Ultime news - facebook

La classifica della redazione delle bugie più utilizzate in classe!

1. “Mi ero sbagliato a scrivere i compiti, li ho segnati per domani…” - Quando la fantasia supera la realtà, una scusa di grande classe. Voto: 8,5

2. “Sono in ritardo perchè ho trovato traffico mentre venivo a scuola” - Un grande classico che non tramonta mai: il traffico c’è sempre e in Italia è al centro di cronaca, monologhi comici e dialoghi tra amici. Scusa credibilina. Voto: 6,5

3. “Il cane mi ha mangiato i compiti per casa!” - Premiata più per il suo essere TOTALMENTE improbabile che per altro. Voto: 6

3. “Non ho fatto i compiti perchè ho avuto il funerale di mia nonna / ho un parente in ospedale”. Attenzione a scherzare su ste cose: una volta che succede davvero, chi avrà il coraggio di ricordarvi che vostro nonno è già stato in ospedale 7 volte nelle ultime due settimane? Voto: 6

5. “Motivi familiari” - Vago, di classe: un modo per evitare qualsiasi domanda. Voto: 5,25

5. “Sono stato male, ho avuto la febbre, avevo un mal di testa fortissimo…” - Non molto credibile, figurarsi se scrivete su Facebook “Grande party della scuola, ieri sera” e avete i vostri prof tra i contatti. Voto: 5,25

7. “Sono in ritardo perchè non ha suonato la sveglia!” - Ah, ah! Sì, certo, raccontacene un’altra. Voto: 4,5

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. 11 Gennaio 2010
Articolo scritto da monsieuranonyme

Grazie a una recente ricerca realizzata da Edu-Tech sul rapporto tra professori e nuove tecnologie, si può tranquillamente affermare che questi ultimi meriterebbero una sonora bocciatura. (magari con tanto di esame di riparazione a settembre, così capiscono cosa si prova)

I professori, infatti, hanno un atteggiamento positivo verso l’utilizzo del computer nell’insegnamento,molti ritengono che sia anche un mezzo per comunicare meglio con i ragazzi, ma quando si tratta di termini tecnici vanno nel pallone!

Per esempio, molti confondono “Notebook” e “Facebook”, il 16% degli intervistati è convinto che l’ “hard disk” sia un gruppo heavy metal, mentre “Outlook” sarebbe un’espressione per descrivere chi è fuori moda. Ancora più curioso è il fatto che ben l’11% dei professori interrogati pensi che “Download” sia un computer a cui mancano alcuni geni. (affetto dalla sindrome di Down-load, appunto)

Forse il problema è che la maggioranza dei prof afferma di essere autodidatta nell’utilizzo del computer, o di avere imparato dai figli o dal partner, magari qualche corso di aggiornamento li aiuterebbe a districarsi meglio nel linguaggio delle nuove tecnologie…se no, rimandati a settembre!

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. 23 Settembre 2009
Articolo scritto da quasibionda

Personalizzare, differenziare, accessoriare, ornamentare e ornamentarsi.
Dalla personalizzazione degli oggetti alla personalizzazione intesa come accessoriaggio del corpo; dall’invasione del sociale nel privato alla privatizzazione degli spazi sociali…
Albino Claudio Bosio, professore straordinario di Psicologia dei consumi e del marketing all’Università Cattolica di Milano, illustra una questione che scavalca un po’ quelle che sono le categorie psicologiche degli adolescenti.
 

Perché i ragazzi tendono a personalizzare gli oggetti che possiedono e gli spazi privati che li circondano?
Il gruppo adolescenziale è un gruppo socialmente protagonista. Può essere protagonista in tante maniere: attraverso un’azione politica, culturale, ideologica… o dettando elementi di moda.
La personalizzazione oggi, che più che personalizzazione è accessoriaggio, è un tema ampio che rivela una situazione dove la costruzione sociale dell’identità e dell’appartenenza è sempre più difficile. Questo fenomeno di personalizzazione di oggetti privati si caratterizza non come costruzione di un fenomeno sociale, ma privato.
All’interno dello scenario domestico, ad esempio, questo fenomeno si riscontra nella caratterizzazione che rappresenta la mappatura di quegli ambienti della casa, come la camera da letto, che in qualche modo vengono dedicati al teen. Una volta la casa era la casa e tutti avevano accesso a tutto; oggi esistono invece dei “muri di Berlino” nella casa per cui la porta di un teen è invalicabile se il teen non dà permesso di oltrepassarla!
Dentro la stanza inoltre esiste un fenomeno di caratterizzazione completamente diverso da una caratterizzazione tipica degli anni ‘80. In quei tempi all’interno della cameretta si trovava l’importazione di un mondo condiviso, qualcosa che avesse significato sul piano simbolico (personaggi dello scenario politico o musicisti in genere) e lo si faceva con l’intento di importare segnali dal mondo per segnalare le proprie appartenenze nel mondo; adesso invece la caratterizzazione degli ambienti va per altre strade: sono in qualche maniera dimensioni del proprio privato riconducibili ad esperienze personali (un viaggio, gli amici, luoghi cari, oggetti e ricordi in generale) che vengono espresse e rivelate lì… fuori dalla porta della propria stanza da letto c’è poco e niente di espressione del sé.
Questo fenomeno è molto più ampio: è la rivincita del privato nel sociale; mentre prima c’era stata l’incursione del sociale nel privato.
Piercing e tatuaggi, sempre più diffusi tra i teen, rappresentano semplicemente una moda da seguire o un modo per “personalizzarsi”?
La situazione dei teenager è una situazione bloccata dove è difficile capire il “cosa farò da grande”. La giovinezza, non solo l’adolescenza, si sta sempre di più caratterizzando come un periodo di stand-by in cui non si sa quando e in che modo se ne uscirà.
Quello dei giovani di oggi è un gruppo che ha bisogno di progettare l’identità, di costruire contenuti, valori, modelli culturali e simbolici di riferimento. Questo lavoro viene trasferito in un’area più individualista nell’accessoriaggio: l’attenzione all’accessorio come elemento che va a differenziare.
Ma accessoriaggio è anche inteso come accessoriaggio invasivo del corpo.
Prima l’accessorio era fuori; ora l’accessorio è dentro. Dentro la pelle, sulla pelle. Piercing e tatuaggi rappresentano segnali da cui scaturisce un doppio tentativo: di connotare un’identità personale attraverso dei segni innaturali, nonché  l’idea di penetrare con dei segni un corpo percepito come un’identità del sé estremamente debole.
È fisiologico che nelle situazioni di vita un adolescente abbia un’identità debole, appunto perché in questo periodo viene meno tutto il contesto sociale che può sostenere la costruzione dell’identità… compito che ormai viene delegato passivamente ai più giovani, senza dargli la grande opportunità di costruzione di crescita nel sociale.
L’esigenza di personalizzare è propria di questa generazione o anche in passato era diffusa questa pratica?
Io sono figlio del dopoguerra. In quel periodo non c’era il tema della personalizzazione, ma c’era il tema della visione dei modelli… ad esempio per la mia generazione era fondamentale avere una divisa da indossare per sentirsi qualcuno. La mia tuta di atletica, che veniva indossata dagli atleti della nazionale, aveva un valore omologante, non un valore differenziante.
Il problema dei giovani degli anni ‘60 non era quello della differenziazione, bensì quello dell’omologazione e dell’accesso a quei beni di rappresentanza che facevano il passaggio dalla società contadina ad una società industriale, fluente: ad una società dei consumi.
Prima il problema era di possedere un oggetto. Ai miei tempi contava avere la 500, avere la 600… l’esigenza di personalizzarla, del “ninnolo” è sopraggiunta in seguito.
Sostiene che la personalizzazione sia propria di una fazione politica piuttosto che di un’altra?
Il fenomeno è interessante. Sia a destra che a sinistra c’è un’aggregazione di preferenze, dietro cui non si evince la costruzione di due modelli: in buona sostanza quello che c’è a sinistra c’è a destra.
Un tema che non trascurerei è quello delle tribù. Perché più che destra o sinistra, quello che noi abbiamo in questo momento è l’organizzarsi in nuove tribù, che non sono evidentemente quelle della etnografia classica, bensì tribù urbane di gente che si aggrega sulla base di condivisioni di alcuni segnali forti ma privati, su cui si organizza e si condivide un’esperienza.
Alti segnali di questa tendenza sono stati un po’ i possessori delle Harley Davidson, oggetto attorno a cui si costruisce tutt’ora uno stile di vita.
Oramai le espressioni tribali, anche grazie alla diffusione di internet, sono enormi. Si fa tribù sulla nutella, si fa tribù sulla condivisione di un film, si fa tribù sulla 500, la Mini… e si fa tribù condividendo certi luoghi di frequentazione.
Un esempio estremamente attuale è Facebook… dove chiunque può iscriversi a gruppi o diventare fan di “cose stupide” intelligenti nella loro stupidità. Questo perché i valori più stupidi sono strumentali a costruire un’esperienza comune e sono stupidi proprio perché essendo stupidi non sono conflittuali: sono argomenti neutri, che mettono d’accordo la maggior parte degli utenti, di cui la stupidità o la irrilevanza dei temi è funzionale.

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. 8 Aprile 2009
Articolo scritto da GiodeG

Da martedì 7 aprile sarà in tutte le scuole il nuovo numero di BLOGmag, uscita numero 23 in cui la copertina (curata dal belga GianFranco Leroy) e il tema principale saranno dedicati al “personalizzare”. Scopriremo perchè si customizzano i propri beni personali (con un’intervista a un importante professore di Psicologia) e quali sono le modalità di personalizzazione più divertenti.

Cosa succederebbe se ci si svegliasse tutti i giorni più tardi per andare a scuola? Proveremo a capirlo, esplorando il mondo scolastico anche con il nuovo regolamento del Governo e le news dalle consulte d’Italia. Uno sguardo alla situazione delle nuove tecnologie nel nostro Paese, tra nucleare e Alta Velocità, e al mondo che ci circonda volando dagli stati europei al Madagascar. Spazio anche all’hi-tech, con un approfondimento su tutto ciò che ha riguardato Facebook negli ultimi mesi e una particolare top 10 su tutto ciò che doveva migliorarci la vita e che invece…

Ci saranno inoltre le consuete rubriche di musica (tra electro scandinava e pop italiano), cinema (con l’evento targato Dragonball) e sport, dove scopriremo il nuovissimo calcio freestyle, una competizione fatta tutta di trick e acrobazie spettacolari. Per chi vuole divertirsi davvero poi, spazio al test tutto cartoon e alla seconda puntata del gioco dell’anno!

LEGGI BLOGmag ON-LINE QUI!

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. 1 Aprile 2009
Articolo scritto da monsieuranonyme

Da goliardia a ironica forma di protesta. Da qualche tempo in varie città italiane, grazie al passaparola su internet e recentemente attraverso facebook, gruppi di ragazzi si sono incontrati per dare vita a vere e proprie battaglie in cui l’unica arma ammessa erano i cuscini. A Bologna una grande battaglia si è svolta pochi giorni fa (nella nostra gallery trovate le foto dell’evento) ma la cuscinata svoltasi a Roma lo scorso sabato aveva anche un altro obiettivo. Il ritrovo era simbolicamente davanti al Ministero dell’Istruzione e l’intento dei ragazzi che hanno chiamato i loro compagni a raccolta era inscenare una protesta ironica e divertente “contro il ministro che ci ha dato dei guerriglieri, il G-14 dei ministri del Welfare che si terra’ nella capitale e il protocollo che regolamenta i cortei a Roma”.

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. 30 Marzo 2009
Articolo scritto da tigrecinese

Studenti capaci di creare un blog, usare Facebook senza problemi e in grado di cercare tutte le informazioni che li interessano su Wikipedia. E’ quello che il Ministero dell’Istruzione del Regno Unito vorrebbe insegnare agli studenti delle scuole elementari. Infatti, tenendo conto dell’evoluzione della tecnologia e del fatto che ormai l’età in cui si comincia ad utilizzare un computer è sempre più bassa, è stato ritenuto opportuno insegnare ai ragazzi ad utilizzarne correttamente i contenuti. Ma dove trovare il tempo per queste materie? Semplice: basta ridurre il numero di ore dedicate alla storia! Alcuni argomenti diverranno facoltativi, in particolare la Seconda Guerra Mondiale e l’era vittoriana, e il tempo risparmiato verrà utilizzato per rendere gli studenti degli internauti consapevoli in possesso di una familiarità sufficiente con le nuove forme di comunicazione digitale. La spiegazione dei tecnici del ministero per giustificare il taglio del programma di storia è che comunque nei successivi gradi di istruzione gli argomenti rimasti indietro verranno comunque riaffrontati in maniera più approfondita. Fino alla scuola media, quindi, i ragazzi non sapranno chi ha vinto la Seconda Guerra Mondiale ma almeno saranno in grado di completare brillantemente un quiz di Facebook

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. 25 Marzo 2009
Articolo scritto da tigrecinese

Rumba de Bodas… nome originale, no? Beh, abbiamo indagato per voi e abbiamo scoperto che si tratta di una sorta di “matrimonio musicale tra più generi”. Ora mi spiego: immaginate una pluralità di generi musicali energici, versatili, allegri, quelli che vi mettono voglia di muovervi… Ci seguite? Ok, questo è il tipo di musica che suonano i Rumba de Bodas. Sono un gruppo di 8 ragazzi che hanno deciso di condividere la loro passione per la musica in questo giovanissimo gruppo.
La formazione è la seguente: Giulia “Giuggi” Soli - voce e chitarra del gruppo; Fabio “Don Frank” Corlianò - studia e suona sax tenore da quattro anni; Giovanni “Giobbe” Simon - dopo un passato da batterista è ora passato alla fisarmonica e alle percussioni; Guido Manfrini - diplomato al conservatorio in sax; Mattia “Tkzio” Franceschini - tastierista, prende lezioni da ormai 6 anni poi si dà al solfeggio durante le ore di filosofia (così dicono…); Riccardo “Ruggy” Borgia - frequenta il Conservatorio, il suo strumento? La tromba; Giacomo e Marco Vianello “Vos brothers” - sono i bravissimi autodidatti che si dedicano a batteria e basso. Facendo due chiacchiere dopo le loro prove, al Container, è emerso che oltre alle cover hanno scritto testi e accordi loro: “uno arriva con un’idea poi ci si lavora su tutti insieme”.
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. 9 Marzo 2009
Articolo scritto da redazione