Ultime news - sam worthington
Come resuscitare una saga trucidata dal suo terzo, insulso, capitolo. Con gioia si ignora completamente un John Connor sfigatino e un T-800 ormai troppo vecchio per risultare credibile per portarsi una bara carica di armi su una spalla mentre con l’altro braccio prende a fucilate top model killer, e si viene catapultati dalla fine di Terminator 2 nel fatidico futuro in cui le macchine sono alle prese con lo sterminio del genere umano. Il gracile ragazzino dall’infanzia più traumatica del mondo si è trasformato in un Christian Bale decisamente irsuto ma indiscutibilmente figo, alla guida morale e militare della resistenza, affiancato dalla dolce mogliettina gravida e comandato dalla più classica gerarchia di vecchi rompipalle. E se noi tutti ci aspettavamo un John Connor eroe assoluto dalla scintillante armatura, ecco che compare un altrettanto fascinoso comprimario, per la gioia di tutte le fidanzate trascinate in sala: un po’ macchina e un po’ uomo, con occhi da cucciolo, pettorale possente e bene in vista e la sua incontenibile tendenza al sacrificio mista al passato tenebroso, che rendono lo sconosciuto Sam Worthington co-protagonista a tutti gli effetti. L’incontro-scontro fra i due è inevitabile, perchè anche se li accomunano gli stessi nobili sentimenti (tra i quali spicca la vendetta, che troppo buona non è, ma nei film ha sempre un’ottima resa), due galli in un solo pollaio non possono andare troppo d’accordo. Un altro aspetto apprezzabile è che, pur non mancando la parte sentimentale/morale, il patetico viene evitato con gran classe grazie ad incursioni ed esplosioni varie piazzate ad arte, o anche solo semplici cambi di scena per la serie “tagliamo corto con ’sta menata e torniamo a fare del polverone”.
Ma diciamocelo, il film non si regge solo sulla trama: le scene sono impreziosite da riprese da videgioco, con soggettive e telecamere che rotolano dietro all’azione, luci perennemente filtrate in colori freddi e una massiccia dose di effetti speciali, ma senza prepotenza. Abbondano le citazioni, in primis dei capitoli precedenti: l’ormai non più attore Schwarzenegger compare il digitale nella sua versione originale di killer di umani e viene sconfitto in modo molto simile al suo predecessore/successore (si sa, in questa saga la linea temporale è un tantino confusa) T-1000 di Terminator 2. Per poi non parlare del robottone in stile Transformers che rapisce umani vivi come i tripodi de La Guerra dei Mondi per trasportarli al quartier generale di Skynet, che assomiglia in modo impressionante alla Città delle Macchine di Matrix. Tributi o scopiazzamenti, non saprei, ma la fantascienza ben fatta è una tale rarità (anche se ha ripreso un po’ di lustro proprio grazie al colossale Transformers) che è meglio non essere troppo puntigliosi. Finale che più che aperto si può definire spalancato, che spiana la strada a uno o più ulteriori sequel, sperando che non faccia la fine di Matrix.

