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Un attimo dopo avere pubblicato un post sul tema, è arrivata in redazione la notizia dell’approvazione di una mozione della Lega Nord “sull’istituzione nella scuola dell’obbligo di classi riservate agli alunni stranieri che non parlano o parlano poco la nostra lingua” in apposite classi “d’inserimento”.
La proposta del leghista Roberto Cota è passata con solo venti voti in più rispetto ai “no” e dopo numerosissime polemiche. Infatti le classi riservate agli alunni stranieri sono state prima denominate “classi ponte”; questa terminologia però non è piaciuta neanche a diversi esponenti della maggioranza che hanno sottolineato l’intenzione di questa mozione: favorire l’ingresso degli studenti stranieri nelle classi normali piuttosto che “autorizzarlo”.
E’ probabile, a questo punto, l’istituzione di alcune prove d’ingresso per gli studenti stranieri che arrivano in Italia, soprattutto sull’italiano: se passano queste prove possono andare in classi “normali”, altrimenti verranno collocati insieme ad altri stranieri nelle classi “d’inserimento”.
L’opposizione è insorta, Fassino del PD parla di “discriminazione nella scuola”; la Lega risponde con le parole di Roberto Cota, primo firmatario della mozione che assicura che la sua proposta “serve a prevenire il razzismo e punta a realizzare una vera integrazione”.
Senza prendere posizioni politiche, noi ci chiediamo: questo provvedimento è davvero ciò che serve per realizzare un vero e proprio melting pot di culture?
L’integrazione è un tema che dà un sacco da parlare ai politici: di qua e di là, ognuno si prodiga in dichiarazioni avvitate carpiate per non dire quello che pensano. O almeno per dirlo in modo che nessuno capisca quello che stanno dicendo. Vanno regolarmente a finire in botta e risposta in una escalation di metafora in metafora, al limite del ridicolo. Ed ogni tanto capita che ci escono delle proposte assurde, così assurde che entro 24 ore arriva regolarmente il “sono stato frainteso”. Il genio stavolta è un esponente del Partito Democratico della Lombardia: perchè non porre – dice il politico – un limite del 20% di stranieri in classe? Proviamo a cercare le buone motivazioni per questa esternazione: probabilmente si vuole evitare in questo modo di creare delle “classi ghetto”, dove è massiccia la presenza di stranieri così come a volte si creano classi di serie A e classi di serie B. Cerchiamo di omogeneizzare quindi gli alunni, come se gli immigrati fossero un tot di litri di veleno e quindi, maggiore è l’acqua nella quale lo diluiamo, meno pericolosa sarà la miscela. C’è da dire che la politica italiana ci ha abituato a esternazioni ben più clamorose – ed azioni ancor più eclatanti. Ma certo, uno si aspetta certe proposte da una determinata parte politica. Che forse sorprendere gli elettori faccia parte di una nuova tattica vincente – magari come quella di non nominare l’avversario – messa in campo dal PD?
Tommaso Tani
(Sul numero 20 di BLOGmag un’interessante articolo sull’integrazione degli stranieri in Italia)


