Ultime news - università

Ad ispirare il titolo del libro da cui è stato tratto il film dei fratelli Coen (Non è un paese per vecchi) non è stata certo la vita notturna di molte città italiane. Molto spesso capita di vedere le vie principali delle nostre città, quelle di norma più trafficate, quelle dove pure ci sarebbero i locali della vita notturna, svuotarsi incredibilmente non appena l’ora inizia a farsi tarda. Qui e là sul territorio esistono leggi e regolamenti locali che vietano la vendita di alcolici ai minorenni, che impongono la chiusura dei locali ad un’ora fissata, che proibiscono di stazionare davanti a bar e pub per evitare gli schiamazzi. Tutto bene, ognuno ha il diritto di vedere rispettata la propria libertà, in primis i residenti delle zone più frequentate per le uscite dopo cena che a ragione chiedono quiete e decoro. Allo stesso modo, ragazzi e non che vogliono tirare tardi hanno il diritto di avere un posto in cui stare, in cui poter ritrovarsi. Esistono dei luoghi dove potersi divertire che restano aperti tutta la notte? Discoteche e night ovviamente, i locali più frequentati dai ragazzi, dove si può bere, ballare, incontrare gli amici o nuove persone; insomma, sembra risolto il problema. A ben vedere però non sono quel genere di luoghi di aggregazione di cui si sente la mancanza; ciò che manca è ben altro, manca il sentirsi padroni e protagonisti della propria città.

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. 7 Giugno 2010
Articolo scritto da paolosansone

Se essere musicista in Italia non ti soddisfa, basta fare come gli After Crash, gruppo bolognese che si è trasferito nella capitale inglese. Abbiamo intervistato Francesco Cassino, un componente della band (myspace.com/aftercrashsession).

Come siete arrivati alla decisione di andare a studiare a Londra? In che università studiate?
L’idea in realtà non ci è venuta in un momento preciso, ma è stata frutto di un processo durato diversi mesi… all’inizio dell’ultimo anno di superiori assieme all’ansia per la maturità, c’è la pressione della scelta riguardo la strada da intraprendere dopo il diploma. Eravamo nel caos più totale, senza la più pallida idea riguardo cosa fare. Certo, avevamo materie che preferivamo rispetto ad altre, ma era difficile affermare con convinzione che volessimo fare di quelle discipline il nostro lavoro e basare su un certo tipo di studi il nostro intero futuro. Così abbiamo pensato che forse sarebbe stato utile prendersi del tempo per pensarci su, piuttosto che iscriversi ad una facoltà e cambiare decisione in un secondo momento perdendo un anno intero. L’anno sabbatico a nostro personale avviso è estremamente utile, e non è una “perdita di tempo” come molti la definiscono, inoltre è un’”usanza” molto diffusa nel resto d’Europa. Così ci siamo trasferiti a Londra e dopo un anno e dopo aver passato in rassegna tutte le possibilità, abbiamo deciso di rimanere a studiare in Inghilterra, nella Hertfordshire University, dove frequentiamo il corso di composizione commerciale e produzioni musicali. In ogni pubblicità, programma televisivo, sigla di serie TV o cartoni animati è sempre presente un sottofondo musicale. Ecco, c’è gente come noi che studia per vivere di questo.

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. 16 Febbraio 2010
Articolo scritto da quasibionda

Sebbene nel Regno Unito la legge vieti la vendita di embrioni a scopo di lucro, due studentesse inglesi hanno comunque trovato la maniera di finanziare i propri studi. La soluzione è stata trovata oltreoceano: una agenzia di fertilità statunitense - la Egg Donation Inc -  ha pagato ben 6.000 e 8.000 dollari per l’acquisto degli embrioni, che sono stati poi venduti a coppie sterili statunitensi. É stato riferito che le studentesse - una di Bristol e l’altra di Birmingham - avrebbero utilizzato il denaro per finanziare il pagamento della propria istruzione. La direttrice e fondatrice della società, Karen Synesiou, afferma “Se non è possibile utilizzare il propri ovuli, si può comunque provare a dare il meglio al proprio bambino”. E data la presenza di una forte domanda negli Stati Uniti di donatori britannici, la Egg Donation Inc pianifica una più ampia campagna di pubblicità tramite i principali quotidiani britannici. L’importo pagato ad un donatore dipende dai suoi requisiti, dal suo aspetto, da ciò che la coppia sterile richiede e dalla presenza o meno di precedenti donazioni: la Egg Donation Inc chiede semplicemente ai candidati di inviare fotografie di se stessi e dei propri fratelli.

Elena Biagi
(Londra - GB)

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. 6 Novembre 2009
Articolo scritto da robertopisano

“Da grande voglio fare il calciatore”, “da grande voglio fare l’astronauta”, “da grande voglio fare la modella”. Citazioni di marketing a parte, la domanda che cosa vuoi fare da grande? gli adulti cominciano a farla presto ai piccoli della famiglia, a partire dai tempi della scuola primaria, aumentando via via la serietà con cui viene posta col passare del tempo.

Scelte e stili di vita
Arrivati a 12-13 anni, forse un po’ prematuramente, la serietà della domanda inizia a palesarsi, a causa della scelta di campo che si fa nella selezione della scuola superiore . Un po’ spaesati, un po’ indirizzati da altri, è una scelta che raramente viene fatta con piena cognizione di causa. Ancora diverso è il problema della scelta universitaria , capace di stringere maggiormente la presa sulla famosa domanda che cosa vuoi fare da grande?. Il tutto passa, o dovrebbe passare, dall’idea che ognuno ha di sé stessi e di ciò che vuole realizzare in futuro, quale stile di vita adottare. Molte volte però questa rimane una scelta sconsiderata . Secondo una statistica due lavoratori su tre svolgono mansioni che non riguardano ciò che è stato appreso nel percorso scolastico. Ci si informa e si ragiona molto di più per investire diecimila euro che per scegliere l’università da frequentare.

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. 23 Ottobre 2009
Articolo scritto da paolosansone

Almeno secondo un articolo del “Sole 24 ore”, in cui si risponde a chi accusa la scuola e le riforme del ‘68 della mancanza di una cultura del merito nel nostro paese.

A ben pensarci, scuola e università sono rimaste le uniche a permettersi di giudicare, anche qualitativamente, un individuo secondo una scala di voti comune. Una volta arrivati nel mondo del lavoro quello che conta non è più il valore individuale ma le conoscenze e le spintarelle.

In linea teorica non c’è nulla di male a rivolgersi a parenti ed amici, è perfettamente normale e non è eticamente condannabile. In un mondo del lavoro così competitivo e con così tanta offerta in eccedenza rispetto alla domanda di impieghi, è comprensibile da parte di un datore di lavoro preferire l’assunzione di persone conosciute da cui ci si aspettano meno problemi.

Il problema, in Italia, è che quelle che nel resto d’Europa si chiamano referenze qui diventano raccomandazioni. La differenza è abissale: una referenza mette in gioco la reputazione di chi la fa e garantisce l’adeguatezza della persona suggerita. Se poi l’assunto dovesse rivelarsi non adatto, allora anche colui che l’ha proposto ne risentirebbe e eventuali successive referenze perderebbero valore.

Una raccomandazione, invece, è un favore personale, non necessariamente basato sull’effettivo valore del “raccomandato”, che presuppone l’obbligo di ricambiare in seguito. Questo porta alla situazione attuale in cui la competenza non è ritenuta il criterio fondamentale per l’assegnazione di un impiego. Abbiamo uno dei migliori sistemi universitari d’Europa, ma non necessariamente i meglio preparati saranno quelli che andranno ad occupare posti di maggior prestigio.

Un altro fenomeno tutto italiano è il passaggio del lavoro da padre in figlio. Anche qui, è assolutamente ragionevole volere passare un’attività ben avviata al proprio figlio, per non perdere un patrimonio di valore. Inoltre, si presuppone che tale figlio, crescendo già all’interno dell’azienda, acquisisca più facilmente le competenze necessarie a ricoprire in seguito posizione del genitore.

Quello che non è comprensibile è la preclusione di certe professioni ai figli di “nessuno”. Prendiamo per esempio la professione medica: ogni anno scoppia lo scandalo dei test d’ingresso alle facoltà di medicina truccati per favorire i figli di dottori, scandalo che poi si sgonfia in pochi giorni e nulla cambia così che l’anno successivo si presenta la stessa situazione.

Certamente, le relazioni sono una parte importante del processo di assegnazione dei lavori in tutta Europa, è innegabile. Quello che succede in Italia, è che questo sistema soffoca il mercato del lavoro ed impedisce il ricambio necessario per mantenere competitiva l’economia.

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. 6 Ottobre 2009
Articolo scritto da quasibionda

In un periodo in cui la scena sportiva nella nostra città sembra aver perso mordente un pò in tutti gli sport, ad infiammare i cuori dei tifosi ci pensa il Football Americano con il derby (il 30 maggio all’Arcoveggio) tra le due squadre di Bologna: i Warriors ed i Doves. Saranno le colombe ad avere la meglio sui guerrieri, o i guerrieri impediranno alle colombe di prendere il volo? Abbiamo intervistato due giocatori americani delle due squadre per chiedergli questo e non solo…

 

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. 23 Maggio 2009
Articolo scritto da redazione

Rispetto al resto d’Europa, i teenager inglesi sono quelli che più abusano di alcool e droghe, provocano risse, hanno rapporti sessuali al di sotto dell’età del consenso; insomma si comportano in maniera ‘antisociale’. Così sostiene un recente studio svolto dall’Institute of Public Policy Research. Le cause imputabili variano dalla disuguaglianza sociale, che costituisce una vera e propria condanna per coloro che provengono da famiglie meno abbienti, alla scarsa quantità di tempo passato in compagnia di adulti (e qui ci permettiamo, da bravi italiani: miscredenti che non riconoscono il valore di sedersi tutti assieme attorno al tavolo ai pasti!). La ricezione di questo nuovo studio, però, non è stata scevra di polemiche: c’è per esempio chi sostiene che sia il tetro ritratto offerto dai media a peggiorare la situazione, lasciando questa generazione senza modelli e senza autostima.

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. 17 Aprile 2009
Articolo scritto da redazione