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“Dottore, chiami un dottore!” La maniera in cui è stata affrontata dai media (e non solo) la pandemia legata all’influenza suina (oppure influenza A? O forse H1N1?) non è stata delle migliore: allarmismi - in parte anche dovuti, per carità -, poche vere informazioni e tanta, tanta confusione.
E’ stata ovviamente tirata in ballo anche la scuola: i pediatri e altri soggetti non meglio identificati parlano di inizio delle lezioni rimandato per contenere la diffusione del virus. Idea che (escludendo la comprensibilissima voglia di farsi qualche giorno di vacanza in più) appare un po’ balzana: allora perchè non chiudere i supermercati, i locali o i negozi, anch’essi luoghi dove oggettivamente si incontrano un sacco di persone?
E mentre ci informano del fatto che il virus potrebbe colpire un italiano su tre e che la fascia d’incidenza maggiore del virus è proprio quella tra i 7 mesi e i 27 anni, arriva la precisazione del viceministro alla salute, Fazio. Che precisa: visto che l’epidemia ha rallentato, non ci sarà una chiusura delle scuole generalizzata, ma si prenderà in considerazione soltanto l’ipotesi di “chiusure mirate”, ossia il blocco delle lezioni per un breve periodo di tempo di determinate classi o sezioni maggiormente colpite dal virus. E agginge: il picco massimo dell’influenza A sarà raggiunto durante le vacanze di Natale.
Oltre al danno la beffa, quindi: non solo la scuola inizierà puntuale, ma non ci si farà nemmeno qualche giorno di vacanza a casa con l’influenza!
C’eravamo lasciati, qualche tempo fa, con il dato fornito dal primo 10% degli scrutini: aumento dei bocciati rispetto al precedente anno e il ministro Mariastella Gelmini che parla di “ritorno alla scuola del rigore e dell’impegno, a quella scuola che prepara i ragazzi alla vita”. A parte che, non ce ne voglia il Ministro, non è sempre detto che a tal voto in pagella corrisponda uno stile di vita…
Ad ogni modo, questi dati sono stati freddamente smentiti dai numeri finali: il numero di bocciati alle scuole superiori si è mantenuto stabile passando dal 13,8% dello scorso anno scolastico al 13,6% di quest’anno. Saranno pochissimi, invece, come l’anno scorso (0,53%), gli studenti di terza media a non mettere piede nei licei o negli istituti: solo lo 0,45%.
A nostro modo di vedere, questo non vuol dire che ci siano stati miglioramenti o che la scuola funzioni peggio rispetto all’anno precedente; forse ci sono soltanto annate più o meno fortunate, con ragazzi più o meno studiosi. Certo è triste e superficiale giudicare, sia in una maniera che nell’altra, l’impegno di soggetti unici e tutti speciali, nel loro piccolo, con dati così generici.
Gli esami si avvicinano, finalmente: invece di pensare ai terribili momenti di terrore che potranno passare, per poche ore, i ragazzi delle quinte, ci piace pensare al fatto che tra al massimo un mese saranno tutti, finalmente, liberi. Che soddisfazione!
Tra tutte le novità dell’anno (media del sei, più punti di credito e le prove scritte decisamente più avanti nel mese di giugno rispetto alle annate passate) e i casi da giornali (come la ragazza ucraina che stava per non essere ammessa all’esame perchè clandestina - nonostante avesse già il diploma nel suo paese), rimane comunque una forte attesa: noi possiamo consigliarvi di dare una ripassata a BLOGesami 2009 (se non l’avete trovato a scuola potete pur sempre sfogliarlo qui!)… impegna poco e cambia l’esame… in meglio!
“Si fumano spinelli nella tua scuola?” “Io no, ma so che qualcuno fuma in bagno”.
Dopo l’ennesimo caso, che si tratti di bullismo, droga nelle scuole o xenofobia tra ragazzi, l’ennesimo telegiornale a caccia di capri espiatori intervista il teenager di turno, riprendendolo dalle Converse fino alle spalle.
E poi servizi e articoli sull’aumento dell’uso di alcol tra i minorenni, sulle stragi del sabato sera, su ragazzi che trascorrono le serate a stordirsi in discoteca. Tristi realtà, ma pur sempre marginali. Gli studenti o sono tutti di sinistra, o sono fattoni, o riottosi oppure sono a caccia di pretesti per non andare a scuola. Talmente tanti stereotipi che alcuni cozzano tremendamente tra di loro.
Trascorsa ormai da molto l’era dei cartoon, spesso facendo zapping tra i canali ci rendiamo conto che la tv non è proprio come la desideriamo; anzi, la fascia d’età tra i 13 e i 19, non si è ancora capito per quale oscuro motivo, non è ben rappresentata, informata e coccolata dalle tv. Se forse sulla carta stampata o, ancora di più, sul web il teen è in grado di destreggiarsi, di informarsi, di comunicare, di rappresentarsi e di essere rappresentato, questo non succede con uno dei mass-media più seguiti in Italia: la televisione. Perché? Una risposta ai nostri quesiti ce la fornisce Luciano Ghelfi, stimato scrittore e noto giornalista Rai.
Quali sono gli errori attribuibili al mondo del giornalismo per quanto riguarda il trattamento dei più giovani?
Complessivamente il mondo dell’informazione e della comunicazione vede i più giovani quasi esclusivamente come consumatori. La pubblicità è molto attenta ai teenager, perché quella del teen è una fascia d’età che spende e fa spendere soldi; al contrario, il mondo del giornalismo sostanzialmente li ignora del tutto. Questo si riscontra nei palinsesti, in particolare in quello Rai, dove non sono presenti particolari programmi dedicati: o sono per ragazzi più piccoli, o per adulti.
“Genitrice, sono al vespasiano con la cnissoregmia, ho il tafanario impillaccherato e subodoro eziandio un miasma inverecondo, financo esecrando. Addurresti compitamente carta igroscopica?”; non è l’incipit dell’ultimo saggio pubblicato dall’Accademia della Crusca, bensì un modo come un altro per farsi soccorrere qualora in bagno finisse la carta igienica. Tutto ciò non tanto per puntualizzare come, anche in infime circostanze, possiamo attingere a un registro elevato, ma piuttosto per segnalare l’esistenza di parole “a rischio d’estinzione”. Purtroppo infatti, come tutte le cose, anche la lingua subisce il flagello del tempo e del consumo e si usura e si spegne, perdendo sfumature e tonalità e immiserendosi a pochi, grami concetti. Ma disgraziatamente siamo proprio noi ragazzi, con la nostra ignoranza della lingua italiana, i più famigerati (quantunque inconsapevoli) assassini di parole, assassini di pensiero.
Tra i portici del centro storico di Bologna questo mese troviamo un altro gruppo del panorama musicale emergente, loro sono i Bradisisma, cinque ragazzi che nonostante la loro carriera sia appena cominciata hanno già suonato su palchi abbastanza importanti. Il loro nome indica un fenomeno legato al vulcanismo che provoca un abbassamento o un innalzamento del livello del suolo in seguito allo svuotamento o al riempimento di una camera magmatica nelle vicinanze. Abbiamo incontrato questa giovane band per farci raccontare da loro che cosa li accomuna ad un vulcano…
Chi sono i Bradisisma?
I Bradisisma nascono nel 2007 dalle ceneri del vecchio gruppo di Alessandro Cucaro (voce e tastiere) e Manuel Cucaro (batteria) a cui si sono aggiunti Lorenzo Perrucelli alla chitarra e Andrea Turone al Basso. Dopo vari live si è rivelata l’esigenza di trovare un secondo chitarrista e così si unisce alla formazione anche Mattia Pirone.







