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Borncelona è la novità editoriale sbarcata a Barcelona, un po’ agenda, un po’ guida culturale, nata dall’estro di un collettivo di ragazzi che hanno qualcosa a che fare con il Born, quartiere a sud della capitale catalana. Un barrì dinamico ed orgoglioso delle sue contraddizioni, multietnico e vivace. Passeggiarvi è fare un tuffo nel cuore della Barcelona vecchia e rimanere stregati dal suo essere quartiere di frontiera, tra le chiassose ramblas, il tranquillo Eixample e la Barceloneta con le sue spiagge. A raccontarlo è una redazione cosmopolita almeno quanto i suoi abitanti: Elena e Claudio dall’Italia, Tatiana ed Elisa dalla Spagna, Luis dal Messico, con le foto del barceloneta Raimundo e la grafica del brasiliano Ricardo. Una piattaforma per raccogliere le energie di quest’angolo della città, una vetrina per pubblicizzare le attività e gli eventi, ma perchè no i negozi ed i personaggi che lo popolano. Così conosciamo Juan, autodefinitosi un “figlio” del Born, erborista da più di vent’anni nel cuore della città, o Richard, pittore londinese di passaggio. O i tanti Born nel mondo, ipotetici fratelli per atmosfera e storia, tra cui troviamo anche un tocco d’Italia grazie al gemellaggio con il Pigneto di Roma. Largo infine ai contributi dei lettori che possono inviare suggerimenti e pubblicare le loro opere d’arte.
Borncelona è distribuito gratis nei locali del quartiere. Una buona idea editoriale, che non ispiri altri colleghi dalle nostre parti?
Quando si dice strada non si pensa solo al percorso che si fa per andare da qualche parte. La strada è prima di tutto un luogo, un luogo dove accadono cose, si incontrano persone, si fanno esperienze. I ragazzi di una volta, “quando non c’era la plei stescion” direbbero i nostalgici, in strada ci giocavano, si riunivano, crescevano. E ancora oggi ci sono posti del mondo dove questa descrizione rimane veritiera, come ad esempio i sobborghi di tante metropoli statunitensi e non; in posti come quelli, la strada è l’unico posto dove puoi vivere ed è la cultura della strada a formare i ragazzi: a volte si tratta di violenza e crimine, a volte si tratta di qualcosa di diverso. Strade come queste sono la culla di frammenti di cultura che fanno ormai parte del nostro immaginario collettivo, ma che non si sono mai integrati del tutto: hip hop, skating, writing, breakdance, parkour, ma anche tante altre forme moderne e prettamente urban di espressione.
Una grande parte del movimento della cultura street è legata all’arte, in tante diverse accezioni. Il writing certamente la fa da padrone: il grigiore delle periferie, a partire dalla fine degli anni Settanta, non è stato più lo stesso grazie ad alcuni pionieri che si sono armati di bombolette spray e hanno iniziato a trasmettere il proprio nome attraverso splendidi graffiti e con tanti stili diversi, sempre in evoluzione. Nonostante le critiche da parte di chi vorrebbe città incolori e pulite, la cultura del writing è in continua ascesa e, partendo dalla strada, è in grado di influenzare il mondo della pubblicità e del marketing. E dagli spray si è passati poi a sticker, sculture, stencil e a tutta la famiglia della street art.
Spesso si sente dire che molti di noi ragazzi sono disinteressati e delusi dalla politica. Questo ci ha portato ad intervistare l’Assessore all’Ambiente, Sport e Coordinamento delle Politiche Giovanili Anna Patullo, per capire cosa il Comune di Bologna ha fatto per noi studenti in questi ultimi anni. Sperando così di avvicinare alcuni di voi alla politica, partendo da temi che certamente vi interessano.
Assessore, posso chiederle quali spazi il Comune ha messo a disposizione per noi studenti dal 2004 ad oggi?
Innanzi tutto, posso dirti che ho la delega al Coordinamento delle Politiche Giovanili solo da febbraio 2008, quindi la prima cosa che ho fatto è stata quella di fare una ricognizione degli spazi a vostra disposizione nella città, dalla quale è risultato che in ogni quartiere c’è una biblioteca e una sala studio, diversi centri giovanili, sportivi e sociali.



