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Dicono che dietro un uomo di successo ci sia sempre una grande donna… peccato che le regole dell’amore non seguano quelle dell’aritmetica, così, in barba alle proprietà matematiche sembra che dietro ad una grande donna ci siano invece tanti mariti con tante tante amanti davanti! Ancora una volta l’esempio più lampante ci viene da Hollywood: secondo le statistiche delle ultime 12 attrici che hanno vinto l’Oscar, 8 hanno rotto con i rispettivi partner. Ecco com’è andata.
È vero, le regole sono fatte per essere infrante. Ma nel labirinto dei sentimenti, a volte, infrangere le regole significa infrangere l’amore. E allora? Come comportarsi? A Hollywood amore e regole non sono mai andati di pari passo…
L’amore ai tempi della Formula Uno
Nicole Scherzinger, leader delle Pussycat Dolls, è una di quelle rare creature che sin dalla nascita hanno fatto bingo vincendo la lotteria genetica: bella, sexy e pure brava a cantare e ballare. Un mix esplosivo che non ha lasciato indifferente il campione di Formula 1 Lewis Hamilton. Così, da quando i due hanno iniziato a fare coppia fissa, il gossip ha tinto di rosa le grigie piste della formula 1. Ai giornali e alla coppia i motivi per far parlare di sé non sono mai mancati: tra tira e molla e riappacificazioni fulminee, la relazione è stata un vero e proprio circuito percorso a tutto gas tra curve pericolose e soste ai box. L’ultimo pit stop, però, sembrava aver decretato la fine della corsa per i due. Questo prima che Nicole presentasse a Lewis l’ultima chance per tornare in pista con lei: un famigerato decalogo di regole da seguire scrupolosamente. Regola numero 1: niente telefono (o blackberry) durante le cenette romantiche. Regola numero 2: Basta dichiarazioni pubbliche sui giornali. Regola numero 3: più telefonate romantiche durante il giorno. Insomma, impossibile lasciare spazio a fraintendimenti ed equivoci. Chissà se Hamilton, abituato a correre a tutto gas, riuscirà a rallentare il passo e adeguarsi alle nuove rigide regole di Nicole. Del resto una pussycat doll dovrebbe saperlo che quando il gioco comincia ad avere troppe regole la corsa può diventare troppo noiosa!
Non esiste posto migliore di Hollywood per decidere di dare una nuova piega alla propria vita: tra svolte sociali, cambiamenti sessuali, trasformazioni estetiche, redenzioni e perdizioni… le mezze misure, qui, non sono mai andate di moda.
Pecorelle smarrite
Se nelle Sacre Scritture si annovera la presenza di una sola pecorella smarrita, a Hollywood il gregge è più nutrito; del resto la lana vergine, da queste parti, non è mai stata troppo preziosa. Non fanno eccezione nemmeno le verdi colline del set di Settimo Cielo, la saga decennale che ruota attorno alla famiglia del reverendo Camden. Una sorta di presepe fantascientifico con protagonista un prolifico reverendo con moglie, adepta casalinga, e prole particolarmente allergica al tema contraccettivi: sono in 12 tra figli e nipoti. In un set tanto America repubblicana anni ‘60 (al cui confronto Nonno Libero sembra la mangiauomini Carrie Bradshow di Sex and the City), le curve pericolose di Jessica Biel stonavano alquanto. Costretta nel personaggio dell’ingenua Mary Camden, Jessica sembrava Cicciolina in un convento di carmelitane scalze, mentre chiedeva alla mamma se, dopo il limone col corista del gruppo parrocchiale, sarebbe rimasta incinta. Così quando decise di dare una svolta alla propria carriera posando senza veli per una nota rivista, la produzione non reagì particolarmente bene. Jessica fu immediatamente silurata e gli autori si vendicarono sul suo personaggio costringendolo a quanto di più vergognoso ci potesse essere per un seguace di Settimo Cielo. Nell’ordine Mary Camden rimase incinta prima di sposarsi e dopo il perdono della famiglia (leggi matrimonio) divorziò dal marito per poi abbandonarlo con la prole. Jessica superò il trauma consolandosi tra le braccia di Justin Timberlake e a 3 anni dalla fine del telefilm è ancora l’unica dell’ex cast ad avere uno straccio di carriera ad Hollywood. La pecorella smarrita avrà pur perso la retta via, ma ha preso l’autostrada per il successo…
A poche settimane dalla sua eliminazione, Mario Spada, ex concorrente della terza edizione di X Factor nonché ex collaboratore di BLOGmag, rivela le sue impressioni e il suo stato d’animo al termine di un’esperienza di tale portata (”allucinante”, parole sue!) dandoci un prezioso spaccato di quei meccanismi che dall’altra parte dello schermo, a casa, in panciolle, probabilmente riusciamo a cogliere solo in parte.
Allora Mario, per questa volta dall’altra parte del microfono. Bruciamoci subito la classica domanda. Esperienza X Factor: bilancio?
E’ stata un’esperienza allucinante. A casa probabilmente arriva il 30% di ciò che si vive all’interno di un contesto del genere caratterizzato da un’alternanza di momenti assolutamente frenetici, in cui è richiesta la massima energia, a momenti di assoluta apatia. Dovendoci muovere solo tra lo studio, la sala prove e il loft alternavamo periodi di estrema energia a altri, in cui magari la sala prove era occupata e lo studio anche, di estrema lentezza. Non sapendo che fare a volte scaraventavamo cose per terra!
Addirittura!
Sì, ma non era una cosa negativa. È in quei momenti d’inerzia che prende vita più facilmente l’estro creativo. Avevo modo di ascoltare musica, leggere i tantissimi libri consigliatimi da Morgan. È in questo senso che credo che la noia sia arte.
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E’ stato inaugurato il 3 dicembre in Piazza San Babila a Milano, da varie autorità della città, tra cui il sindaco Letizia Moratti e il presidente Atm Emilio Catania, “BikeMI”, ovvero il nuovo servizio di bike-sharing.
Il servizio consiste semplicemente in una specie di “noleggio” di biciclette da utilizzare per i brevi spostamenti in città: la bici diventa così un nuovo mezzo di trasporto pubblico. Il progetto per Milano nasce nel 2007 dopo un’attenta analisi compiuta dal Comune su quale potesse essere il servizio più adatto per la città, nell’ambito dei lavori dell’Agenzia per la mobilità e l’ambiente.
La nuova idea per Milano sembra partire con il piede giusto: sono già 720 gli abbonati che potranno usufruire di una delle 850 bici già a disposizione per spostarsi in città tra le 66 stazioni già attivate. BikeMi ovviamente è solo all’inizio e presto, forse già entro la fine del 2008, i milanesi potranno contare su 103 stazioni e 1400 bici. Una volta ultimato il piano dei lavori, il termine è previsto per il 2011, saranno invece 250 le stazioni, tra centro città e periferia, dalle quali si potranno prendere a noleggio circa 5000 bici per consentire ai cittadini di muoversi in modo ecologico, rapido e salutare. Ma come funziona concretamente il bike-sharing? Chi intende usufruire del servizio dovrà acquistare la tessera magnetica, appositamente creata dall’Atm, che consente di accedere alle bici; ai turisti, invece, basterà comporre un numero di telefono per ricevere un codice che consentirà l’utilizzo per il tempo richiesto. Il costo del servizio è assai contenuto: l’abbonamento annuale costa 25 euro e 6 euro quello settimanale che permettono di utilizzare la bicicletta gratuitamente per la prima mezz’ora e a soli 50 centesimi per le mezz’ore successive fino ad un massimo di due ore. Il ticket giornaliero per l’uso occasionale del servizio costa invece 2,50 euro.
Il comune di Milano per dare ai suoi cittadini il miglior servizio possibile ha preso spunto da alcune grandi città europee, come Parigi e Barcellona, dove il bike-sharing è già ben collaudato. Sicuramente per una città italiana si tratta di un progetto “rivoluzionario” per quanto riguarda il sistema della mobilità urbana e Milano ancora una volta si mostra all’avanguardia in questo genere di sfide che hanno come obbiettivo principale la tutela dell’ambiente, cercando di rendere l’aria meno inquinata riducendo il traffico. Il Comune ha mostrato di credere molto in questa iniziativa visto che vi ha già investito 5 milioni di euro.
Per sapere però se BikeMi conquisterà i cuori dei Milanesi, dovremo aspettare la primavera, quando anche il termometro ci consentirà di apprezzare meglio quanto possa essere piacevole e comoda una bella e salutare pedalata.
Edoardo Grossule





