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C’era una volta: una vita da Erasmus, con festini sul Pont des Arts, libertinaggio da vero francese del XVII secolo, e una vita mondana da far invidia alla peggiore delle Party Girls. C’è ora: una vita da lavoratore, con oneri ed onori completamente agli antipodi della vita precedente. Cristina ha vissuto la prima fase l’anno scorso, e si ritrova ora nella stessa città, il taglio di capelli un po’ cambiato e un coraggio da vera leonessa metropolitana. Si chiama Cristina Di Tommaso e ci racconta tutto così, a ruota libera. Perchè non è facile partire e ricominciare da zero, di nuovo.
Secondo i migliori dizionari le parole italiane sono 800.000; i dizionari “normali” invece riportano un uso di 150.000 lemmi, infine recenti studi stimano in circa 5.000 le parole di uso quotidiano nella lingua parlata. Ora però, secondo una ricerca inglese, noi studenti possiamo limitarci a parlare anche solo con 20 di queste, 20 parole.
Si parte dalle comunissime abbreviazioni come tvb e xk, alle rivisitazioni dei normali termini, come bella usato come saluto e LOL per far intendere una risata. Ma perchè questo linguaggio è considerato una limitazione? È presto detto, come dice Jean Gross, consulente del governo britannico per le politiche sulla comunicazione giovanile: l’abitudine a parlarsi attraverso il computer e i cellulari può trasformarsi in un handicap per il futuro, in quanto 800 parole (le più usate dagli inglesi) non sono sufficienti per conquistare un lavoro e avere successo nella vita.
Partiamo dalle vostre influenze… a quali gruppi si ispira la vostra musica?
Il nostro sound è metal e ci ispiriamo prevalentemente ad un gruppo cinese chiamato 痍 嫡灵 (si legge yídílíng), ma sottosotto affiora anche l’anima emo-pop del nostro chitarrista Jobbe, il rap “chekka chekka, one-two” del cantante Riccio, i tentativi (vani) di inserire giri progressive da parte di Vigno il bassista.
In definitiva ogni giorno ci troviamo in sei sul macchinino di Jobbe per fare un giro sui colli e pomparci in testa Bullet For My Valentine, Blessed By A Broken Heart, Rage Against The Machine, Iron Maiden, Trivium e Cristina D’Avena.
I nostri testi riempiono la musica così come la crema riempie un bombolone. Sono un misto di realtà e astrattismo, spaziano da ciò che disprezziamo di questa fottuta società a ciò che ci riguarda più da vicino, come le nostre esperienze individuali. Italiano o inglese non fa differenza: è vero che bisogna essere internazionali, ma ci piace cha alla gente rimangano impresse le nostre rime quindi usiamo vicendevolmente entrambe le lingue.
Cosa ne pensate dell’attuale scena italiana? E’ importante per voi musicalmente?
Come dice il nostro batterista Cassa, dobbiamo scappare all’estero, perché qui non c’è nulla se tuo padre non è Richard Benson. L’Italia avrebbe molto da offrire, però il commercio discografico italiano è orientato su un genere che non ci appartiene e quindi siamo costretti a farci un culo così per raggiungere il successo. Il nostro obiettivo è fare musica che da un lato piaccia alle persone e dall’altro soddisfi pienamente le nostre esigenze musicali e quindi cerchiamo sempre di inserire riff orecchiabili nella nostra musica, pur mantenendo il nostro sound aggressivo.
“Genitrice, sono al vespasiano con la cnissoregmia, ho il tafanario impillaccherato e subodoro eziandio un miasma inverecondo, financo esecrando. Addurresti compitamente carta igroscopica?”; non è l’incipit dell’ultimo saggio pubblicato dall’Accademia della Crusca, bensì un modo come un altro per farsi soccorrere qualora in bagno finisse la carta igienica. Tutto ciò non tanto per puntualizzare come, anche in infime circostanze, possiamo attingere a un registro elevato, ma piuttosto per segnalare l’esistenza di parole “a rischio d’estinzione”. Purtroppo infatti, come tutte le cose, anche la lingua subisce il flagello del tempo e del consumo e si usura e si spegne, perdendo sfumature e tonalità e immiserendosi a pochi, grami concetti. Ma disgraziatamente siamo proprio noi ragazzi, con la nostra ignoranza della lingua italiana, i più famigerati (quantunque inconsapevoli) assassini di parole, assassini di pensiero.
La voce è iniziata a spargersi: c’è un gruppo di indie pop italiano che piano piano sta riuscendo a farsi conoscere in tutto il mondo, con recensioni e passaggi del loro disco, Personal Trainer (uscito in Italia per Pippola Music/Audioglobe), su radio e giornali importantissimi in Spagna, Inghilterra e Giappone. A noi piacciono tantissimo perché sono una delle cose più belle che ci si possa aspettare dall’estate: ecco a voi i Fitness Forever.
Prima di tutto: presentatevi e diteci come sono nati i Fitness Forever!
Noi quattro dei Fitness Forever ci conosciamo da anni, lavoravamo nel campo della moda. Sara era chief designer in Naj Oleari, Tony il creatore delle borchie El Charro e Scialdone ha inventato la suola della Timberland. Io (Carlos) sono il creatore dell’albero di Best Company, e con i proventi di esso ho vissuto alle Bahamas fino al Natale 2007. Esaurite le scorte di soldi, abbiamo formato la band, perché è fin troppo facile sfondare nel campo del pop. L’abbiamo capito studiando a fondo il caso delle Las Ketchup.
Nome e titolo del disco (Personal Train) in inglese e canzoni pop italianissime. Come mai vi siete buttati su questo genere?
È paradossale che suoni strano che un gruppo decida di fare musica tipicamente Italiana… in Italia e’ stata realizzata magnifica musica conosciuta in tutto il mondo. Sognante, melodica, raffinata e accessibile allo stesso tempo… colonne sonore e canzoni dei soliti noti (Umiliani, Morricone, Piccioni, Bongusto per citarne alcuni) che hanno influenzato enormemente (e continuano a farlo) i maggiori autori pop del mondo.
Ho semplicemente colto il bisogno di realizzare un tipo di musica che partisse da questo patrimonio, anche genetico, importante, aggiungendoci ovviamente il resto dei miei ascolti (molto anglofoni) e il mio gusto personale, aka “Personal Taste”.
Sentendo la vostra musica si sente senza dubbio molta Italia (molto nei testi, ma anche nei suoni, sembra di sentire parecchio del pop leggiadro,vacanziero, italiano di tanti anni fa) e anche un po’ di Spagna (La Casa Azul). C’è dell’altro?
Io sono golosissimo di psichedelia inglese e americana (quella dei dischi a cavallo del 1966-1969) oltre che di bossanova, shoegaze, e disco music. Scialdone viene dal progressive e Tony dal Jazz e dalla musica classica. Ci piace tutto e abbiamo problemi evidenti solo con l’ultima raccolta di Albano, non all’altezza delle precedenti in tutta onestà.
Come avete conquistato il passaggio sulla BBC e la recensione su giornali come Mojo ed El Pais (pur cantando in italiano)? E perché non avete ancora destato allora il medesimo interesse anche in Italia?
Penso che sia un problema anche sociologico! Molta gente nel nostro paese: o si prende molto sul serio e preferisce cose pesanti e pallose, spesso evidentemente senza spessore musicale; oppure non ama molto la musica (almeno quanto pensa di amarla) e non si prende la briga di ascoltare attentamente le cose. Ho la presunzione di pensare che, in assenza di queste due condizioni, il nostro disco potrebbe interessare a un numero maggiore di persone.
Tutto questo culminerà anche in una tournèe in altri Paesi?
Suoneremo a Indietracks, un festival in UK, quest’estate, e dopo l’estate abbiamo in programma un tour in Spagna, la nazione della nostra etichetta (la Elefant Records). Quanto ad altri stati, stiamo seriamente valutando la partecipazione alla cerimonia di apertura di “Quito 2010″ - per i campionati mondiali di lotta sul chorizo.
Il vostro disco è forse una chiccheria, se confrontato con il pop moderno: arrangiamenti molto precisi e colti che danno un aspetto veramente sbrilluccicoso al tutto. Perché non avete scelto qualcosa di più semplice?
Ovvio che una canzone è bella anche solo chitarra e voce! Se volete, pensate ai Fitness come a quei giocatori di calcio che fanno di tutto per complicarsi la vita, pur di segnare un goal difficilissimo!
I vostri ascolti - tra Italia ed estero?
In questi giorni sto ascoltando la compilation “Essential Italo Disco” - “Can Cladders” degli High Llamas, “Up In Flames” dei Manitoba e “Andorra” dei Maribou. Mi piacciono proprio tanto, sto perdendo l’udito a forza di ascoltarli con l’iPod!
Personal Train è molto “vacanziero”. I vostri progetti per l’estate? Qualche bel live spiaggiofilo tra materassini e tramonti?
Magari! Dato che in Italia ci pagano poco la mattina possiamo vendere cocco fresco!
(Copyright 2009 - Articolo - con parti inedite - tratto da BLOGmag n. 23)
Spesso si sente dire che molti di noi ragazzi sono disinteressati e delusi dalla politica. Questo ci ha portato ad intervistare l’Assessore all’Ambiente, Sport e Coordinamento delle Politiche Giovanili Anna Patullo, per capire cosa il Comune di Bologna ha fatto per noi studenti in questi ultimi anni. Sperando così di avvicinare alcuni di voi alla politica, partendo da temi che certamente vi interessano.
Assessore, posso chiederle quali spazi il Comune ha messo a disposizione per noi studenti dal 2004 ad oggi?
Innanzi tutto, posso dirti che ho la delega al Coordinamento delle Politiche Giovanili solo da febbraio 2008, quindi la prima cosa che ho fatto è stata quella di fare una ricognizione degli spazi a vostra disposizione nella città, dalla quale è risultato che in ogni quartiere c’è una biblioteca e una sala studio, diversi centri giovanili, sportivi e sociali.






