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“Per le scuole di ogni ordine e grado l’anno scolastico ha inizio dopo il 30 settembre”
Questo il testo della legge presentata al Senato da Giorgio Costa, senatore in forza al Pdl. Oltre che a battere tutti i record di brevità della legge italiana, significherebbe tornare alle lunghe vacanze degli anni ‘60, quando si tornava tra i banchi solo quando il calendario segnava ormai Ottobre.
Stavolta il solitario politico che ha presentato questo disegno di legge, non aveva alcun intenzione di migliorare l’apprendimento degli alunni o semmai di disegnare un miglior calendario scolastico. Niente di tutto ciò. Infatti, secondo Costa, far ricominciare la scuola a Settembre interrompe le vacanze estive “in anticipo su quello che dovrebbe essere il calendario naturale e metereologico” della stagione: questo comporterebbe la chiusura delle attività balneari troppo presto, causando una forte riduzione dei guadagni degli stabilimenti e una disoccupazione maggiore tra gli stagionali assunti.
Insomma, risolleviamo l’economia della Riviera facendo fare un mese di vacanza in più ai ragazzi. Ma l’intrepido Senatore ha pensato alle famiglie che dovranno “gestire” un mese in più i loro figli mentre tutte le attività sono ricominciate regolarmente? E se, per caso, in quel mese gli studenti non andassero ugualmente al mare? Un’eventualità rischiosissima per i calcoli economici di Costa.
Senza contare poi i problemi che si verrebbero a creare sugli stessi calendari scolastici: ritardando l’apertura, i Presidi saranno costretti a lasciar aperte le scuole fino a Giugno inoltrato, in strutture che difficilmente sono “attrezzate” per il grande caldo delle città: immaginate di essere nella classe gli ultimi giorni di Giugno, alle 13:30 a fare lezione. L’inferno. In più, saranno notevolmente ridotti, se non azzerati i giorni festivi all’interno dell’anno scolastico: permane l’obbligo dei 200 giorni minimi per la sua validità e se si tira la coperta da un lato, inevitabilmente lascerà scoperto l’altro.
Staremo a vedere se, magari durante le vacanze estive, il Senatore Costa riuscirà a trovare una soluzione a tutti questi problemi…
C’era una volta: una vita da Erasmus, con festini sul Pont des Arts, libertinaggio da vero francese del XVII secolo, e una vita mondana da far invidia alla peggiore delle Party Girls. C’è ora: una vita da lavoratore, con oneri ed onori completamente agli antipodi della vita precedente. Cristina ha vissuto la prima fase l’anno scorso, e si ritrova ora nella stessa città, il taglio di capelli un po’ cambiato e un coraggio da vera leonessa metropolitana. Si chiama Cristina Di Tommaso e ci racconta tutto così, a ruota libera. Perchè non è facile partire e ricominciare da zero, di nuovo.
Laura Scarpa è un’autrice di fumetti che ha iniziato a indagare la quotidianità nel fumetto già negli anni ottanta, disegnando per “Linus“, “Alter“, “Orient Express“, “Corriere dei Piccoli“, “Snoopy“, “Ragazza in“, “Lupo Alberto Magazine“. E’ anche direttrice della rivista “Scuola di fumetto” e della neonata “Animals“. L’insegnamento e la didattica del fumetto hanno costituito una parte importante della sua attività. È autrice dei saggi “Praticamente fumetti” e “L’arte della sceneggiatura“.
Le abbiamo fatto qualche domanda riguardo al mondo dei fumetti e a come affaciarvisi. Continua a leggere…
New-style Gelmini: dopo circa il 10% degli scrutini (e quindi delle pagelle) delle superiori, vengono già diffusi i primi dati su promozioni e bocciature. Se queste informazioni fossero realistiche anche per il resto degli studenti italiani, si andrebbe incontro a un aumento non indifferente delle bocciature e delle non ammissioni all’esame di stato (il numero di ognuno è per ora cresciuto dell’1,6%).
Una comunicazione forse un po’ terroristica da parte del Ministero dell’Istruzione, che però assicura (con le parole del ministro Gelmini): “Non è mai bello che un ragazzo perda l’anno però io credo che questo aumento delle bocciature stia a significare il ritorno ad una scuola dell’impegno, ad una scuola del rigore, ad una scuola che prepara i ragazzi alla vita”. L’Italia si è come sempre divisa in due: quelli a favore di una scuola del rigore e quelli, come ad esempio i pedagogisti, che vedono nella serietà e nell’inflessibilità una delle maggiori cause dell’abbandono scolastico.
Riassuntone: è stato bocciato il 15,4% degli studenti dalla prima alla quarta degli istituti che hanno già comunicato i dati; una percentuale molto alta è invece quella dei non ammessi all’esame di stato: sono quasi il 6% sul totale dei ragazzi di quinta. Ma restano comunque dati parziali.
Dopo il taglio di 8 milardi (e 134.000 posti di lavoro nei prossimi tre anni) alla scuola pubblica, arriva una serie di decisioni della Camera (si parla di mozioni approvate dalla maggioranza ed anche da parte dell’opposizione) che non mancheranno di far discutere.
Prima di tutto, si chiede al Governo di “incrementare le risorse” destinate alle scuole paritarie, facilitando e promuovendo “le condizioni per l’effettiva libertà di scelta educativa delle famiglie fra scuole statali e paritarie”. Ciò significa: rendere più simili le scuole private a quelle pubbliche, creando per esempio buoni scuola per la copertura dei costi di iscrizione e di frequenza nelle paritarie, sostenendo detrazioni fiscali a favore delle famiglie che iscrivono i figli in queste scuole (con ulteriori agevolazioni per famiglie con redditi molto bassi).
In secondo luogo, si è chiesta la restituzione dei 13,4 milioni tagliati alle private dalla precedente Finanziaria (che, inizialmente, doveva togliere alle paritarie 133,4 milioni di euro).
Bisogna capire cosa deciderà il Governo in vista della prossima Finanziaria, considerando che il ministro Tremonti, l’anno scorso, si era trovato in difficoltà per quanto riguarda i finanziamenti alle scuole paritarie. Per alcuni dell’opposizione e per parecchi al di fuori delle “mura” governative sarà comunque di certo fastidioso vedere le scuole paritarie equiparate a quelle pubbliche.
Da martedì 7 aprile sarà in tutte le scuole il nuovo numero di BLOGmag, uscita numero 23 in cui la copertina (curata dal belga GianFranco Leroy) e il tema principale saranno dedicati al “personalizzare”. Scopriremo perchè si customizzano i propri beni personali (con un’intervista a un importante professore di Psicologia) e quali sono le modalità di personalizzazione più divertenti.
Cosa succederebbe se ci si svegliasse tutti i giorni più tardi per andare a scuola? Proveremo a capirlo, esplorando il mondo scolastico anche con il nuovo regolamento del Governo e le news dalle consulte d’Italia. Uno sguardo alla situazione delle nuove tecnologie nel nostro Paese, tra nucleare e Alta Velocità, e al mondo che ci circonda volando dagli stati europei al Madagascar. Spazio anche all’hi-tech, con un approfondimento su tutto ciò che ha riguardato Facebook negli ultimi mesi e una particolare top 10 su tutto ciò che doveva migliorarci la vita e che invece…
Ci saranno inoltre le consuete rubriche di musica (tra electro scandinava e pop italiano), cinema (con l’evento targato Dragonball) e sport, dove scopriremo il nuovissimo calcio freestyle, una competizione fatta tutta di trick e acrobazie spettacolari. Per chi vuole divertirsi davvero poi, spazio al test tutto cartoon e alla seconda puntata del gioco dell’anno!
Quando si dice strada non si pensa solo al percorso che si fa per andare da qualche parte. La strada è prima di tutto un luogo, un luogo dove accadono cose, si incontrano persone, si fanno esperienze. I ragazzi di una volta, “quando non c’era la plei stescion” direbbero i nostalgici, in strada ci giocavano, si riunivano, crescevano. E ancora oggi ci sono posti del mondo dove questa descrizione rimane veritiera, come ad esempio i sobborghi di tante metropoli statunitensi e non; in posti come quelli, la strada è l’unico posto dove puoi vivere ed è la cultura della strada a formare i ragazzi: a volte si tratta di violenza e crimine, a volte si tratta di qualcosa di diverso. Strade come queste sono la culla di frammenti di cultura che fanno ormai parte del nostro immaginario collettivo, ma che non si sono mai integrati del tutto: hip hop, skating, writing, breakdance, parkour, ma anche tante altre forme moderne e prettamente urban di espressione.
Una grande parte del movimento della cultura street è legata all’arte, in tante diverse accezioni. Il writing certamente la fa da padrone: il grigiore delle periferie, a partire dalla fine degli anni Settanta, non è stato più lo stesso grazie ad alcuni pionieri che si sono armati di bombolette spray e hanno iniziato a trasmettere il proprio nome attraverso splendidi graffiti e con tanti stili diversi, sempre in evoluzione. Nonostante le critiche da parte di chi vorrebbe città incolori e pulite, la cultura del writing è in continua ascesa e, partendo dalla strada, è in grado di influenzare il mondo della pubblicità e del marketing. E dagli spray si è passati poi a sticker, sculture, stencil e a tutta la famiglia della street art.






