Ultime news - politica

La proposta viene da una senatrice del Pdl, un’insegnante bergamasca nel ruolo di politica, Maria Alessandra Gallone. Ed a prima vista ha due diversi sapori. Appare innanzitutto come la solita bigotta provocazione che ha il solo compito di generalizzare sugli studenti (definendoli fannulloni o peggio); in secondo luogo ci sembra una di quelle proposte di cui a breve già si sarà smesso di parlare evidenziando la solita inconcludenza del mondo politico italiano, capace di spararne tante ma - destra o sinistra che sia - di portare a termine ben poco di quello che si inventano (e considerando il numero delle esternazioni degli esponenti dei diversi partiti possiamo quasi ritenerla una fortuna).

In sostanza la senatrice ha detto: Le gite scolastiche sono sempre più solo e soltanto dei viaggi turistici. Le settimane bianche hanno costi che non tutti gli studenti possono affrontare. Mandiamo gli studenti a pulire i parchi e le spiagge o ad occuparsi della tutela dei boschi”. Educazione attiva e responsabile, in sostanza, a dispetto dei vizi delle gite d’istruzione.

Affiancati da tutor esperti, gli studenti si troverebbero così a “lavorare in vacanza” tutelando l’ambiente ed “incentivando il senso di responsabilità e la cura della natura in tutti i giovani in età scolare”. Un’idea quantomeno plausibile, se l’obiettivo è veramente quello. Se invece il succo del tutto è “facciamolo fare agli studenti che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera e si ubriacano in gita (e magari risparmiamo sugli addetti VERI alla pulizia dei parchi)”, beh, allora appoggiatela pure direttamente lì, nel mucchio delle proposte che non verranno mai approvate.

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. 15 Giugno 2010
Articolo scritto da monsieuranonyme

L’Agenzia delle Entrate italiana, in una circolare fatta girare qualche giorno fa intitolata Prevenzione e contrasto all’evasione fiscale, ha inserito tra i servizi di lusso anche le scuole private. Quindi tutti i genitori che iscrivono i propri figli alle scuole private dovranno indicare questa scelta come se fosse un indice di ricchezza. Ovvero: se una famiglia può permettersi questa spesa vuol dire che ha una capacità di spesa importante. In sostanza è ricca, o comunque se la spassa bene.

Le scuole private però non ci stanno e sono iniziate le proteste: si teme infatti un crollo delle iscrizioni da parte di famiglie più o meno benestanti che vogliono evitare grane col fisco. Motivo principale di protesta è l’equiparazione di un servizio comunque educativo con beni maggiormente legati al tempo libero, come possono essere, ad esempio, imbarcazioni, iscrizioni a centri sportivi o di wellness e viaggi extra-chic. Secondo chi critica questo provvedimento, inoltre, la scelta di una scuola non deve essere dettata da motivi fiscali, ma più semplicemente dalla libertà di scelta scolastica che è un diritto garantito anche dalla Costituzione.

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. 28 Aprile 2009
Articolo scritto da monsieuranonyme

Personalizzare, differenziare, accessoriare, ornamentare e ornamentarsi.
Dalla personalizzazione degli oggetti alla personalizzazione intesa come accessoriaggio del corpo; dall’invasione del sociale nel privato alla privatizzazione degli spazi sociali…
Albino Claudio Bosio, professore straordinario di Psicologia dei consumi e del marketing all’Università Cattolica di Milano, illustra una questione che scavalca un po’ quelle che sono le categorie psicologiche degli adolescenti.
 

Perché i ragazzi tendono a personalizzare gli oggetti che possiedono e gli spazi privati che li circondano?
Il gruppo adolescenziale è un gruppo socialmente protagonista. Può essere protagonista in tante maniere: attraverso un’azione politica, culturale, ideologica… o dettando elementi di moda.
La personalizzazione oggi, che più che personalizzazione è accessoriaggio, è un tema ampio che rivela una situazione dove la costruzione sociale dell’identità e dell’appartenenza è sempre più difficile. Questo fenomeno di personalizzazione di oggetti privati si caratterizza non come costruzione di un fenomeno sociale, ma privato.
All’interno dello scenario domestico, ad esempio, questo fenomeno si riscontra nella caratterizzazione che rappresenta la mappatura di quegli ambienti della casa, come la camera da letto, che in qualche modo vengono dedicati al teen. Una volta la casa era la casa e tutti avevano accesso a tutto; oggi esistono invece dei “muri di Berlino” nella casa per cui la porta di un teen è invalicabile se il teen non dà permesso di oltrepassarla!
Dentro la stanza inoltre esiste un fenomeno di caratterizzazione completamente diverso da una caratterizzazione tipica degli anni ‘80. In quei tempi all’interno della cameretta si trovava l’importazione di un mondo condiviso, qualcosa che avesse significato sul piano simbolico (personaggi dello scenario politico o musicisti in genere) e lo si faceva con l’intento di importare segnali dal mondo per segnalare le proprie appartenenze nel mondo; adesso invece la caratterizzazione degli ambienti va per altre strade: sono in qualche maniera dimensioni del proprio privato riconducibili ad esperienze personali (un viaggio, gli amici, luoghi cari, oggetti e ricordi in generale) che vengono espresse e rivelate lì… fuori dalla porta della propria stanza da letto c’è poco e niente di espressione del sé.
Questo fenomeno è molto più ampio: è la rivincita del privato nel sociale; mentre prima c’era stata l’incursione del sociale nel privato.
Piercing e tatuaggi, sempre più diffusi tra i teen, rappresentano semplicemente una moda da seguire o un modo per “personalizzarsi”?
La situazione dei teenager è una situazione bloccata dove è difficile capire il “cosa farò da grande”. La giovinezza, non solo l’adolescenza, si sta sempre di più caratterizzando come un periodo di stand-by in cui non si sa quando e in che modo se ne uscirà.
Quello dei giovani di oggi è un gruppo che ha bisogno di progettare l’identità, di costruire contenuti, valori, modelli culturali e simbolici di riferimento. Questo lavoro viene trasferito in un’area più individualista nell’accessoriaggio: l’attenzione all’accessorio come elemento che va a differenziare.
Ma accessoriaggio è anche inteso come accessoriaggio invasivo del corpo.
Prima l’accessorio era fuori; ora l’accessorio è dentro. Dentro la pelle, sulla pelle. Piercing e tatuaggi rappresentano segnali da cui scaturisce un doppio tentativo: di connotare un’identità personale attraverso dei segni innaturali, nonché  l’idea di penetrare con dei segni un corpo percepito come un’identità del sé estremamente debole.
È fisiologico che nelle situazioni di vita un adolescente abbia un’identità debole, appunto perché in questo periodo viene meno tutto il contesto sociale che può sostenere la costruzione dell’identità… compito che ormai viene delegato passivamente ai più giovani, senza dargli la grande opportunità di costruzione di crescita nel sociale.
L’esigenza di personalizzare è propria di questa generazione o anche in passato era diffusa questa pratica?
Io sono figlio del dopoguerra. In quel periodo non c’era il tema della personalizzazione, ma c’era il tema della visione dei modelli… ad esempio per la mia generazione era fondamentale avere una divisa da indossare per sentirsi qualcuno. La mia tuta di atletica, che veniva indossata dagli atleti della nazionale, aveva un valore omologante, non un valore differenziante.
Il problema dei giovani degli anni ‘60 non era quello della differenziazione, bensì quello dell’omologazione e dell’accesso a quei beni di rappresentanza che facevano il passaggio dalla società contadina ad una società industriale, fluente: ad una società dei consumi.
Prima il problema era di possedere un oggetto. Ai miei tempi contava avere la 500, avere la 600… l’esigenza di personalizzarla, del “ninnolo” è sopraggiunta in seguito.
Sostiene che la personalizzazione sia propria di una fazione politica piuttosto che di un’altra?
Il fenomeno è interessante. Sia a destra che a sinistra c’è un’aggregazione di preferenze, dietro cui non si evince la costruzione di due modelli: in buona sostanza quello che c’è a sinistra c’è a destra.
Un tema che non trascurerei è quello delle tribù. Perché più che destra o sinistra, quello che noi abbiamo in questo momento è l’organizzarsi in nuove tribù, che non sono evidentemente quelle della etnografia classica, bensì tribù urbane di gente che si aggrega sulla base di condivisioni di alcuni segnali forti ma privati, su cui si organizza e si condivide un’esperienza.
Alti segnali di questa tendenza sono stati un po’ i possessori delle Harley Davidson, oggetto attorno a cui si costruisce tutt’ora uno stile di vita.
Oramai le espressioni tribali, anche grazie alla diffusione di internet, sono enormi. Si fa tribù sulla nutella, si fa tribù sulla condivisione di un film, si fa tribù sulla 500, la Mini… e si fa tribù condividendo certi luoghi di frequentazione.
Un esempio estremamente attuale è Facebook… dove chiunque può iscriversi a gruppi o diventare fan di “cose stupide” intelligenti nella loro stupidità. Questo perché i valori più stupidi sono strumentali a costruire un’esperienza comune e sono stupidi proprio perché essendo stupidi non sono conflittuali: sono argomenti neutri, che mettono d’accordo la maggior parte degli utenti, di cui la stupidità o la irrilevanza dei temi è funzionale.

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. 8 Aprile 2009
Articolo scritto da GiodeG

Barack Hussein Obama, il 44esimo presidente degli USA, può venire considerato un po’ come una rivoluzione. Lo ha dimostrato in temi come la sicurezza e la politica estera (attraverso il piano del ritiro delle truppe dall’Iraq e l’ordine di chiusura del carcere di Guantanamo), la politica interna (Obama ha ribadito il suo sostegno alle leggi sull’aborto e al riconoscimento in tutti gli Stati del matrimonio fra persone dello stesso sesso) e ora anche per quanto riguarda l’ambiente. Infatti Obama ha messo in subbuglio l’intera amministrazione energetica, lasciatagli in custodia da George W. Bush.

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. 25 Marzo 2009
Articolo scritto da redazione

Spesso si sente dire che molti di noi ragazzi sono disinteressati e delusi dalla politica. Questo ci ha portato ad intervistare l’Assessore all’Ambiente, Sport e Coordinamento delle Politiche Giovanili Anna Patullo, per capire cosa il Comune di Bologna ha fatto per noi studenti in questi ultimi anni. Sperando così di avvicinare alcuni di voi alla politica, partendo da temi che certamente vi interessano.

Assessore, posso chiederle quali spazi il Comune ha messo a disposizione per noi studenti dal 2004 ad oggi?
Innanzi tutto, posso dirti che ho la delega al Coordinamento delle Politiche Giovanili solo da febbraio 2008, quindi la prima cosa che ho fatto è stata quella di fare una ricognizione degli spazi a vostra disposizione nella città, dalla quale è risultato che in ogni quartiere c’è una biblioteca e una sala studio, diversi centri giovanili, sportivi e sociali.

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. 7 Marzo 2009
Articolo scritto da redazione

20 anni di successi da celebrare eccome per i Public Enemy - storico gruppo Hip Hop newyorkese composto da Chuck D, Flavor Flav e Dj Terminator X (ora sostituito da DJ Lord) - ora in tour per il mondo, ad infuocare i palchi con la loro energia e le loro liriche dure e dirette, che sparano a zero su tematiche calde come la politica, l’informazione, la vita nei ghetti. 20 anni trascorsi dalla piccola rivoluzione che ha portato nell’ambiente Hip Hop un disco come It takes a nation of millions to hold us back, 20 anni passati non senza alti e bassi nella storia del gruppo ma che sicuramente hanno lasciato intatto lo stile e la voglia di comunicare di questa coppia di MC.

L’unica tappa italiana del Tour è stata lo scorso 2 Dicembre all’Estragon di Bologna. Centinaia di persone, che nell’ambiente Hip Hop non sono facili da mobilitare, hanno assistito allo splendido live con i pugni rivolti al cielo e sempre pronti a raccogliere uno scatenato Flavor Flav che a più riprese si è gettato dal palco direttamente sulla folla. Il concerto è una vera e propria celebrazione del celebre album, tutte le tracce sono state interpretate live, dalla prima all’ultima. E in più tutti i classici del repertorio, non solo cantati dal vivo, ma spesso anche accompagnati dalla loro band (basso, batteria e chitarra), fatto anche questo non solito per i gruppi che fanno Rap.

Particolare anche il salto di età e la varietà del pubblico: dai sedicenni che si avvicinano ora al Rap e lo fanno apprezzando i gruppi classici della Old School, ai ventenni navigati del genere, a quarantenni - anche vestiti in modo da non passare inosservati tra felponi e beggie - ragazzi ai tempi della nascita del gruppo e rimasti fan fedeli negli anni.

Rime esplosive, spirito di lotta, di amore e di fratellanza e tanta voglia di trasmettere hanno unito MC e pubblico bolognese in un live straordinario. Fight the Power!

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. 5 Dicembre 2008
Articolo scritto da paolosansone

Tornato dall’imprevista spedizione cinese abbiamo rintracciato il giovane fiorettista bresciano: lasciandosi alle spalle veleni che lo hanno toccato nelle ultime settimane, lo troviamo rilassato (anche troppo, dato che ha mancato l’appuntamento di un’oretta e mezza, forse per colpa della sveglia che non suona spesso in questi giorni di vacanza). Ci ha parlato dei suoi progetti presenti e futuri, senza rinunciare a qualche… stoccata.
Su BLOGmag.it pubblichiamo, con molte parti inedite, l’intervista esclusiva pubblicata sul numero 20.

Stavi con un piede sull’aereo per un viaggio into the wild nelle foreste canadesi e hai dovuto virare per Pechino. Dacci il tuo bilancio di questa olimpiade inaspettata.
Personalmente è stata una grandissima esperienza. Purtroppo per vari motivi non sono riuscito a salire sul podio, ma pur non essendo rientrato con un’altra medaglia al collo il bilancio è più che positivo. Scendere in pedana contro gli altri grandi del fioretto è sempre un’occasione per crescere, professionalmente e psicologicamente. In tutti i casi è stato un anno ricco di eventi importanti dove io ed i miei compagni abbiamo potuto dimostrare il valore della scherma azzurra, dalla coppa del mondo ai campionati europei.
A proposito, Simoncelli (un altro che tira scherma, ndr) c’è rimasto male che è dovuto partire solo?
(ride) Un po’ forse sì, avevamo praticamente le valigie pronte quando mi hanno chiamato. E’ stata una sorpresa per tutti, ma ovviamente Luca ha capito che i Giochi Olimpici valevano di più di un viaggio organizzato in ritiro che si può sempre recuperare.
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. 16 Ottobre 2008
Articolo scritto da robertopisano