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“Si fumano spinelli nella tua scuola?” “Io no, ma so che qualcuno fuma in bagno”.
Dopo l’ennesimo caso, che si tratti di bullismo, droga nelle scuole o xenofobia tra ragazzi, l’ennesimo telegiornale a caccia di capri espiatori intervista il teenager di turno, riprendendolo dalle Converse fino alle spalle.
E poi servizi e articoli sull’aumento dell’uso di alcol tra i minorenni, sulle stragi del sabato sera, su ragazzi che trascorrono le serate a stordirsi in discoteca. Tristi realtà, ma pur sempre marginali. Gli studenti o sono tutti di sinistra, o sono fattoni, o riottosi oppure sono a caccia di pretesti per non andare a scuola. Talmente tanti stereotipi che alcuni cozzano tremendamente tra di loro.
Spesso si sente dire che molti di noi ragazzi sono disinteressati e delusi dalla politica. Questo ci ha portato ad intervistare l’Assessore all’Ambiente, Sport e Coordinamento delle Politiche Giovanili Anna Patullo, per capire cosa il Comune di Bologna ha fatto per noi studenti in questi ultimi anni. Sperando così di avvicinare alcuni di voi alla politica, partendo da temi che certamente vi interessano.
Assessore, posso chiederle quali spazi il Comune ha messo a disposizione per noi studenti dal 2004 ad oggi?
Innanzi tutto, posso dirti che ho la delega al Coordinamento delle Politiche Giovanili solo da febbraio 2008, quindi la prima cosa che ho fatto è stata quella di fare una ricognizione degli spazi a vostra disposizione nella città, dalla quale è risultato che in ogni quartiere c’è una biblioteca e una sala studio, diversi centri giovanili, sportivi e sociali.
Riceviamo questa lettera da parte di uno studente bolognese e la pubblichiamo integralmente su BLOGmag.it…
“In queste settimane di protesta della scuola nei confronti del nuovo decreto varato dal governo, e ormai diventato legge dello stato italiano, gli studenti di tutta Italia sono scesi in piazza per protestare contro una serie di provvedimenti che non sto qui ad elencare.
“Facinorosi, fannulloni e fancazzisti” – scusate l’ultimo aggettivo - sono gli appellativi con i quali ci sentiamo definire da chi è al capo di questo governo e dai giornalisti compiacenti. Ed è proprio così, noi siamo tutti una massa uniforme di studenti che ogni giorno vanno a scuola a scaldare il banco e alla prima occasione vanno in piazza a fare casino. Si perché è questa la generazione che oggi scende in piazza, una generazione che un mio professore ha definito così: “Con l’ombelico di fuori e l’Ipod sempre acceso”. Sempre questi giovani sono gli stessi che urlano per strada, fanno picchetti e occupano le scuole. Una mandria enorme di pecoroni che seguono la scia di quelli più “convinti” che, ovviamente, sono stati indottrinati a dovere dai professori “comunisti e sessantottini” che ne traggono vantaggio. C’è da fare una precisazione: questi studenti di oggi - del 2008 - sono lo specchio di quei “bravi ragazzi” che a piazza Navona hanno allegramente distrutto sedie e tavolini di un bar e messo scompiglio in tutta la piazza, e che sia chiaro: siamo noi studenti di sinistra che abbiamo distrutto tutto, noi e solo noi, l’han detto anche al Parlamento! Abbiamo fatto tutto ciò per un semplice motivo, perché vogliamo un nuovo ‘68, vogliamo andare per le strade a pestare i celerini e distruggere auto e vetrine dei negozi e creare l’anarchia! Noi vogliamo questo!

In queste giornate di mobilitazione contro la cosiddetta riforma Gelmini le informazioni volano confuse e contraddittorie. Ieri, in attesa dell’approvazione del decreto a Palazzo Madama, migliaia di studenti e professori si sono riuniti spontaneamente davanti al Senato per lanciare l’ultima istanza di protesta.
Colpisce la cronaca offerta da Curzio Maltese su Repubblica di ieri. Alcuni ragazzi del Blocco Studentesco, movimento giovanile vicino a Forza Nuova, partito di destra estrema, hanno creato un bel po’ di scompiglio sotto gli occhi degli agenti di Polizia in tenuta antisommossa schierati a poca distanza. “Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove”. Roba da organizzazione paramilitare, racconta Maltese: “attacchi ad ondate, calci e pugni accompagnati dalle urla Duce, Duce”. Le professoresse si avvicinano agli agenti chiedendo loro di intervenire, ovvero di fare il loro dovere. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. Le svastiche avvistate e gli inni uditi da alcuni sembrano addirsi poco a ragazzi di sinistra, in ogni caso picchiare ragazzi indifesi è pur sempre un reato. Il giornalista decide di seguire a distanza il drappello di “caschi neri” che circola indisturbato per la piazza e attraversa il cordone di polizia. “Lei dove va?”. Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: “Non li abbiamo notati”. Arrivano gli studenti di sinistra, un misto di ragazzi dei centri sociali e della Sapienza, hanno l’aria arrabbiata e intenzioni non certo pacifiche.



