche cambiamento di formazione. Negli ultimi 2 anni hanno vinto 6 contest musicali, hanno registrato un album non pubblicato, hanno suonato per più di 50 eventi e hanno in repertorio una quindicina di canzoni proprie. Sito: obagevi.altervista.org.

Come definite la musica che suonate?

Suoniamo pop, ma la nostra musica è fortemente influenzata dal rock e dall’indie, internazionale ed italiano. Gli Incubus sono fonte di grande ispirazione, come i Raconteurs e gli At The Drive In, ma allo stesso tempo amiamo molto gli italianissimi SuperElasticBubblePlastic, i Verdena, i Marta Sui Tubi e tanti altri: la scena italiana (e bolognese in particolare) è ricchissima di spunti.

Vitto, come affronti la composizione dei pezzi degli Obagevi?

Le mie canzoni sono sfogo dei miei sentimenti, i testi riflettono i pensieri che la musica mi evoca, le riflessioni più strane e personali, e perciò risulta spesso più efficace scrivere in italiano; ciononostante abbiamo pezzi in inglese, data l’indiscutibile musicalità della lingua. Compongo parole e melodia assieme, poi con la band lavoriamo per interpretare e suonare al meglio il pezzo, aggiungiamo effetti, perfezioniamo i passaggi importanti e non ci risparmiamo tecnicismi.

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Valutazione: 4.3/5 (7 voti)
. 21 Maggio 2009
Articolo scritto da redazione

La voce è iniziata a spargersi: c’è un gruppo di indie pop italiano che piano piano sta riuscendo a farsi conoscere in tutto il mondo, con recensioni e passaggi del loro disco, Personal Trainer (uscito in Italia per Pippola Music/Audioglobe), su radio e giornali importantissimi in Spagna, Inghilterra e Giappone. A noi piacciono tantissimo perché sono una delle cose più belle che ci si possa aspettare dall’estate: ecco a voi i Fitness Forever.

 
Prima di tutto: presentatevi e diteci come sono nati i Fitness Forever!
Noi quattro dei Fitness Forever ci conosciamo da anni, lavoravamo nel campo della moda. Sara era chief designer in Naj Oleari, Tony il creatore delle borchie El Charro e Scialdone ha inventato la suola della Timberland. Io (Carlos) sono il creatore dell’albero di Best Company, e con i proventi di esso ho vissuto alle Bahamas fino al Natale 2007. Esaurite le scorte di soldi, abbiamo formato la band, perché è fin troppo facile sfondare nel campo del pop. L’abbiamo capito studiando a fondo il caso delle Las Ketchup.
Nome e titolo del disco (Personal Train) in inglese e canzoni pop italianissime. Come mai vi siete buttati su questo genere?
È paradossale che suoni strano che un gruppo decida di fare musica tipicamente Italiana… in Italia e’ stata realizzata magnifica musica conosciuta in tutto il mondo. Sognante, melodica, raffinata e accessibile allo stesso tempo… colonne sonore e canzoni dei soliti noti (Umiliani, Morricone, Piccioni, Bongusto per citarne alcuni) che hanno influenzato enormemente (e continuano a farlo) i maggiori autori pop del mondo.
Ho semplicemente colto il bisogno di realizzare un tipo di musica che partisse da questo patrimonio, anche genetico, importante, aggiungendoci ovviamente il resto dei miei ascolti (molto anglofoni) e il mio gusto personale, aka “Personal Taste”.
Sentendo la vostra musica si sente senza dubbio molta Italia (molto nei testi, ma anche nei suoni, sembra di sentire parecchio del pop leggiadro,vacanziero, italiano di tanti anni fa) e anche un po’ di Spagna (La Casa Azul). C’è dell’altro?
Io sono golosissimo di psichedelia inglese e americana (quella dei dischi a cavallo del 1966-1969) oltre che di bossanova, shoegaze, e disco music. Scialdone viene dal progressive e Tony dal Jazz e dalla musica classica. Ci piace tutto e abbiamo problemi evidenti solo con l’ultima raccolta di Albano, non all’altezza delle precedenti in tutta onestà.
Come avete conquistato il passaggio sulla BBC e la recensione su giornali come Mojo ed El Pais (pur cantando in italiano)? E perché non avete ancora destato allora il medesimo interesse anche in Italia?
Penso che sia un problema anche sociologico! Molta gente nel nostro paese: o si prende molto sul serio e preferisce cose pesanti e pallose, spesso evidentemente senza spessore musicale; oppure non ama molto la musica (almeno quanto pensa di amarla) e non si prende la briga di ascoltare attentamente le cose. Ho la presunzione di pensare che, in assenza di queste due condizioni, il nostro disco potrebbe interessare a un numero maggiore di persone.
Tutto questo culminerà anche in una tournèe in altri Paesi? 
Suoneremo a Indietracks, un festival in UK, quest’estate, e dopo l’estate abbiamo in programma un tour in Spagna, la nazione della nostra etichetta (la Elefant Records). Quanto ad altri stati, stiamo seriamente valutando la partecipazione alla cerimonia di apertura di “Quito 2010″ - per i campionati mondiali di lotta sul chorizo.
Il vostro disco è forse una chiccheria, se confrontato con il pop moderno: arrangiamenti molto precisi e colti che danno un aspetto veramente sbrilluccicoso al tutto. Perché non avete scelto qualcosa di più semplice?
Ovvio che una canzone è bella anche solo chitarra e voce! Se volete, pensate ai Fitness come a quei giocatori di calcio che fanno di tutto per complicarsi la vita, pur di segnare un goal difficilissimo!
I vostri ascolti - tra Italia ed estero? 
In questi giorni sto ascoltando la compilation “Essential Italo Disco” - “Can Cladders” degli High Llamas, “Up In Flames” dei Manitoba e “Andorra” dei Maribou. Mi piacciono proprio tanto, sto perdendo l’udito a forza di ascoltarli con l’iPod!
 Personal Train è molto “vacanziero”. I vostri progetti per l’estate? Qualche bel live spiaggiofilo tra materassini e tramonti?
Magari! Dato che in Italia ci pagano poco la mattina possiamo vendere cocco fresco!

(Copyright 2009 - Articolo - con parti inedite - tratto da BLOGmag n. 23)

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Valutazione: 3.5/5 (8 voti)
. 12 Aprile 2009
Articolo scritto da monsieuranonyme

Da vent’anni infiamma le consolle di tutt’Italia: è Christian Marchi, dj, remixer e produttore discografico nato a Mantova. Un artista eclettico si è progressivamente affermato sempre di più sul fronte del clubbing. L’abbiamo intervistato per voi!

 
Come inizia la tua carriera da dj?
La mia è stata una sorta di vocazione. Sono trascorsi quasi  vent’anni da quando ho iniziato a mixare i primi dischi. A 14 anni ho cominciato a fare l’elettricista, poi il dj presso una radio. Da lì sono approdato nei club. Ho conquistato la consolle pian piano negli anni e a 18 anni oltre che a Mantova, mia città natale, ho iniziato a suonare anche a Bologna alla Capannina e a Milano Marittima.
Tra i tanti aspetti del tuo lavoro (deejay, producer, remixer), quale ti piace di più?
Una figura compensa l’altra. Senza essere un dj non riuscirei a fare il producer e viceversa; il mio lavoro è una sorta di puzzle. Poi stare in studio a produrre non è una cosa semplice, è necessario mantenere il contatto con il tuo pubblico per capire le loro esigenze.
Per questo 2009, quali sono i tuoi progetti?
Sicuramente sono tanti: in estate usciranno 4 o 5 nuovi pezzi. Ci saranno grandi collaborazioni musicali; intanto il mio sound è esportato in Europa ed arriva anche in Australia. Attualmente We are perfect e Love, sex, american express sono una al 3° e l’altra al 12° posto della classifica spagnola. Il progetto col mio pseudonimo “Marchi’s Flow vs. Love” Feel The Love sta andando molto bene ed ha conquistato diverse zone del mondo.
Ho remixato il nuovo singolo dei Nari & Milani che si chiama Disco Nuff!! e sempre con i Nari & Milani stiamo lavorando ad una produzione tutti insieme…
Quali sono gli aspetti che ti piacciono del tuo lavoro?
La creatività, il contatto con il pubblico, il mettersi in gioco costantemente e viaggiare.
L’estate 2009 è ormai alle porte; quale sarà il sound della prossima stagione?
A mio parere ritroveremo più house, sicuramente i cantati classici estivi…
Per quanto riguarda me, cerco di essere “personale” nelle scelte e in ciò che suono, Mi piace l’idea di essere al servizio della musica e del pubblico, operando perché si incontrino con prodotti di un ottimo livello!
La WMC di Miami è uno degli appuntamenti fondamentali per la promozione e per lo shopping, tra label soprattutto dance, di nuovi progetti discografici. Qui sono presenti deejay e producer che affluiscono un po’ da tutto il mondo per confrontarsi e scambiarsi files musicali…
Secondo te oggi é essenziale essere presente a questi appuntamenti?
Sicuramente sì, perché internet ti mette in contatto col mondo ma a volte ti porta a trascurare il rapporto umano che è fondamentale tra professionisti!
Dopo una stagione invernale che ti ha visto protagonista in moltissime consolle d’Italia, dove ti troveremo nella prossima ormai stagione estiva 2009?
La prossima estate toccherò praticamente tutte le regioni del nostro bel paese, per presentare al grande pubblico le mie canzoni; poi farò diverse date all’estero tra Spagna, Francia, Germania, Polonia, Grecia… sarà un’estate pesante!
Un pensiero positivo di Cristian Marchi.
Internet fa bene alla musica!
Un pensiero negativo di Cristian Marchi.
Internet fa male alla musica!

Andrea T Mendoza

(Copyright 2009 - Articolo - con parti inedite - tratto da BLOGmag n. 23)

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Valutazione: 3.8/5 (8 voti)
. 11 Aprile 2009
Articolo scritto da redazione

L’interesse destato dal latino è solitamente scarso ai limiti dell’insolenza, ma non c’è bisogno di essersi consumati su versioni e manuali per comprendere questa frase. Soprattutto ora, che l’Italia può orgogliosamente affermare di trovarsi al primo posto nella classifica di produzione del nettare di Bacco, dopo aver superato persino i più diretti concorrenti, gli amati-odiati cugini d’Oltralpe. Ora, che le carte dei bar più trendy lasciano solo l’imbarazzo della scelta agli (s)fortunati avventori. Si va dal fruttato e malizioso Sex on the beach al caraibico Mojito; dalla fresca Caipiroska agli evergreen Manhattan e Martini; ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Ora, che l’happy hour diventa un irrinunciabile must della serata milanese e la turba scatenata (e assetata) del sabato sera riempie i locali, i pub e le discoteche. Soprattutto ora, che il Parlamento Italiano sembra essere arrivato ad interrompere quest’orgia alcolica con la modifica della ben nota legge 186. Ebbene sì, cari impenitenti amanti della bottiglia, il tasso alcolico consentito dalla legge italiana sarà ridotto da 0,5 a 0,2 g/l. Il che significa che si è considerati ubriachi alla guida dopo poco più di una birra media. Se per caso allora, dopo 6 ore di ballo indiavolato, usciti dalla discoteca vi accorgete di essere incalzati da uno strano omino in divisa a soffiare dentro uno strano marchingegno, non abbiate paura, non è un alieno che vuole convincervi a salire sulla sua astronave, è solo qualcuno che si vuole assicurare che mentre guidate non vediate 3 volanti (o manubri) ma uno solo!

Laura Massironi

(Copyright 2009 - Articolo tratto da BLOGmag n. 22)

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Valutazione: 4.7/5 (3 voti)
. 12 Marzo 2009
Articolo scritto da redazione

Partendo dal presupposto che siamo moltissimo di parte, e che Lily Allen (nome completo: Lily Rose Beatrice Allen) ci piace proprio un casino, eccoci qui a parlare del nuovo disco della cantante ventitreenne nata nei dintorni di Londra. Dopo il successo raggiunto nell’estate del 2006 con il disco Alright, still e i successi definitivi Smile e LDN, e dopo esser diventata una figura di spettacolo a tutto tondo, la ragazza ci riprova con la faccia tosta e il talento pop di sempre.

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Valutazione: 3.4/5 (5 voti)
. 9 Marzo 2009
Articolo scritto da monsieuranonyme

L’abbiamo incontrata alla prima nazionale dei live legati ad A due, il suo nuovo disco già acclamatissimo dalla critica… Beatrice Antolini, ragazza marchigiana trasferitasi a Bologna e musicista pop decisamente estrosa e creativa, ce lo racconta.

Innanzitutto: come ti sei formata, musicalmente?
Ho iniziato a suonare da piccolissima: scrivevo pezzi miei, molto naturalmente… Ho studiato un po’ di musica classica per poi allontanarmi da essa quando la cosa incominciava a farsi troppo asfissiante, poi durante le superiori ho suonato il basso e la batteria. Poi sono riuscita a concretizzare una serie di pezzi, sono riuscita a farli sentire a qualcuno e lì è nato il primo disco, Big Saloon.
Un disco senza troppi fili conduttori, dice la critica.
E’ vero, era una demo, un’insieme di pezzi… Il disco appena uscito, invece, è fatto sicuramente meglio: c’è stata più organizzazione sia in fase di registrazione che in fase di mixaggio. Il percorso è stato senza dubbio più sereno!
Dove nasce il titolo A due?
Prima cosa: è il mio secondo disco, quindi due. Però soltanto due mi sembrava un po’ riduttivo, allora ho pensato a due, in inglese, ossia necessità, qualcosa di dovuto dagli altri a te… Ma due doveva avere qualcosa davanti, secondo me, allora ho messo A, che è anche l’iniziale del mio cognome. Due è anche la seconda lettera dell’alfabeto, quindi B, l’iniziale del mio nome; poi la a due che è la seconda ottava del pianoforte che uso tantissimo; e ancora in due abbiamo registrato il disco…
Quanto ci hai pensato?
Due nottate intere senza dormire! Ma ora è una cosa sincera, non è casuale.
Il disco parte piano e diventa sempre più “isterico”…
Sì, diciamo che a metà disco c’è un momento molto ritmico… Questo album descrive sempre di più due facce della stessa medaglia, una mia ambivalenza e quella delle cose che mi piacciono.
Anche nei tuoi ascolti…
Ascolto cose che sono tutte il contrario delle altre. Ora ad esempio sto sentendo new wave a manetta che è tutto il contrario del funk, che ascolto sempre. Qualcuno presentando il mio disco ha citato ad esempio i Talking Heads: ne sono stata contenta, perché pur essendo loro più presenti nei miei ascolti che nella mia musica, mi piacciono tanto. Per il resto sono legata a un periodo comunque non troppo distante, ossia quello dalla fine del punk allo svilupparsi della new wave, dal ‘78 all’84. La furia del punk fine a se stesso se ne stava andando via, e ne è rimasto solo lo spirito: meno irruenza e più tecnica. Anche la mia musica è così: qualcosa di molto istintivo ma allo stesso tempo ragionata.
Ti si può definire in buona parte un’autodidatta. Sei andata oltre: ti suoni pure i dischi da sola!
Bisogna stare chiusi in casa parecchio! Ho avuto una vita sociale particolare, poi ci sono periodi in cui sono rimasta in casa e altri nei quali sono uscita tutte le sere. Non sono realmente asociale, non riesco a privarmi di tutte le altre esperienze… Se non vivi, non scrivi!

(Copyright 2008 - Articolo tratto da BLOGmag n. 21, pubblicato qui nella sua versione integrale)

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Valutazione: 4.1/5 (4 voti)
. 11 Gennaio 2009
Articolo scritto da monsieuranonyme