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Personalizzare, differenziare, accessoriare, ornamentare e ornamentarsi.
Dalla personalizzazione degli oggetti alla personalizzazione intesa come accessoriaggio del corpo; dall’invasione del sociale nel privato alla privatizzazione degli spazi sociali…
Albino Claudio Bosio, professore straordinario di Psicologia dei consumi e del marketing all’Università Cattolica di Milano, illustra una questione che scavalca un po’ quelle che sono le categorie psicologiche degli adolescenti.
Perché i ragazzi tendono a personalizzare gli oggetti che possiedono e gli spazi privati che li circondano?
Il gruppo adolescenziale è un gruppo socialmente protagonista. Può essere protagonista in tante maniere: attraverso un’azione politica, culturale, ideologica… o dettando elementi di moda.
La personalizzazione oggi, che più che personalizzazione è accessoriaggio, è un tema ampio che rivela una situazione dove la costruzione sociale dell’identità e dell’appartenenza è sempre più difficile. Questo fenomeno di personalizzazione di oggetti privati si caratterizza non come costruzione di un fenomeno sociale, ma privato.
All’interno dello scenario domestico, ad esempio, questo fenomeno si riscontra nella caratterizzazione che rappresenta la mappatura di quegli ambienti della casa, come la camera da letto, che in qualche modo vengono dedicati al teen. Una volta la casa era la casa e tutti avevano accesso a tutto; oggi esistono invece dei “muri di Berlino” nella casa per cui la porta di un teen è invalicabile se il teen non dà permesso di oltrepassarla!
Dentro la stanza inoltre esiste un fenomeno di caratterizzazione completamente diverso da una caratterizzazione tipica degli anni ‘80. In quei tempi all’interno della cameretta si trovava l’importazione di un mondo condiviso, qualcosa che avesse significato sul piano simbolico (personaggi dello scenario politico o musicisti in genere) e lo si faceva con l’intento di importare segnali dal mondo per segnalare le proprie appartenenze nel mondo; adesso invece la caratterizzazione degli ambienti va per altre strade: sono in qualche maniera dimensioni del proprio privato riconducibili ad esperienze personali (un viaggio, gli amici, luoghi cari, oggetti e ricordi in generale) che vengono espresse e rivelate lì… fuori dalla porta della propria stanza da letto c’è poco e niente di espressione del sé.
Questo fenomeno è molto più ampio: è la rivincita del privato nel sociale; mentre prima c’era stata l’incursione del sociale nel privato.
Piercing e tatuaggi, sempre più diffusi tra i teen, rappresentano semplicemente una moda da seguire o un modo per “personalizzarsi”?
La situazione dei teenager è una situazione bloccata dove è difficile capire il “cosa farò da grande”. La giovinezza, non solo l’adolescenza, si sta sempre di più caratterizzando come un periodo di stand-by in cui non si sa quando e in che modo se ne uscirà.
Quello dei giovani di oggi è un gruppo che ha bisogno di progettare l’identità, di costruire contenuti, valori, modelli culturali e simbolici di riferimento. Questo lavoro viene trasferito in un’area più individualista nell’accessoriaggio: l’attenzione all’accessorio come elemento che va a differenziare.
Ma accessoriaggio è anche inteso come accessoriaggio invasivo del corpo.
Prima l’accessorio era fuori; ora l’accessorio è dentro. Dentro la pelle, sulla pelle. Piercing e tatuaggi rappresentano segnali da cui scaturisce un doppio tentativo: di connotare un’identità personale attraverso dei segni innaturali, nonché l’idea di penetrare con dei segni un corpo percepito come un’identità del sé estremamente debole.
È fisiologico che nelle situazioni di vita un adolescente abbia un’identità debole, appunto perché in questo periodo viene meno tutto il contesto sociale che può sostenere la costruzione dell’identità… compito che ormai viene delegato passivamente ai più giovani, senza dargli la grande opportunità di costruzione di crescita nel sociale.
L’esigenza di personalizzare è propria di questa generazione o anche in passato era diffusa questa pratica?
Io sono figlio del dopoguerra. In quel periodo non c’era il tema della personalizzazione, ma c’era il tema della visione dei modelli… ad esempio per la mia generazione era fondamentale avere una divisa da indossare per sentirsi qualcuno. La mia tuta di atletica, che veniva indossata dagli atleti della nazionale, aveva un valore omologante, non un valore differenziante.
Il problema dei giovani degli anni ‘60 non era quello della differenziazione, bensì quello dell’omologazione e dell’accesso a quei beni di rappresentanza che facevano il passaggio dalla società contadina ad una società industriale, fluente: ad una società dei consumi.
Prima il problema era di possedere un oggetto. Ai miei tempi contava avere la 500, avere la 600… l’esigenza di personalizzarla, del “ninnolo” è sopraggiunta in seguito.
Sostiene che la personalizzazione sia propria di una fazione politica piuttosto che di un’altra?
Il fenomeno è interessante. Sia a destra che a sinistra c’è un’aggregazione di preferenze, dietro cui non si evince la costruzione di due modelli: in buona sostanza quello che c’è a sinistra c’è a destra.
Un tema che non trascurerei è quello delle tribù. Perché più che destra o sinistra, quello che noi abbiamo in questo momento è l’organizzarsi in nuove tribù, che non sono evidentemente quelle della etnografia classica, bensì tribù urbane di gente che si aggrega sulla base di condivisioni di alcuni segnali forti ma privati, su cui si organizza e si condivide un’esperienza.
Alti segnali di questa tendenza sono stati un po’ i possessori delle Harley Davidson, oggetto attorno a cui si costruisce tutt’ora uno stile di vita.
Oramai le espressioni tribali, anche grazie alla diffusione di internet, sono enormi. Si fa tribù sulla nutella, si fa tribù sulla condivisione di un film, si fa tribù sulla 500, la Mini… e si fa tribù condividendo certi luoghi di frequentazione.
Un esempio estremamente attuale è Facebook… dove chiunque può iscriversi a gruppi o diventare fan di “cose stupide” intelligenti nella loro stupidità. Questo perché i valori più stupidi sono strumentali a costruire un’esperienza comune e sono stupidi proprio perché essendo stupidi non sono conflittuali: sono argomenti neutri, che mettono d’accordo la maggior parte degli utenti, di cui la stupidità o la irrilevanza dei temi è funzionale.

Molti lo amano, altri lo odiano; è sulla bocca di tutti, ma sulle auto di pochi; ha suscitato polemiche, dibattiti, scontri… e l’avvento del nuovo anno non ha certo migliorato la situazione.
L’ecopass introdotto dal comune di Milano nel lontano 2008 allo scopo di ridurre le emissioni di tutti quei gas nocivi alla salute è stato prorogato e sarà valido fino al 31 dicembre 2009. Anche quest’anno dunque per entrare nella cerchia dei Bastioni ci sarà bisogno di questo permesso speciale che limita l’ingresso nel cuore della città alle auto meno inquinanti. Esenti da questo divieto di circolazione all’interno del centro di Milano sono i veicoli gpl, diesel con filtro antiparticolato omologato, nonché le auto Euro 5 (presto sul mercato) e tutte le autovetture che, tramite permessi speciali possono scorazzare liberamente senza limiti alcuni.
Sul sito internet del Comune di Milano sono pubblicati tutti i dati, raccolti dall’Agenzia per la Mobilità e l’Ambiente, relativi al monitoraggio effettuato in questo primo anno di Ecopass.
Come previsto dalla giunta comunale il provvedimento a distanza di un anno si è rivelato vincente sia dal punto di vista del traffico (meno 22.000 veicoli inquinanti ogni giorno nel centro di Milano), sia sulla diminuzione delle emissioni di gas di scarico dannosi (l ‘ammoniaca - NH3 - si sarebbe ridotta del 47% rispetto all’anno precedente, gli ossidi di azoto del 17% e l’anidride carbonica - CO2 - del 14%).
L’interesse destato dal latino è solitamente scarso ai limiti dell’insolenza, ma non c’è bisogno di essersi consumati su versioni e manuali per comprendere questa frase. Soprattutto ora, che l’Italia può orgogliosamente affermare di trovarsi al primo posto nella classifica di produzione del nettare di Bacco, dopo aver superato persino i più diretti concorrenti, gli amati-odiati cugini d’Oltralpe. Ora, che le carte dei bar più trendy lasciano solo l’imbarazzo della scelta agli (s)fortunati avventori. Si va dal fruttato e malizioso Sex on the beach al caraibico Mojito; dalla fresca Caipiroska agli evergreen Manhattan e Martini; ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le stagioni. Ora, che l’happy hour diventa un irrinunciabile must della serata milanese e la turba scatenata (e assetata) del sabato sera riempie i locali, i pub e le discoteche. Soprattutto ora, che il Parlamento Italiano sembra essere arrivato ad interrompere quest’orgia alcolica con la modifica della ben nota legge 186. Ebbene sì, cari impenitenti amanti della bottiglia, il tasso alcolico consentito dalla legge italiana sarà ridotto da 0,5 a 0,2 g/l. Il che significa che si è considerati ubriachi alla guida dopo poco più di una birra media. Se per caso allora, dopo 6 ore di ballo indiavolato, usciti dalla discoteca vi accorgete di essere incalzati da uno strano omino in divisa a soffiare dentro uno strano marchingegno, non abbiate paura, non è un alieno che vuole convincervi a salire sulla sua astronave, è solo qualcuno che si vuole assicurare che mentre guidate non vediate 3 volanti (o manubri) ma uno solo!
Laura Massironi
(Copyright 2009 - Articolo tratto da BLOGmag n. 22)
Duchesne è un professionista serio. Ultimamente non stava molto bene.
Giovane avvocato d’affari in carriera, frustrato dal lavoro di “libero” professionista in un grande studio associato milanese, Duchesne inizia a trasmettere il suo malessere e gli altarini del suo ambiente attraverso un blog cliccatissimo: studioillegale, per l’appunto. A distanza di mesi dal primo post sul suo blog, e dai primi commenti dei numerosi visitatori, colleghi e non, Duchesne ha deciso di cimentarsi nella stesura di un romanzo; un romanzo che ha come protagonista Andrea Campi, personaggio in cui l’autore si immedesima in tutto e per tutto. A tal punto che non è facile capire cosa sia frutto della fantasia dello scrittore e cosa sia tratto dalla vita vera.
Uscito nei primi giorni di Febbraio il romanzo Studio illegale (Marsilio Editori) ha subito spopolato tra gli assidui frequentatori del blog, tra i colleghi curiosi di aneddoti ed anche tra chi il blog non lo ha conosciuto. Dalle pagine del libro emerge forte il ritratto di un professionista in difficoltà, sia sul piano lavorativo, che sul piano della vita privata. A fare da sfondo agli accadimenti c’è una Milano a base di aperitivi, parole in inglese infilate a caso nei discorsi e di tanta superficialità.
BLOGmag ha intervistato l’anonimo autore del romanzo. Ecco un accenno.
Quanto incide una città come Milano sui pensieri di Duchesne?
Molto. È la città in cui sono nato e dove ho sempre vissuto, una città che in qualche modo continuo ad amare ma da parecchio non mi piace più. Sul blog compare spesso, credo che sia il solo teatro possibile (e credibile) per quello che racconto. Devo dire che mi piace pubblicare post che cominciano con “a Milano”, anche se poi, quasi sempre, quello che vado a scrivere non fa onore alla città. Fin da quando ho aperto il blog, poi, mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa che raccontasse il tragitto da casa al lavoro, attraverso la città, con tutto quello che si incontra, come una sorta di piccola odissea. Alla fine, l’idea è diventata un capitolo del libro, in cui tutti i fatti raccontati, per quanto incredibili, mi sono successi davvero. Ecco, non nello stesso giorno, sarei diventato pazzo.
Cosa dice del libro in uscita?
La definizione migliore credo sia quella che compare sul risvolto: “una tragicommedia piena di lavoro, di frustrazioni e di cravatte.”
L’intervista completa verrà pubblicata sul prossimo numero della rivista.
Una compagnia aerea che vuole ridefinire il concetto di low cost trasformandolo in no cost. Sembra impossibile, ma qualcuno, quelli della neonata Dunx Airlines, ci sta provando. Una giovane flotta, tutta italiana, che prima era impegnata nei servizi di aerotaxi e di voli regionali e che ora si sta rinnovando, in seguito all’acquisto, poco meno di due anni fa, di un Boeing 737-200. E sono partiti i radicali cambiamenti della giovane azienda, che ora ha un grossissimo obiettivo: conquistare fette importanti del mercato italiano dei voli, facendo tratte nazionali e internazionali grazie anche all’aiuto di compagnie partner. Il bacino cuore della nuova compagnia sarà il nuovo aeroporto di Ostia, fuori Roma, ancora in fase di costruzione. Ovviamente importanti saranno anche gli aeroporti milanesi.
Dunx, che si definisce la compagnia aerea più economica, proporrà attraverso il suo sito e le principali community (Facebook, YouTube, Flickr, Myspace…) i già desideratissimi biglietti a zero euro. Come faccia questa azienda a proporre voli completamente gratuiti rimane un mistero… Speriamo in qualche maggior notizia nelle prossime settimane, perchè noi (e il nostro portafogli) siamo molto curiosi!
Siamo tutti contenti: il febbraio musicale di Milano accontenta tutti, ognuno avrà la musica che preferisce.
Dal vivo, ovviamente. Un esempio? Se amate il rock, nella sua versione indie, eccovi serviti i Kaiser Chiefs, che presentano il loro nuovo lavoro “Off With Their Heads” il 5 febbraio all’Alcatraz (unica data italiana).
Nel resto del mese ci attende una scorpacciata di musica italiana: grande musica d’autore con Vinicio Capossela, che si esibisce dal 9 all’11 al Teatro Ventaglio Smeraldo per portare sul palco il suo ultimo disco “Da solo”.
Ancora musica raffinata con Ivano Fossati, che il 22 alla Sala Verdi del Conservatorio propone, tra le altre, le canzoni da “Musica Moderna”, il suo disco ora in classifica.
A tre anni da “L’uomo sogna di volare”, sono tornati i Negrita con “HELLdorado”: il loro live è previsto per il 14 al Palasharp. Tutt’altro genere per Frankie Hi-NRG MC, che dopo la partecipazione a SanRemo 2008, torna ad esibirsi, e sarà a Milano il 19 febbraio al Rolling Stone. Un “Acchiappanuvole” arriverà al Teatro Ventaglio Smeraldo il 23: è Mango, che canterà i suoi celebri successi tratti anche dall’ultimo album pieno di duetti (bellissima l’accoppiata con Battiato per “La stagione dell’amore”).
Nel mese di San Valentino vengono accontentati anche gli innamorati, ma dovranno scegliere, perché sono in programma in contemporanea, il 27, i due concerti che consigliamo a chi sta vivendo una bella storia d’amore: al DatchForum ci saranno le “Metamorfosi” di Raf, mentre ai Magazzini Generali suoneranno i The Script.
Domenico D’Alessandro
La moda, si sa, vive di luci, flash e chiacchiericcio.
A tenere banco tra i backstage e i giornali, quest’anno, non sono stati né i capricci delle modelle, né le segretarie picchiate da cellulari volanti, né le corse in prima fila tra vip e aspiranti tali, né le liti tra giovani sciampisti. I protagonisti quest’anno, alle sfilate milanesi, sono stati i numeri uno. Gli imputati: il duo Dolce e Gabbana. L’accusa: Giorgio Armani in persona. La pietra (pardon! l’ago) dello scandalo è stato un (orribile) pantalone trapuntato. Pare infatti che Re Giorgio sia sobbalzato dalla sedia dopo aver riconosciuto tra le nuove proposte invernali di Dolce e Gabbana proprio un pantalone trapuntato identico a quello da lui stesso ideato e portato in passerella la scorsa stagione. Re Giorgio, senza mezzi termini, ha così commentato il passo falso: “Dolce e Gabbana? Oggi copiano. Domani impareranno”.
Le querelle tra gay sono più meschine di una riunione tra comari siciliane e più spietate di una trincea di guerra. La risposta del duo, quindi, non si è certo fatta attendere: “Sicuramente abbiamo ancora tanto da imparare, ma non certo da lui; è da anni che non andiamo più alle sfilate di Armani”.
A mettere acqua sul fuoco ci hanno pensato le nuove labbra di Donatella Versace che ha pensato di collaudare la sua nuova bocca con la frase: “Essere copiati è un onore. Mio fratello Gianni è stato copiatissimo”.
Non si sa ancora se, spenti i riflettori sulla settimana della moda, tra gli stilisti sia pace fatta. Ma il vero mistero resta un altro. E’ vero che nella moda vige l’implacabile regola del “purchè se ne parli”, ma era proprio necessario sprecare tanta voce per un paio di pantaloni trapuntati che così come non sono andati l’anno scorso probabilmente non andranno nemmeno l’anno prossimo? A Giorgio Mastrota l’ardua sentenza. Lui, del resto, le trapunte, sono anni che le propone ogni pomeriggio.









