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Rispetto al resto d’Europa, i teenager inglesi sono quelli che più abusano di alcool e droghe, provocano risse, hanno rapporti sessuali al di sotto dell’età del consenso; insomma si comportano in maniera ‘antisociale’. Così sostiene un recente studio svolto dall’Institute of Public Policy Research. Le cause imputabili variano dalla disuguaglianza sociale, che costituisce una vera e propria condanna per coloro che provengono da famiglie meno abbienti, alla scarsa quantità di tempo passato in compagnia di adulti (e qui ci permettiamo, da bravi italiani: miscredenti che non riconoscono il valore di sedersi tutti assieme attorno al tavolo ai pasti!). La ricezione di questo nuovo studio, però, non è stata scevra di polemiche: c’è per esempio chi sostiene che sia il tetro ritratto offerto dai media a peggiorare la situazione, lasciando questa generazione senza modelli e senza autostima.
Sembra questo il concetto che la Good Schools Guide (indagine pubblicata tra gli altri anche dal Guardian, condotta su 700mila alunne dagli 11 ai 18 anni) vuole comunicare a tutte le studentesse inglesi. E’ stato infatti studiato che quando la classe (e perchè no l’intera scuola) è tutta femminile le ragazze hanno un rendimento superiore rispetto a quando condividono l’ambiente di studio con gli irrequieti maschietti.
Una notizia che ha messo in subbuglio (e non poco) l’intero sistema scolastico britannico, che da tempo va verso l’eliminazione delle scuole non miste. A chi dice che le classi di maschi e femmine preparano meglio alla vita sociale che aspetta i ragazzi dopo la scuola, Janette Wallis, responsabile dell’indagine, afferma che “le ragazze studiano meglio senza la distrazione dei maschi nella stessa classe; una distrazione che non si sente solo sul piano della socializzazione e dei flirt, ma anche a livello psicologico“. Cerca di spiegare quest’affermazione Sue Dunford, preside della scuola di Kettering: “In una scuola femminile, le ragazze riescono ad andare bene in materie come matematica, scienze e fisica, discipline che qualcuno considera più prevalentemente maschili; le ragazze riescono così ad impegnarsi senza pressioni”.
Non si parla però di quando succede il contrario: come vanno i maschi a scuola quando non hanno ragazze attorno?!
Partendo dal presupposto che siamo moltissimo di parte, e che Lily Allen (nome completo: Lily Rose Beatrice Allen) ci piace proprio un casino, eccoci qui a parlare del nuovo disco della cantante ventitreenne nata nei dintorni di Londra. Dopo il successo raggiunto nell’estate del 2006 con il disco Alright, still e i successi definitivi Smile e LDN, e dopo esser diventata una figura di spettacolo a tutto tondo, la ragazza ci riprova con la faccia tosta e il talento pop di sempre.
”Non si dicono le parolacce!” Quante volte da bambini siamo stati sgridati dai nostri genitori con questa frase? Quando magari erano i primi a pronunciarle… altrimenti noi figlioletti come facevamo a ripeterle?! Magari le abbiamo ascoltate in televisione, alla radio, o forse a scuola, sul pullman, in negozi, può darsi nella piazza del paese, allo stadio…
I turpiloqui sono entrati ormai nel linguaggio comune, nel parlato di tutti i giorni e, cosa alquanto grave, i vocabolari continuano ad arricchirsi sempre più di termini osceni e di vocaboli volgari che giorno dopo giorno ascoltiamo e pronunciamo. Sempre per la buona norma dell’evoluzione della lingua secondo cui è l’uso (più che l’abuso) a fare la regola. La lingua cambia e si evolve, il parlato si confonde con lo scritto, i significati si moltiplicano, le parole si fondono, si rompono, si ufficializzano… e la volgarità cresce in modo inverosimile.
Torna il gruppo pop rock che ha fatto ballare i fan di tutto il mondo sulle note di A Weekend In The City, il loro penultimo album. Torna dopo l’estate, e dopo aver sperimentato - come molti artisti ultimamente fanno - la distribuzione del nuovo disco tramite il web.
Ispirazione Radiohead: distribuzione on-line
Intimacy (così si intitola il nuovo album, nei negozi di dischi dalla fine di ottobre) ha fatto la sua prima apparizione sulla scena musicale questa estate, quando il gruppo britannico ha deciso di distribuirlo in anteprima di un paio di mesi rispetto alla data di uscita ufficiale, sul web, in versione mp3. “I nostri discografici sono rimasti attoniti” - ha detto Kele Okereke (voce della band) - “è stato davvero divertente“. Tutti però si sono subito convinti della positività di questo gesto. E infatti i bravi Bloc Party hanno avuto anche l’appoggio della Universal, che attraverso la V2 e Cooperative Music distribuisce il disco in Europa, e della Atlantic, la loro etichetta americana.
Parlando di distribuzione via web non mancano di certo i riferimenti ad un altro gruppo che, come loro, qualche mese prima, aveva seguito la stessa strategia: i Radiohead. “Sembra proprio che dopo ‘In Rainbows’ non ci siano più regole predefinite circa questo tipo di cose” dichiara infatti Kele, aggiungendo che una volta finito l’album, non c’era nessun motivo di aspettare sei mesi per pubblicarlo. Certo è però che le differenze tra la scelta dei Radiohead e quella dei Bloc Party sono sostanziali. Questi ultimi infatti, hanno imposto sul download del disco un prezzo fisso di 5 sterline e hanno escluso dalla versione in anteprima digitale alcune tracce, presenti solo nella versione “solida” dell’album.





