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La scoperta indie di questo 2010 sono sicuramente loro: Il Pan del Diavolo, due siciliani, Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo. Abbiamo intervistato il primo, cercando di scoprire (e allo stesso tempo di presentarvi) questo duo che ha totalmente folgorato critica e pubblico italiani con il loro folk rock intenso ed ironico (e un po’ violento!).

Come vi siete conosciuti? Chi ha scelto il nome e come?
Il pan del diavolo è sempre avvelenato” è un proverbio… o comunque dovrebbe esserlo, 
perché io l’ho sentito e non credo di essermelo immaginato!
 Dopo averlo sentito, ho scelto appunto “Il pan del diavolo” come nome per la mia musica (tutto questo già nel 2005 con un progetto diverso ma che portava lo stesso nome).
 Per quanto riguarda il nostro incontro, io e Gianluca ci siamo conosciuti dal fotografo: lui aveva una chitarra sulle spalle
 ed io le bacchette per la batteria.
I vostri ascolti in che modo si riflettono nella vostra musica?
Ascolto di tutto ma faccio in modo che solo alcune cose entrino nella mia musica.
 Alcuni dischi li studio fino alla nausea, altri li sento una volta e poi li metto da parte…
 Dei dischi di rock’n'roll italiano così come per la musica di Tenco, per esempio, è per me importantissimo lo stile vocale. Inoltre mi posso soffermare su come suonano i Cramps o Neil Young. Quello che ascolto e che mi piace lo studio perchè penso che sia
importante conoscere i tuoi riferimenti musicali fino in fondo.

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Valutazione: 5.0/5 (1 voto)
. 8 Giugno 2010
Articolo scritto da monsieuranonyme

Fin dalla nascita del punk negli anni ‘70, Londra è stata un’incubatrice di nuove tendenze musicali e artistiche. Negli ultimi tempi poi, vista la stagnante aria che tira in Italia, è diventata una delle mete preferite dei neo-maturati per proseguire gli studi, soprattutto in ambito artistico.

Occhio alla spesa
Innanzitutto bisogna sfatare un mito: Londra non è così cara come viene descritta. Può darsi che lo sia stata in passato, ma ora che la sterlina è crollata i prezzi sono quasi equivalenti a quelli in euro (occhio al quasi: 1 sterlina equivale a 1,15 €, quindi quando si inizia a parlare di cifre consistenti la differenza c’è e pure di parecchi euro). I trasporti possono sembrare costosi, ma se si pensa allo sviluppo della rete metropolitana e a al fatto che anche alle 5 di mattina non ti lasciano a piedi, il prezzo sembra già più ragionevole.
Ovviamente, trattandosi di una capitale, è facile incappare in trappole per turisti, come le trattorie italiane gestite da cubani dove una pizza margherita guarnita di mozzarella di plastica te la fanno pagare 10 sterline e l’acqua altrettanto. Per sopravvivere, se volete evitare i fast food, buttatevi sulle tante catene che offrono panini freschi a prezzi umani (EAT, Pret a Manger), bento sushi (sushi che vi componete da soli, anche vegetariano) o cibo etnico in generale: per esempio a Brick Lane dovrete fare lo slalom tra i camerieri dei mille ristoranti indiani che vi invitano ad entrare millantando prezzi ridicolmente bassi e offrendovi alcolici. Se invece vi trovate a Camden evitate i chioschi cinesi dove per l’allettante prezzo di 3 sterline ti riempono una vaschetta con cibarie assortite: fatelo per il vostro stomaco.

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Valutazione: 4.5/5 (2 voti)
. 25 Maggio 2010
Articolo scritto da quasibionda

Alessio Natalizia l’abbiamo conosciuto qualche tempo fa come componente dei Disco Drive, un gruppo italiano di qualche tempo fa che con il suo Things to do today riscosse recensioni pazzesche sia in Italia che, soprattutto, all’estero. Abbiamo rincorso appunto Alessio perchè, tra un viaggio e l’altro tra Londra e gli States, ci raccontasse il suo progetto Banjo or Freakout (già apprezzatissimo da, tra gli altri, The Guardian).

Quando e come è nato il progetto Banjo Or Freakout?
Banjo è nato nei momenti di attesa e di noia, un po’ per caso e un po’ per la voglia di fare qualcosa di diverso e che fosse 100% me stesso e nessun altro. Mi sono trasferito a Londra per altri motivi di vita personale e Banjo è nato in vari luoghi tra cui Londra.
Quando ti abbiamo sentito per la prima volta, ci è venuta in mente la spontaneità dell’action painting di Jackson Pollock: hai tratto ispirazione da altre realtà artistiche e non, oltre a quella musicale?
Ti ringrazio molto… sono un grande fan di Pollock! Anzi, ero in un museo davanti ai suoi quadri qualche ora fa… strana coincidenza! Certo, tutto ciò che ha a che fare con la spontaneità mi ispira costantemente. Mi piacciono quelli che cambiano sempre e non si ripetono mai, ma che allo stesso tempo non si prendono troppo sul serio.

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Valutazione: 5.0/5 (4 voti)
. 25 Maggio 2010
Articolo scritto da deFe.

Di loro si dice che siano i Radiohead nostrani, gli indubbi eredi dei Sigur Ròs. A quasi un anno dall’uscita del primo EP la loro musica sta facendo il giro del mondo: arrangiamenti semplici, ma ipnotici, sessioni acustiche con il gusto per le incursioni elettriche ed elettroniche. Ne parlano i blogger dei due emisferi, veri talent scout di questo secolo. Ci danno appuntamento ad un chiosco che vende cocomeri, chi con l’aria sorridente, chi più pensieroso. A darci il benvenuto è Francesca, frontgirl del gruppo dalla voce delicata ma potente: è appena uscita da lavoro, come tutti gli altri. “Per riuscire a fissare tutte le date facciamo i salti mortali tra ferie e notti insonni. Talvolta mi tocca andare in libreria con un’aria da fantasma, ma fino a che ti diverti, non ne senti il peso”.

Ofelia chi è? E perché dorme?
Il nome è un chiaro omaggio all’Ophélie del poeta Rimbaud, che poi è il personaggio shakespeariano dell’Amleto. Lo abbiamo scelto all’inizio, quando il gruppo era un semplice duetto di chitarre, Gianluca e Francesca. Ma la nostra Ofelia dorme, nella speranza che il suo sia solo un lungo sonno, e non una sorte ben peggiore: per abbandonare il pessimismo legato a questa figura.

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Valutazione: 5.0/5 (5 voti)
. 20 Maggio 2010
Articolo scritto da robertopisano

ENGLISH VERSION

Ci crediamo un sacco. Proprio per questo li abbiamo cercati ed intervistati per voi. I Cassette Kids sono una delle formazioni più pop degli ultimi tempi, dalla voce di Katrina (che ha risposto alle nostre domande) ai suoni dance-rock del gruppo. È banale dirlo, ma il loro Nothing on TV, uscito da circa un mese, quest’estate lo si ascolta un bel po’.
Prima di tutto, raccontate chi siete al pubblico italiano, quando avete iniziato a suonare assieme e perchè…
Siamo una band indie/dance/pop australiana conosciuta per fare show dal vivo davvero energici. L’unico contatto che abbiamo con l’Italia (non ci siamo mai stati) è Bob Rifo dei Bloody Beetroots!
La nostra storia inizia circa tre anni fa, quando ci siamo conosciuti grazie alle reciproche presentazioni dovute ad amicizie comuni ed abbiamo iniziato a suonare assieme, mentre Dan (basso) e Jake (batteria) andavano a scuola assieme. Siamo tutti originari della stessa zona, le Blue Mountains a ovest di Sydney… possiamo quindi dire di aver perso parecchio tempo prima di trovarci!

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Valutazione: 5.0/5 (1 voto)
. 18 Maggio 2010
Articolo scritto da monsieuranonyme

In una gelida serata invernale, abbiamo deciso di andarci a scaldare nel backstage del Pump This, a Bologna, dove era impegnato nel djset Jas Shaw, metà dei Simian Mobile Disco, uno dei progetti electro che, come forse vi siete accorti, amiamo maggiormente. Abbiamo fatto un’oretta di chiacchiere con questo disponibilissimo ragazzo.

Quando e perché avete deciso di cambiare il vostro progetto da Simian a Simian Mobile Disco?
Mentre suonavamo come Simian facevamo anche molte serate come dj, col nome di Simian Mobile Disco, solo per divertirci, ci piaceva l’idea di uscire dalla figura della band. Non è qualcosa su cui abbiamo riflettuto, è successo e abbiamo continuato, perché fare i dj è divertente.
Quanto ha influito avere fatto il remix della canzone dei Justice “we are your friends” nel vostro cambiamento di stile?
Non è stato influente sul nostro cambiamento di stile, lavoravamo già come dj prima di fare quel pezzo. Però certamente ci ha aiutato a ottenere più lavori come dj e a fare più remix.
Nonostante la vostra musica sia elettronica, i vostri pezzi hanno un’attitudine molto pop, funzionano anche in radio e non solo nei club. E’ una cosa voluta?
Non ci siamo mai focalizzati sulla radio, neanche quando eravamo solo Simian. Quello che ci ha sempre affascinati era l’idea di fondere canzoni diverse, se poi arriva il successo mentre facciamo quello che ci piace fare, male non fa. Per il primo disco abbiamo preso le parti vocali e le abbiamo letteralmente “tagliate” per inserirle nell’elettronica, mentre in questo disco i cantati sono così forti che è successo il contrario: la musica segue la voce invece che scontrarsi con essa.

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Valutazione: 4.0/5 (2 voti)
. 14 Aprile 2010
Articolo scritto da monsieuranonyme

Andrea e Flavio, da Roma, sono Le Rose, il synth-pop all’italiana fatto con stile e talento. Colori, fascino, ironia e cultura si mescolano nel loro positivissimo e sorprendente album di debutto (Monica Vitti e Mi dice sì rimangono in testa, tenetele d’occhio!). Gli abbiamo chiesto di raccontarcelo…

Prima di tutto: come, dove e perchè nascono le Rose (e cosa fanno nella vita oltre ad essere musicisti)?
Andrea - Prima di diventare una band ci incontravamo spesso qui a Roma ai concerti, avevamo degli amici in comune e con loro avevamo intrapreso vari progetti musicali. C’era una saletta che frequentavamo nei pressi del Colosseo e una sera ci ritrovammo per caso a improvvisare in una jam. Suonavamo le tastiere e ci piaceva quello che veniva fuori. Flavio propose di mettere su un duo di musica da cameretta, musica intimista per momenti di solitudine interiore. Le prime prove si susseguirono cercando la formula giusta. Scoprimmo di avere aspirazioni pop e così componemmo la prima canzone, Mr Blue, un pezzo che solo in pochi si ricordano. Invitammo gli amici alle prove, poi organizzammo il primo live e la gente sembrava apprezzare. Il nome l’abbiamo scelto seguendo suggestioni sinestetiche e un certo Romanticismo a noi innato. È tanto tempo ormai che facciamo solo musica.

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Valutazione: 5.0/5 (1 voto)
. 6 Aprile 2010
Articolo scritto da monsieuranonyme