Ultime news - italia

Ad ispirare il titolo del libro da cui è stato tratto il film dei fratelli Coen (Non è un paese per vecchi) non è stata certo la vita notturna di molte città italiane. Molto spesso capita di vedere le vie principali delle nostre città, quelle di norma più trafficate, quelle dove pure ci sarebbero i locali della vita notturna, svuotarsi incredibilmente non appena l’ora inizia a farsi tarda. Qui e là sul territorio esistono leggi e regolamenti locali che vietano la vendita di alcolici ai minorenni, che impongono la chiusura dei locali ad un’ora fissata, che proibiscono di stazionare davanti a bar e pub per evitare gli schiamazzi. Tutto bene, ognuno ha il diritto di vedere rispettata la propria libertà, in primis i residenti delle zone più frequentate per le uscite dopo cena che a ragione chiedono quiete e decoro. Allo stesso modo, ragazzi e non che vogliono tirare tardi hanno il diritto di avere un posto in cui stare, in cui poter ritrovarsi. Esistono dei luoghi dove potersi divertire che restano aperti tutta la notte? Discoteche e night ovviamente, i locali più frequentati dai ragazzi, dove si può bere, ballare, incontrare gli amici o nuove persone; insomma, sembra risolto il problema. A ben vedere però non sono quel genere di luoghi di aggregazione di cui si sente la mancanza; ciò che manca è ben altro, manca il sentirsi padroni e protagonisti della propria città.

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Valutazione: 3.2/5 (6 voti)
. 7 Giugno 2010
Articolo scritto da paolosansone

Andrea e Flavio, da Roma, sono Le Rose, il synth-pop all’italiana fatto con stile e talento. Colori, fascino, ironia e cultura si mescolano nel loro positivissimo e sorprendente album di debutto (Monica Vitti e Mi dice sì rimangono in testa, tenetele d’occhio!). Gli abbiamo chiesto di raccontarcelo…

Prima di tutto: come, dove e perchè nascono le Rose (e cosa fanno nella vita oltre ad essere musicisti)?
Andrea - Prima di diventare una band ci incontravamo spesso qui a Roma ai concerti, avevamo degli amici in comune e con loro avevamo intrapreso vari progetti musicali. C’era una saletta che frequentavamo nei pressi del Colosseo e una sera ci ritrovammo per caso a improvvisare in una jam. Suonavamo le tastiere e ci piaceva quello che veniva fuori. Flavio propose di mettere su un duo di musica da cameretta, musica intimista per momenti di solitudine interiore. Le prime prove si susseguirono cercando la formula giusta. Scoprimmo di avere aspirazioni pop e così componemmo la prima canzone, Mr Blue, un pezzo che solo in pochi si ricordano. Invitammo gli amici alle prove, poi organizzammo il primo live e la gente sembrava apprezzare. Il nome l’abbiamo scelto seguendo suggestioni sinestetiche e un certo Romanticismo a noi innato. È tanto tempo ormai che facciamo solo musica.

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Valutazione: 5.0/5 (1 voto)
. 6 Aprile 2010
Articolo scritto da monsieuranonyme

L’ora dell’aperitivo, il locale dove pensi di andare a fare l’intervista che ovviamente ti chiude in faccia (“da qualche settimana il lunedì facciamo festa…” - mannaggia) e uno dei due intervistati, Alessandro Scaglia Scagliarini (voce aggiunta e tromba della band) che, senza in realtà troppa verve, non si capacita di come non si riesca a trovare parcheggio in centro a Bologna. L’intervista ai My Awesome Mixtape, probabilmente la più bella rivelazione pop del made in Italy (sicuramente tra i più apprezzati in Europa), inizia con il solito precisissimo Maolo Torreggiani (voce e leader) che, tra un indicazione e l’altra (“Ma hai provato lì dal supermercato?”) ci spiega cos’è per i MAM il nuovo How could a village turn into a town.

Come e quando è nata l’idea di quest’ultimo disco?
Maolo L’ultimo disco, in realtà, è nato tempo fa. La creazione dei testi e dei primi abbozzi musicali è datata tempo addietro: con la chiusura di My Lonely And Sad Waterloo, c’erano già tutti i pezzi di questo nuovo album. In realtà dalle prime idee, c’è stato un apporto di tutti gli altri ragazzi, soprattutto per quanto riguarda la composizione, anche perché sono un vero minchia per quanto riguarda gli arrangiamenti, non sapendo suonare niente. Quindi ci siamo chiusi in studio assieme a Bruno dei Settlefish per un tempo lunghissimo, dal settembre 2008 fino a fine dicembre, e abbiamo registrato tutte le riprese del disco. A differenza di quello vecchio che è stata una cosa un po’ frettolosa, abbiamo preferito fare una cosa un po’ più riflessiva e seria.
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Valutazione: 5.0/5 (2 voti)
. 1 Dicembre 2009
Articolo scritto da deFe.

Almeno secondo un articolo del “Sole 24 ore”, in cui si risponde a chi accusa la scuola e le riforme del ‘68 della mancanza di una cultura del merito nel nostro paese.

A ben pensarci, scuola e università sono rimaste le uniche a permettersi di giudicare, anche qualitativamente, un individuo secondo una scala di voti comune. Una volta arrivati nel mondo del lavoro quello che conta non è più il valore individuale ma le conoscenze e le spintarelle.

In linea teorica non c’è nulla di male a rivolgersi a parenti ed amici, è perfettamente normale e non è eticamente condannabile. In un mondo del lavoro così competitivo e con così tanta offerta in eccedenza rispetto alla domanda di impieghi, è comprensibile da parte di un datore di lavoro preferire l’assunzione di persone conosciute da cui ci si aspettano meno problemi.

Il problema, in Italia, è che quelle che nel resto d’Europa si chiamano referenze qui diventano raccomandazioni. La differenza è abissale: una referenza mette in gioco la reputazione di chi la fa e garantisce l’adeguatezza della persona suggerita. Se poi l’assunto dovesse rivelarsi non adatto, allora anche colui che l’ha proposto ne risentirebbe e eventuali successive referenze perderebbero valore.

Una raccomandazione, invece, è un favore personale, non necessariamente basato sull’effettivo valore del “raccomandato”, che presuppone l’obbligo di ricambiare in seguito. Questo porta alla situazione attuale in cui la competenza non è ritenuta il criterio fondamentale per l’assegnazione di un impiego. Abbiamo uno dei migliori sistemi universitari d’Europa, ma non necessariamente i meglio preparati saranno quelli che andranno ad occupare posti di maggior prestigio.

Un altro fenomeno tutto italiano è il passaggio del lavoro da padre in figlio. Anche qui, è assolutamente ragionevole volere passare un’attività ben avviata al proprio figlio, per non perdere un patrimonio di valore. Inoltre, si presuppone che tale figlio, crescendo già all’interno dell’azienda, acquisisca più facilmente le competenze necessarie a ricoprire in seguito posizione del genitore.

Quello che non è comprensibile è la preclusione di certe professioni ai figli di “nessuno”. Prendiamo per esempio la professione medica: ogni anno scoppia lo scandalo dei test d’ingresso alle facoltà di medicina truccati per favorire i figli di dottori, scandalo che poi si sgonfia in pochi giorni e nulla cambia così che l’anno successivo si presenta la stessa situazione.

Certamente, le relazioni sono una parte importante del processo di assegnazione dei lavori in tutta Europa, è innegabile. Quello che succede in Italia, è che questo sistema soffoca il mercato del lavoro ed impedisce il ricambio necessario per mantenere competitiva l’economia.

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Valutazione: 3.7/5 (13 voti)
. 6 Ottobre 2009
Articolo scritto da quasibionda

Trascorsa ormai da molto l’era dei cartoon, spesso facendo zapping tra i canali ci rendiamo conto che la tv non è proprio come la desideriamo; anzi, la fascia d’età tra i 13 e i 19, non si è ancora capito per quale oscuro motivo, non è ben rappresentata, informata e coccolata dalle tv. Se forse sulla carta stampata o, ancora di più, sul web il teen è in grado di destreggiarsi, di informarsi, di comunicare, di rappresentarsi e di essere rappresentato, questo non succede con uno dei mass-media più seguiti in Italia: la televisione. Perché? Una risposta ai nostri quesiti ce la fornisce Luciano Ghelfi, stimato scrittore e noto giornalista Rai.

Quali sono gli errori attribuibili al mondo del giornalismo per quanto riguarda il trattamento dei più giovani?
Complessivamente il mondo dell’informazione e della comunicazione vede i più giovani quasi esclusivamente come consumatori. La pubblicità è molto attenta ai teenager, perché quella del teen è una fascia d’età che spende e fa spendere soldi; al contrario, il mondo del giornalismo sostanzialmente li ignora del tutto. Questo si riscontra nei palinsesti, in particolare in quello Rai, dove non sono presenti particolari programmi dedicati: o sono per ragazzi più piccoli, o per adulti.

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Valutazione: 4.5/5 (19 voti)
. 25 Maggio 2009
Articolo scritto da GiodeG

In un periodo in cui la scena sportiva nella nostra città sembra aver perso mordente un pò in tutti gli sport, ad infiammare i cuori dei tifosi ci pensa il Football Americano con il derby (il 30 maggio all’Arcoveggio) tra le due squadre di Bologna: i Warriors ed i Doves. Saranno le colombe ad avere la meglio sui guerrieri, o i guerrieri impediranno alle colombe di prendere il volo? Abbiamo intervistato due giocatori americani delle due squadre per chiedergli questo e non solo…

 

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. 23 Maggio 2009
Articolo scritto da redazione

La voce è iniziata a spargersi: c’è un gruppo di indie pop italiano che piano piano sta riuscendo a farsi conoscere in tutto il mondo, con recensioni e passaggi del loro disco, Personal Trainer (uscito in Italia per Pippola Music/Audioglobe), su radio e giornali importantissimi in Spagna, Inghilterra e Giappone. A noi piacciono tantissimo perché sono una delle cose più belle che ci si possa aspettare dall’estate: ecco a voi i Fitness Forever.

 
Prima di tutto: presentatevi e diteci come sono nati i Fitness Forever!
Noi quattro dei Fitness Forever ci conosciamo da anni, lavoravamo nel campo della moda. Sara era chief designer in Naj Oleari, Tony il creatore delle borchie El Charro e Scialdone ha inventato la suola della Timberland. Io (Carlos) sono il creatore dell’albero di Best Company, e con i proventi di esso ho vissuto alle Bahamas fino al Natale 2007. Esaurite le scorte di soldi, abbiamo formato la band, perché è fin troppo facile sfondare nel campo del pop. L’abbiamo capito studiando a fondo il caso delle Las Ketchup.
Nome e titolo del disco (Personal Train) in inglese e canzoni pop italianissime. Come mai vi siete buttati su questo genere?
È paradossale che suoni strano che un gruppo decida di fare musica tipicamente Italiana… in Italia e’ stata realizzata magnifica musica conosciuta in tutto il mondo. Sognante, melodica, raffinata e accessibile allo stesso tempo… colonne sonore e canzoni dei soliti noti (Umiliani, Morricone, Piccioni, Bongusto per citarne alcuni) che hanno influenzato enormemente (e continuano a farlo) i maggiori autori pop del mondo.
Ho semplicemente colto il bisogno di realizzare un tipo di musica che partisse da questo patrimonio, anche genetico, importante, aggiungendoci ovviamente il resto dei miei ascolti (molto anglofoni) e il mio gusto personale, aka “Personal Taste”.
Sentendo la vostra musica si sente senza dubbio molta Italia (molto nei testi, ma anche nei suoni, sembra di sentire parecchio del pop leggiadro,vacanziero, italiano di tanti anni fa) e anche un po’ di Spagna (La Casa Azul). C’è dell’altro?
Io sono golosissimo di psichedelia inglese e americana (quella dei dischi a cavallo del 1966-1969) oltre che di bossanova, shoegaze, e disco music. Scialdone viene dal progressive e Tony dal Jazz e dalla musica classica. Ci piace tutto e abbiamo problemi evidenti solo con l’ultima raccolta di Albano, non all’altezza delle precedenti in tutta onestà.
Come avete conquistato il passaggio sulla BBC e la recensione su giornali come Mojo ed El Pais (pur cantando in italiano)? E perché non avete ancora destato allora il medesimo interesse anche in Italia?
Penso che sia un problema anche sociologico! Molta gente nel nostro paese: o si prende molto sul serio e preferisce cose pesanti e pallose, spesso evidentemente senza spessore musicale; oppure non ama molto la musica (almeno quanto pensa di amarla) e non si prende la briga di ascoltare attentamente le cose. Ho la presunzione di pensare che, in assenza di queste due condizioni, il nostro disco potrebbe interessare a un numero maggiore di persone.
Tutto questo culminerà anche in una tournèe in altri Paesi? 
Suoneremo a Indietracks, un festival in UK, quest’estate, e dopo l’estate abbiamo in programma un tour in Spagna, la nazione della nostra etichetta (la Elefant Records). Quanto ad altri stati, stiamo seriamente valutando la partecipazione alla cerimonia di apertura di “Quito 2010″ - per i campionati mondiali di lotta sul chorizo.
Il vostro disco è forse una chiccheria, se confrontato con il pop moderno: arrangiamenti molto precisi e colti che danno un aspetto veramente sbrilluccicoso al tutto. Perché non avete scelto qualcosa di più semplice?
Ovvio che una canzone è bella anche solo chitarra e voce! Se volete, pensate ai Fitness come a quei giocatori di calcio che fanno di tutto per complicarsi la vita, pur di segnare un goal difficilissimo!
I vostri ascolti - tra Italia ed estero? 
In questi giorni sto ascoltando la compilation “Essential Italo Disco” - “Can Cladders” degli High Llamas, “Up In Flames” dei Manitoba e “Andorra” dei Maribou. Mi piacciono proprio tanto, sto perdendo l’udito a forza di ascoltarli con l’iPod!
 Personal Train è molto “vacanziero”. I vostri progetti per l’estate? Qualche bel live spiaggiofilo tra materassini e tramonti?
Magari! Dato che in Italia ci pagano poco la mattina possiamo vendere cocco fresco!

(Copyright 2009 - Articolo - con parti inedite - tratto da BLOGmag n. 23)

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Valutazione: 3.5/5 (8 voti)
. 12 Aprile 2009
Articolo scritto da monsieuranonyme