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L’altra faccia del premio Nobel sono dei premi goliardici nati dopo di esso. L’Ig Nobel è una parodia del premio Nobel, assegnato ogni anno prima o dopo dell’annuncio dei vincitori del vero Premio Nobel. Ogni anno vengono assegnati dieci premi ad altrettante ricerche scientifiche di dubbia utilità.
Medicina veterinaria: due ricercatori della Newcastle University, per aver dimostrato che le vacche a cui viene dato un nomignolo fanno più latte di quelle senza nome.
Pace: cinque studiosi dell’Università di Berna, per aver dimostrato che una bottiglia di birra rotta in testa fa più male vuota che piena.
Economia: i direttori esecutivi delle quattro principali banche islandesi, per aver dimostrato che le “piccole banche possono diventare grandi e viceversa” (ovviamente il loro caso).
Rispetto al resto d’Europa, i teenager inglesi sono quelli che più abusano di alcool e droghe, provocano risse, hanno rapporti sessuali al di sotto dell’età del consenso; insomma si comportano in maniera ‘antisociale’. Così sostiene un recente studio svolto dall’Institute of Public Policy Research. Le cause imputabili variano dalla disuguaglianza sociale, che costituisce una vera e propria condanna per coloro che provengono da famiglie meno abbienti, alla scarsa quantità di tempo passato in compagnia di adulti (e qui ci permettiamo, da bravi italiani: miscredenti che non riconoscono il valore di sedersi tutti assieme attorno al tavolo ai pasti!). La ricezione di questo nuovo studio, però, non è stata scevra di polemiche: c’è per esempio chi sostiene che sia il tetro ritratto offerto dai media a peggiorare la situazione, lasciando questa generazione senza modelli e senza autostima.

Ovvio che per fare ragionamenti del genere ci si basi sempre su dei dati e delle percentuali e che magari non si tenga conto dell’umore e della situazione economica di un paese. Senza dubbio, però, questi ultimi numeri usciti da qualche giorno sull’università italiana fanno riflettere. Perchè se è vero che il numero dei diplomati italiani è in forte aumento (nonostante le “difficoltà” inserite all’esame, come il ritorno dei commissari esterni), il numero delle iscrizioni all’università è sceso del 4% rispetto al precedente anno accademico. Solo due studenti su tre proseguono gli studi all’università: due anni fa erano 3 su 4.
Poca voglia di studiare, voglia di lavorare od università troppo poco attraente? Forse l’ultima delle ipotesi è la più sensata: nella top 200 delle migliori università del mondo del Times c’è solo un ateneo italiano, quello di Bologna (nella foto) al 192esimo posto (!). Subito dopo, a motivare il minore successo del proseguimento universitario in Italia, ci sono i costi e le tasse universitarie sempre più alte: nel nostro Paese sono sempre state una bella spesa per le famiglie, sia in tempi di crisi che in tempi (poco) migliori.
Una compagnia aerea che vuole ridefinire il concetto di low cost trasformandolo in no cost. Sembra impossibile, ma qualcuno, quelli della neonata Dunx Airlines, ci sta provando. Una giovane flotta, tutta italiana, che prima era impegnata nei servizi di aerotaxi e di voli regionali e che ora si sta rinnovando, in seguito all’acquisto, poco meno di due anni fa, di un Boeing 737-200. E sono partiti i radicali cambiamenti della giovane azienda, che ora ha un grossissimo obiettivo: conquistare fette importanti del mercato italiano dei voli, facendo tratte nazionali e internazionali grazie anche all’aiuto di compagnie partner. Il bacino cuore della nuova compagnia sarà il nuovo aeroporto di Ostia, fuori Roma, ancora in fase di costruzione. Ovviamente importanti saranno anche gli aeroporti milanesi.
Dunx, che si definisce la compagnia aerea più economica, proporrà attraverso il suo sito e le principali community (Facebook, YouTube, Flickr, Myspace…) i già desideratissimi biglietti a zero euro. Come faccia questa azienda a proporre voli completamente gratuiti rimane un mistero… Speriamo in qualche maggior notizia nelle prossime settimane, perchè noi (e il nostro portafogli) siamo molto curiosi!
Italia, anno 2006. Un gesto silenzioso produce un rumore assordante. È l’anno di pubblicazione del libro che farà il pieno di premi e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. Gomorra, autore Roberto Saviano. La tanto decantata lotta alla mafia che ogni governo mette in atto (spesso con non entusiasmanti risultati) viene scavalcata dalle sole pagine di un libro. Pagine che sembrano come quelle di altri libri ma sono molto, troppo più pesanti. Se ne accorgerà qualche tempo dopo, Saviano, quando comincerà a percepire i drastici cambiamenti e le ripercussioni che quelle pagine avranno sulla sua vita. In Italia funziona un po’ così: tra buoni e cattivi, i latitanti devono essere sempre i primi. È toccato a Borsellino, a Falcone. A diversi giornalisti e che hanno tentato di scoprire le dinamiche della mafia e renderle pubbliche. Rendere pubbliche le loro inchieste che toccavano qualcosa di “scomodo”, che non doveva sapersi. Oggi tocca a Roberto Saviano, giornalista e scrittore campano, che nel suo romanzo descrive la camorra come non la si era mai conosciuta. Traffici di rifiuti per numeri che nessun cittadino avrebbe potuto immaginarsi, rapporti con la pubblica amministrazione, sfruttamento minorile e un doloroso silenzio assenso della popolazione che sta intorno, che, abbandonata dallo Stato, si affida al suo di Stato: la camorra. Quella camorra, che droga e polvere da sparo a parte, è un grande apparato economico che dà da vivere. E in mancanza di uno Stato in grado di garantire ai propri cittadini una vita decente, ci si rivolge alla mafia. Una realtà difficilmente decifrabile per chi non la vive.
Un duro colpo al razzismo. Questo sembra essere, nel calderone delle opinioni più disparate legate all’insediamento di Barack Hussein Obama alla Casa Bianca, lo scenario più interessante ed immediato che potrà aprirsi nello stato più importante del mondo dopo l’inizio dei lavori del nuovo staff governativo statunitense. Le parole dello stesso Obama sembrano fondamentali per capire cosa sta succedendo: “C’è un’intera generazione che crescerà dando per scontato che il più importante ufficio al mondo è occupato da un afroamericano. Questa è una cosa radicale: cambierà il modo in cui i bambini neri guardano a se stessi e cambia anche il modo in cui i bambini bianchi guardano a quelli neri. Non dobbiamo sottovalutare la forza di questo”.
Un cambiamento a cui molti non hanno pensato, visti tutti i problemi che il presidente Usa si troverà ad affrontare (economia, Gaza, ambiente, guerre dell’era Bush), ma che potrebbe, vista l’importanza della carica, cambiare i meccanismi delle società di molti Paesi al mondo: da domani, probabilmente, sarà più facile accettare le differenze.
A conti fatti e dopo ormai quattro anni, possiamo ufficialmente dichiarare Sin City un successo artistico coronato anche dal successo economico. Non certo stratosferico, ma diciamo che si sono abbondantemente rifatti di quei 40 milioni di budget (meno della metà di uno standard blockbuster) tra cinema e dvd. Come si saprà, Sin City era una delle opere più note e caratteristiche di Frank Miller, di cui abbiamo avuto modo di parlare numeri fa. Estatico della reazione del grande pubblico e positivamente colpito dall’esperienza, comincia a preparare il sequel di 300, decide di filmare tutte le sue storie di Sin City scritte finora ma prima decide di fare un omaggio al suo mentore Will Eisner, un grande artista del passato scomparso da qualche anno e la cui creatura più famosa ha sempre significato molto per lui, sia in termini stilistici che narrativi: Spirit, appunto. Pur concedendo che il genere noir ha recentemente vissuto un periodo felice (arrivando persino a coniare il termine del filone “neo-noir”), ora il rischio è che si crei un sovraffollamento di genere e che la qualità vada a farsi friggere anche in fretta. Non è il caso di questo film, assolutamente, ma questo è il tipico esempio di come un fenomeno raggiunga il suo apice e immediatamente si avverta la necessità di prendere una pausa, o di virare drasticamente verso nuove direzioni. Ripetiamo, non che The Spirit sia malvagio, tutt’altro, ma di certo chiunque abbia visto qualche immagine sarà subito arrivato in mente, non a caso, lo stile di Sin City, di Slevin – Patto criminale, di Max Payne e innumerevoli altri. Questo film altro non è che l’ennesima iterazione di questo processo con tutti i pregi della magnifica realizzazione e dell’accattivante stile grafico, con la tangibile realtà artistica dell’impronta di Eisner - creatore e Miller – inscenatore attraverso il quale l’opera di Eisner filtra. Tutto questo per dire che il film spacca il giusto, ma queste cose hanno già abbondantemente rotto. Per quanto si potrà andare avanti a vedere film non fatti con lo stampino, ma dolorosamente quasi? Quanto tempo ci vorrà prima che qualcosa scuota le fondamenta di questi generi? Beh, l’orizzonte non è nemmeno in vista.






